Buon Natale… a volto scoperto

2 gennaio 2011
di

Castelfranco Emilia: Natale 2010 - foto Studio's 983

Questo è il testo della mail che sabato 11 dicembre 2010 la Redazione ha inviato agli utenti della Carbonara blog:

Gentili utenti, anticipiamo la nuova regola del blog che al più presto sarà motivata nel mio editoriale di Natale. Obiettivo di questo giornale on line è fornire informazione, nonché sollecitare le opinioni degli utenti per dare vita a discussioni, anche critiche, ma costruttive. Ci sembra che, ultimamente, molti utenti sotto “mentite spoglie” e in nome di una libertà che finisce dove comincia quella degli altri, con i loro commenti siano in contrasto con questo obiettivo. PERCIO’, DA OGGI saranno autorizzati solo i commenti degli utenti anagraficamente riconoscibili e firmati con un REALE nome e cognome (verificabile), in favore di un confronto più efficace.

Ci dispiace se per colpa di alcuni abbiamo dovuto prendere questa decisione per tutti. Gli utenti già registrati che vorranno continuare ad intervenire sul blog, ma che sono registrati con un nick name, potranno inserire il proprio nome reale, modificando e aggiornando il profilo-utente.

Grazie.

Il direttore responsabile

Alessandra Consolazione

E le reazioni non si sono fatte attendere.

Partiamo dalle critiche, soprattutto giunte da chi è politicamente impegnato tra le fila dell’opposizione o dietro le quinte della stessa (ma sul blog appariva come “anonimo, semplice cittadino”). Soprattutto, ma non solo da questi, la “nuova regola” è stata vista come un intervento di censura alla libertà di opinione, diritto che, a quanto pare, non includerebbe alcun dovere.

Cito alcuni commenti contrari alla “nuova regola”:

Castelfranco Emilia: Natale 2010 - foto Studio's 983

Siamo tornati all’era del duce”; “ti sei tagliata le mani da sola”; “sono riusciti a TOGLIERCI anche questo”; “diventerà il blog di Ilario Salvatori!!!”; “sei del PD!” (Ma quante “casacche” ho indossato in un anno senza accorgermene? Dimenticavo… in questo “mondo” devi avere sempre e comunque un’etichetta sulla casacca: se scrivi di cave diventi la giornalistacivica, se pubblichi un libro-verità sei del PDL, ma se “cancelli” i nick diventi del PD… Evviva l’individualità!); “il blog si è appiattito… hai tappato la voce dei cittadini… i nick sono l’anima del blog, quella vera (scusate se ci sono anche oltre 1.000 articoli, e non solo di politica…), viva (certamente: proprio un’anima viva!), della gente comune che tante cose vorrebbe dire semplicemente, un momento di libero confronto (confronto fin troppo libero!!! E poi… tra chi?) o aggregazione (sì… proprio un momento di UNIONE) e scambio (direi proprio “alla pari”: tante facce di un unico dado “contro” chi invece ne mostrava una sola: la sua) …Nome e cognome?!? Che differenza fa oggi rispetto a prima? (appunto… che differenza fa oggi rispetto a prima? E, scusate, ma i commenti tra parentesi sono miei che, alla fine di questo articolo, firmerò con nome e cognome).

Cito anche qualche apprezzamento (Per la cronaca: PD non pervenuto, quindi… non sono stata reclutata dal “nemico”!):

“Apprendo con soddisfazione la decisione presa: da tempo il blog era diventato una specie di ring, dove durante gli “incontri” tutto era lecito nel nome di una libertà e di una democrazia ipocrita nascosta dall’anonimato” (eccesso di democrazia, direbbe una persona che conosco…); “… una decisione, forse non semplice, ma che credo renderà onore al blog e al suo modo di fare informazione, comunicazione e dibattito” (purché qualcuno inizi a fare il “primo passo”); “Hai fatto proprio bene: che commentino sui “loro” siti e ricordati: un giornalista non ha AMICI…” (e già: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo….); “Concordo, ma forse bastava il filtro ai commenti… oppure dire: la prima volta ti avviso, la seconda ti cancello…” (già fatto… e senza risultati).

E, infine, alcuni commenti “bianchi”: “nessun problema: aggiorno il mio profilo”; “attendo l’editoriale, poi valuterò”; “continuerò a dire quel che ritengo di dover dire e lo farò con la mia faccia, sperando di ottenere risposte…”; “mi adeguo”; “avevo diradato i miei accessi, ma adesso ci  tornerò più spesso e all’occorrenza dirò la mia..”.

Castelfranco Emilia: Natale 2010 - foto Studio's 983

Non metto in dubbio che i commenti facciano “la differenza”, che diano “vivacità” (siamo tutti un po’ morbosi e gli articoli su “fate”, “fantasmi”, “10 domande a…” o siparietti vari sono ancora in cima alla lista dei più letti) e che le visite ad un articolo, grazie ai commenti, lievitino: sarò una giornalista anomala (che oltre a non avere “amici”, non sa nemmeno fare i suoi interessi da editore…), ma dopo aver “sperimentato”, sono giunta a questa conclusione: la qualità prevale sulla quantità.

Fatto sta che per il momento i “click” non sono precipitati: dall’avvento della “nuova regola” continuiamo a mantenere la media dei 1.000 contatti giornalieri (stabile da settembre 2010), nuovi utenti si sono iscritti e nuovi fan facebook si sono aggiunti (995 ad oggi)… Ma è ancora presto per fare statistiche: se nessuno dovesse più leggerci perché mancano i commenti degli anonimi (e quelli firmati non fanno “colore”), vorrà dire che fino ad ora ho scritto e pubblicato inutilmente 1.000 articoli e che avrei potuto tranquillamente aprire un semplice forum (senza registrazione all’ufficio stampa del Tribunale di Modena, senza costituire un’associazione, senza cercare e trovare collaboratori, senza fare progetti, senza impegnarmi più di tanto per sostenere un’IDEA poi diventata progetto…). Ma se quegli stessi articoli stimoleranno discussioni costruttive, al punto da avviare un reale confronto e costituire anche un “ponte” con le istituzioni, allora avrò centrato il mio scopo: fare un giornalismo “di servizio” (“Voglio fare qualcosa per altre persone usando il giornalismo” di Anna Politkovskaja: citazione tratta dall’editoriale n° 4 della Carbonara blog).

Castelfranco Emilia: Natale 2010 - foto Studio's 983

Sono pronta a rimettermi in gioco…

Decidere di introdurre la “nuova regola” è stato un passo tutt’altro che impulsivo, sebbene applicata improvvisamente (ma di preavvisi ne avevo dati, eccome!): nei miei precedenti editoriali ho spesso ribadito l’obiettivo di questo giornale on line (che si chiama blog, ma si legge giornale: quante volte l’avrò “urlato”? Non bastava dirlo, però: bisognava esserlo, e questo l’ho capito “dopo”), abbiamo disquisito sul concetto di libertà, di opportunità e di partecipazione… Forse non tutti lo ricordano: perciò, per arrivare alla fine, occorre partire dall’inizio e cioè dal mio primo editoriale scritto e pubblicato il 30 settembre 2009. Titolo: “Libertà è partecipazione” (non è uno spazio libero… come cantava Gaber).

“Ci impegneremo per nutrire al meglio la creatura, affinché cresca sana e robusta, lontana dalle brutte compagnie e dalle cattive idee, con un carattere forte e deciso in grado di sostenerla… Siamo noi e voi, un vagito indipendente che incontra la voce di una città…”. Così scrivevo il 30 settembre 2009, quando l’idea è diventata “progetto”, quando dalla sua culla virtuale la “creatura” si affacciava per la prima volta al mondo reale, quando ingenuamente non esitava ad accettare caramelle dagli sconosciuti…

Ma non si cresce “dritti” senza regole, come senza criterio non si può, un giorno, pensare di volare sulle ali della libertà senza prima aver imparato a stare in piedi su questa terra. Meglio se con le proprie forze.

Senza padrini e senza padroni continuiamo ancora a ritenerci “un’opportunità offerta a chiunque abbia qualcosa da dire, da far sapere, da proporre, disponibili a confrontarsi anche con quel pizzico di ironia che il blog consente”, come scrivevo nel mio secondo editoriale, quando il carattere della Carbonara cominciava a forgiarsi, con l’aggiunta del “pepe”, cioè dei vostri commenti…

Piumazzo: Natale 2010

Ho sempre “difeso” il libero arbitrio di ognuno a voler partecipare nel modo a lui più congeniale (con il proprio nome e cognome o con un nick di fantasia): “noi siamo per prestare attenzione al quadro, piuttosto che alla cornice: la libertà di opinione è pari al diritto di replica… Perciò invitiamo tutti a partecipare, nel modo in cui ognuno scelga di farlo, per esserci piuttosto che per apparire…”.

Ma la partecipazione alla quale ho sempre auspicato non è mai arrivata: forse i primi giorni, poi via via, si è allontanata… Gli articoli venivano comunque letti e riletti tutti, i commenti c’erano (pochi, ma c’erano), i nick-name si moltiplicavano, le polemiche crescevano: gossip e informazione viaggiavano sullo stesso binario, agli occhi dei lettori si intrecciavano in un unico piatto dal sapore confuso e la mia credibilità di giornalista ovviamente ne risentiva… Ho lasciato comunque che la mia “creatura” imparasse da sola a stare al mondo, senza soffocarla, nonostante l’impegno quotidiano riposto nella parte redazionale passasse spesso in secondo piano rispetto a ciò che scrivevano i bloggers anonimi. La Carbonara blog veniva sempre più vista come “solo un blog”, snaturata dall’identità del giornale on line che, comunque, continuavo a sostenere (ma sempre con meno convinzione…), uno strumento sovversivo (e con chissà quali ambizioni politiche…) in mano ad anonimi ribelli, da me però legittimati. Risultato: interviste negate, scarsa partecipazione (nonostante i click sempre alti, in antitesi al mio orgoglio di “mamma” che invece precipitava a poco a poco). Iniziavo a non riconoscere più quella creatura come “mia” e vedevo l’obiettivo della partecipazione “a tutto tondo” sempre più lontano: non si può crescere “dritti” senza regole…

Manzolino: Natale 2010

Ho provato a lanciare un “appello”, lo scorso Natale, con una “lettera aperta a Babbo Natale”: il blog aveva solo tre mesi di vita e già era stato contagiato dalle malizie del mondo reale senza che io lo avessi protetto più di tanto. “Avvolto in questo illusorio limbo, tre mesi fa non immaginavo che il “nuovo” mondo potesse avere un moto di rotazione tanto diverso da quello – senza gravità – in cui mi ero formato come “un’idea”. Per “restare in piedi”, da subito ho dovuto imparare a camminare e troppo presto ho dovuto trasformare il mio flebile vagito in un grido da lanciare ad una città più afona di quel che credessi, ma che legge, pensa, ascolta, valuta e forse un giorno vorrà decidere – scevra da condizionamenti – di cambiare quel “moto di rotazione”… Sotto l’albero, per il mio primo Natale, mi piacerebbe trovare più individualità in questo “nuovo” mondo reale… Vorrei non essere considerato uno “strumento” sovversivo ad uso e consumo di qualcuno che mira alla pura insubordinazione, ma un veicolo di OPPORTUNITA’ per TUTTI, con un proprio carattere, condito di sale e pepe…” (così la creatura si rivolgeva “direttamente” a Babbo Natale, a dicembre di un anno fa).

Il 31 marzo 2010 è nata l’Associazione e ho iniziato a guardare “lontano”, nonostante ancora continuassi a non riconoscere del tutto MIA quella “creatura”, da quando l’avevo adagiata sulla sua culla virtuale e da quando, il 30 settembre 2009, si era presentata al mondo ricevendo 2.189 visite di benvenuto. Così avrei voluto che tornasse: con quella stessa identità di base, ma più matura, più forte, consapevole… di nuovo MIA.

E’ allora che ho introdotto la prima “nuova regola” scritta: il filtro dei commenti. E così ho motivato la scelta nel mio quinto editoriale: “La Carbonara blog non è SOLO un forum, non è solo SOLO un blog: è insieme a tutto questo e forse prima di questo una testata giornalistica…. La Carbonara blog ha l’ambizione di contribuire alla promozione della libertà di espressione e alla diversità delle opinioni, completando gli articoli giornalistici pubblicati con un “luogo” aperto a TUTTI, dove poter discutere, dove ci si incontra, dove ci si confronta, dando vita ad una comunità virtuale e spontanea … Ma, come in tutte le altre comunità, anche nella “nostra” il RISPETTO dell’altro deve coesistere in modo parallelo al diritto di esprimersi. Vivere insieme vuol dire rispettarsi…La Carbonara blog si pone come una nuova avventura nel cuore delle rivoluzioni in corso nel mondo dell’informazione, non solo per criticare, piuttosto alla ricerca di soluzioni al servizio della collettività, con anche l’intento di contribuire alla loro attuazione”.

Il 30 settembre 2010 la Carbonara blog ha compiuto il suo primo anno di vita e, per l’occasione, è stato presentato il primo progetto dell’Associazione: un libro. Dopo due mesi è stata inaugurata la stagione teatrale di Castelfranco Emilia con uno spettacolo prodotto dall’Associazione e tratto da una delle tante storie pubblicate nel blog. Si cambia, ci si stravolge, si cresce… Questa è evoluzione.

Gaggio: Natale 2010

La Carbonara Blog inizia timidamente a volare, ma continuo ancora ad avvertire “qualcosa che non va”…

Inizio a pensare che per andare avanti e ritrovare quella panacea del primo giorno, dovrei dare un’impronta più decisa alla mia “creatura”: valuto la partecipazione, inizio ad analizzare i commenti rilasciati dai bloggers (anonimi o meno che siano), la qualità scarseggia come la partecipazione (che addirittura si allontana), il mio lavoro redazionale risulta penalizzato, quasi adombrato da quell’agorà virtuale dove, nonostante il “controllo”, il “rumore di fondo” impedisce l’essere considerati un organo di informazione al pari dei giornali di carta. Sono una giornalista e non una rivoluzionaria: la Carbonara è la mia “creatura”, l’ho creata io e ogni responsabilità è dunque mia… Da qui, la decisione di calare la seconda “nuova regola”.

Avviso utenti e bloggers tramite mail e mentre do il click di invio, sento la creatura tornare “a me”, di nuovo “dentro di me” come lo era in principio…

E… adesso sto a guardare. Sta a voi cogliere o meno l’OCCASIONE di far sentire la vostra voce, di continuare a seguirci oppure no, di partecipare, di contribuire in modo sano alla sua crescita: ci siamo ampliati su San Cesario e su Spilamberto, stiamo organizzando nuove iniziative e abbiamo intenzione di continuare a “raccontare” la realtà che ci circonda, meglio se con la vostra collaborazione, finché lo vorrete… Progetti e prospettive non mancano: sulle mie spalle non vedo fili, ma lo spuntare di piccole ali…

Castelfranco Emilia: Natale 2010 - foto Studio's 983

Sul lato sinistro del blog c’è un “timido” forum, quasi ignorato, dove potrete intervenire anche con un nick name, ma sempre con criterio: in questa sezione ci riserviamo comunque il diritto di governare le discussioni, che saranno liberamente proposte da voi, vicine ma “lontane” dalla parte riservata alla Redazione e agli utenti che vorranno metterci “la faccia”.

Gli ingredienti della Carbonara sono stati rimestati, ma la ricetta è sempre quella: è cambiato solo il piatto, che non ha alcun colore, è trasparente.

La Redazione augura un sereno Natale e un felice anno nuovo a tutti gli utenti, regalando uno strappo alla nuova regola: sotto questo articolo saranno autorizzati i commenti di tutti, anche e soprattutto degli anonimi che per oltre un anno mi hanno accompagnata in questa “crescita”. E che dunque ringrazio.

Il direttore responsabile

Alessandra Consolazione

auguri dalla Carbonara blog

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18 risposte a Buon Natale… a volto scoperto

  1. Manuel Vaccari
    22 dicembre 2010 at 08:46

    Ottima decisione …. e Buon Natale a tutti gli uomini di buona volontà.

    Manuel

    • EN
      22 dicembre 2010 at 13:35

      anche alle donne!!!

  2. Bastiano
    22 dicembre 2010 at 11:17

    la nuova regola nn mi piace xchè o questo è un blog, e allora i nick ne sono parte integrante oppure è un giornale on-line dove come su tutti i giornali c’è l’apposito spazio per le lettere dei lettori dove eventualmente qualcuno della redazione da una risposta. Secondo me nn si può essere un via di mezzo.

    • 22 dicembre 2010 at 12:33

      Mi sembra di averlo spiegato… E’ un giornale interattivo regolarmente registrato come tale, dove c’è un direttore responsabile che stabilisce le regole (così è, anche se non le pare). L’esperimento dei nick, come già detto, si è concluso: resta comunque la possibilità di intervenire pubblicamente con le proprie opinioni, ma in modo trasparente (è la regola e ho già spiegato perché l’ho applicata). Lo spazio per le lettere dei lettori c’è, ma come in tutti i giornali, anche quelle vanno firmate.

  3. Bastiano
    22 dicembre 2010 at 14:31

    Bene, Lei è il direttore e può fare ciò che ritiene più opportuno. Allora però per coerenza cambi il nomme da La Carbonara BLOG in La Carbonara GIORNALE.

  4. luigi
    22 dicembre 2010 at 16:19

    Mi trovo d’accordissimo con Alessandra… ed ho sempre avuto fastidio nel parlare con persone che si nascondono…
    Confesso che anch’io mi son celato dietro al nik del grande SILVIO, ma mi autoassolvo come visto fare persino da un prete “ped…” in tv. (jene)
    L’ho fatto per purissimo spirito goliardico verso l’amico Ilario, che anche se distante anni luce in certe sue “elucubrazioni” ammiro ed amo per la sua coerenza e cordialità estrema e per questo mi piace un casino farlo arrabbiare… perché lui non si arrabbia mai, al massimo ti toglie il saluto…per un po’…ma poi si ricomincia a discutere e “rimbeccarsi” come prima….
    Lo trovo fantastico perché spesso mi fa capire che le cose non si possono vedere solo dal mio punto di vista e che ci sono sempre tanti modi, anche se non condivisi, di vedere e capire… e rispettare anche se opposti !

    Forse è per questo che l’uomo “parla” e non usa solo i denti o le corna come certi animali…e tantissimi “signori”…

    Gli ho dato del fumatore d’erba, e di tutto ma sempre con affetto e ridendoci sopra… al contrario di certi “politici di professione” che svolazzano nel blog anche in maniera offensiva nascosti nel proprio burqa…ideologico di castrazione, sottomissione e miseria…
    Purtroppo mi rammarico solo di una cosa del blog…
    Che tanti nostri “politici” e amministratori rifiutino il dialogo a volto scoperto, anche istituzionalmente via mail comunali, ma sono poi i primi a buttarcisi a capofitto dietro l’anonimato…
    Bellissimo monumento della loro “strisciante piccolezza”…
    Non me ne voglia il nostro Sindaco, non mi riferisco a lui, che visto nelle foto proprio al fianco del gigante (anche politicamente) Borsari è effettivamente un pò piccolo, ma grande di coraggio per quel che fa e vuole farci credere… anche se alle mail o lettere di consigli o rilievi effettuati per segnalare evidenti anomalie…proprio di rispondere non ci pensa minimamente, nemmeno con un minimo grazie od un altrettanto vaffa… anzi…zero assoluto, come se chi gli scrive fosse un deficiente…ma lo ringrazio io…per darmi poi il motivo di evidenziare il suo silenzio…con chi non la pensa come lui e sottolinearne la loro democrazia e del loro “modernissimo” PD.

    Ma sollevando i piedi per non inciampare, vado oltre per essere propositivo, come vuole la nostra splendida e geniale redattrice/giornalista e proporrei di lasciare l’anonimato, avvallando la regola che sia concesso solo ai politici di mestiere… per così poterli poi confrontare con quelli che il viso non lo nascondono e sanno mostrarsi per persone oneste, serie e capaci di stare fra la gente…per la gente, prendendosi le critiche e controbattere lealmente come visto in tanti commenti dei vari Rosi, Rinaldi, Righini, Mezzini, Zerri, Manni (mi scuso con chi dimentico) e che non si sono mai nascosti ed elogio, al contrario di chi si nasconde e minaccia “vie legali…” .
    Ben più legali sarebbero (e fortunosamente sono solo alcuni) se si adoperassero per un qualsiasi altro e più collettivamente utile mestiere, limitando i danni e disavanzi faraonici che ci stanno quotidianamente regalando… promettendo poi di teletrasportaci tutti, in un imminente e tutto loro futuro, nei vari ospedali in rete, sulla luna, marte, venere o a Sassuolo (con vista panoramica sulle gesta degli ex PCI…)…ed omaggiandoci poi col botto finale del pronto soccorso chiuso per “grazia ricevuta” solo di notte……………… caz… che ciliegina…sul tortone…

    Onore ad Alessandra, come sempre avanti anni luce dalle nostre miserie quotidiane…ed ammirevole per l’impegno, tenacia e sopportazione biblica…
    Tutti l’hanno paragonata a questo o quello ed anche io non voglio esserne da meno… per me è come…ed anche meglio… del nostro unico, inimitabile, tenacissimo ed ormai assunto in cielo fra i miti ed ancor più mitici…l’ineguagliabile e grandissimo SILVIO… pur sempre dopo Bossi…unico e vero Dio dell’universo….
    Che da Bertinotti a Fini… se li è mangiati TUTTI !!!

    Complimenti ancora Alessandra… per sopportare anche la mia naturale galoppante scemenza senile… e continuare a darci voce … col TUO CORAGGIO ed invidiabile intelligenza,
    nessun escluso, in totale trasparenza, educazione ed esemplare democrazia.

    Con infinito affetto e rispetto,
    Luigi Luppi

  5. Devid Ghermandi
    22 dicembre 2010 at 17:25

    Apprezzo la scelta del “volto scoperto” e porgo a tutti i lettori e gli utenti i miei più sinceri auguri di un sereno Natale.
    Devid Ghermandi

  6. 00
    22 dicembre 2010 at 19:43

    Parrà strano, ma pur avendo scritto con nick, mi compiaccio della scelta della redattrice. Ho sempre riportato pareri circostanziati e dati. Da anonimo qual sono, non mi sono mai rivolto in modo diretto e con fare scortese o critico verso persone reali visibili. Ho visto che spesso, invece, taluni hanno attaccato persone che scrivevano a viso scoperto approfittando della paratia dell’anonimato. Certo, è comprensibile che il nick possa dare qualche licenza in più, ma non può legittimare la denigrazione di alcuno, nè può essere una comoda copertura per le provocazioni verso che sta antipatico ad agli avversari. Se ricordiamo in quale pietoso stato di discussioni di basso rango si era ridotto un sito politico locale solo un anno fa ci rendiamo conto della qualità della scelta di Alessandra. Poi, molti di coloro che si lamentano, possono continuare a scrivere con nick in quel sito che li accoglierà sicuramente festoso e con calore. Se quella è democrazia…

  7. Malizia
    23 dicembre 2010 at 00:58

    Comprendo la scelta di sospendere l’uso di nick. Credo anche che se gli utenti debbono essere “a volto scoperto” allora si debbano firmare con nome e cognome per esteso altrimenti resterebbero comunque anonimi per i tanti che non sono addentro alla politica ed al blog. Mi aspetto, perciò, di non vedere più commenti firmati FG, AS, Luigi, Flavio, Bastiano, ecc. Per me, e per tanti altri, resterebbero comunque anonimi anche se si trattasse di nomi o iniziali veri perchè resterebbero identità comunque troppo indefinite e vaghe.
    Senza pretesa di documenti o codice fiscale… nome e cognome mi paiono essenziali.
    Mi chiedo, poi, come sarà operativamente possibile per la redazione controllare la sussistenza e la corrispondenza del nome dichiarato: si richiederanno documenti al momento dell’iscrizione o all’approvazione del primo commento? Si faranno verifiche anagrafiche? Se qualcuno creasse un account dal nome Paolo.Rossi@ecceteraeccetera.it e divenisse utente del blog col nome di Paolo Rossi, quali garanzie avrebbe un utente corretto che agisse a “volto scoperto” di non trovarsi a dialogare con un utente dall’identità virtuale? Resterebbero il disagio e lo stato di disparità di chi agendo a volto scoperto si trovasse ad interagire con chi lancia il sasso e nasconde la mano. Mi adeguo volentieri e mi congratulo per la scelta coraggiosa, ma se ci fosse spazio per i soliti furbetti si rivelerebbe inutile.

    • 23 dicembre 2010 at 09:32

      Infatti saranno autorizzati solo i commenti firmati con nome e cognome e mail verificabile (faremo i dovuti controlli su chi non conosciamo personalmente, semmai richiedendo in privato ulteriori dettagli qualora risultasse un indirizzo e-mail creato appositamente per commentare). Può restare il nick, ma alla fine del commento ci vuole la firma per esteso: meglio ancora se gli utenti già iscritti potessero provvedere ad aggiornare definitivamente il proprio profilo-utente con una semplice modifica sul nome. Solo per questo articolo (l’editoriale) vige ancora la vecchia formula, come ho scritto. Non c’è bisogno del codice fiscale..

  8. righini rosanna
    23 dicembre 2010 at 07:49

    Per una volta, ma è un caso eccezzionale, perchè è Natale e siamo tutti più buoni, sono d’accordo con il capogruppo del PD,vorrei anche approfittare di questa occasione e che questo blog ci offre, per ringraziare Alessandra del suo grande,impegnativo e onesto impegno di giornalista,e augurare un buon Natale a tuttti.
    Rosanna Righini
    consigliere PDL

  9. Giuseppe Guicciardi
    24 dicembre 2010 at 09:48

    Appoggio in toto la scelta di eliminare gli alias o i nick (come preferite).

    Gli Alias sono un classico dello spionaggio d’annata e introducono sempre lo stesso problema:
    puoi essere il mite Peter Parker che diventa l’intrepido uomo ragno, ma puoi pure essere il celebre industriale Norman Osborne che si trasforma nel perfido Goblin quando la gente meno se l’aspetta…

    Uno degli strumenti che ha diffuso il “grillo” pensiero è stata la piattaforma meetup, piattaforma che sono arrivato ad odiare cordialmente proprio per questo motivo.

    Il fatto di potersi esprimere su di un blog senza esplicitare la propria identità non esprime necessariamente un ideale di libero arbitrio.
    Scusate le metafore e i termini tecnici, il termine tecnico per definire i personaggi che operano sotto nick e che puntualmente si presentano in ogni tipo di blog di opinione, professionale, hobbystico che sia, si chiama Troll (demone sotterraneo della mitologia nordica).
    I trolls sono in grado di fare a pezzi discussioni o bozze di progetto iniziando ad argomentare sempre e chiaramente contro, a volte scagliandosi contro i propri interlocutori con una violenza inaudita.
    A questi comportamenti seguono sempre azione di bannaggio da parte del povero moderatore di turno, e l’automatica critica con reiscrizione lampo del medesimo troll che si produce in un ultimo atto di accusa di comportamento dittatoriale e antidemocratico…

    Nell’ultimo mese ho avuto un problemino di salute che mi ha tenuto un attimo sospeso, ma devo dire che mi era diventato difficile seguire le discussioni su questo blog proprio a causa dell’impossibilità di capire con chi stai interloquendo..

    Di certezze ne ho poche. Una è questa, quando ci si spende per sostenere le proprie idee, non puoi farlo a nome di toroseduto, cheguevara o rosymauro…. Lo fai con il tuo nome e con la tua faccia.
    Questo paese non ha certo bisogno di ignavi o accidiosi, e, questa è un’altra mia grande certezza.

    Se Julian Assange fosse stato un nick, sicuramente non lo avrebbero accusato di stupro, ma sono anche certo che le notizie pubblicate da wikileaks non avrebbero avuto il seguito che hanno…

    Cheers e Buone Feste a tutti (anche a quelli in incognito).

    Giuseppe Guicciardi

    http://www.castelfrancoemilia5stelle.it

  10. piero garuti
    24 dicembre 2010 at 18:21

    non vedo dove sia il problema. se uno ha un’opinione ed il tempo di scriverla avrà ben anche il “coraggio” di esprimerla a viso aperto ? o no ?

  11. Diego Lunati
    25 dicembre 2010 at 10:33

    Buongiorno e Buon Natale a tutti e scusate per l’incipit che mi è inusuale e che, venendo da me potrà apparire melenso, ma dovrò pure abituarmi ad avere una faccia presentabile.
    Vorrei dire solo alcune parole sui cosiddetti fakes. Ho l’impressione che alcune considerazioni prendano le mosse da un’eccessiva superficialità probabilmente nemmeno disinteressata.
    Come già sottolineato dalla redazione l’uso del Nick name non è immediatamente assimilabile al troll, ci possono essere 10000 ragioni per cui un utente sceglie di agire in anonimo e non sempre sono dettate dalle più ignobili e subdole intenzioni. Solo tre esempi, banali ma, vi assicuro, reali:
    1. Ci può essere una persona che non condivide totalmente le scelte del proprio partito e, pur restandoci, in modo ideale ed accorato sente il bisogno di esprimere le proprie riflessioni e di smuovere le cose pur non sentendosi di uscire dal gruppo o di affrontare subito ed apertamente i compagni od amici del gruppo. Chi ha avuto esperienze in partiti “militanti” sa cosa significhi avere dei dubbi in taluni contesti.
    2. Un mio caro amico che agisce in un determinato settore ha operato scelte che non condivido, non posso attaccarlo apertamente, non per vigliaccheria ma perchè molto ancora mi lega a lui e nel contempo credo che le scelte cha ha fatto siano profondamente sbagliate e che nuocciano a tutti e sento, profondo, l’impulso di combatterle.
    3. Succede che qualcuno ami l’attualità, che ami parlarne ed ami provocare nel senso buono del termine, non con l’intento di istigare e distruggere ma con l’intento di far emergere le incoerenze, in alcuni casi altamente fastidiose, espresse anche da coloro che si firmano (che non sono sempre povere vittime ed angioletti pure loro). In questo modo si diverte anche, mette alla berlina alcuni politici, con un po’ d’ironia alimenta una migliore comprensione comune e contribuisce a dare qualche sveglia alle attenzioni sopite dei lettori.

    In questi casi l’uso del nick rappresenterebbe persino un valore in quanto consentirebbe un’espressione di tipo positivo e di impegno sociale altrimenti negati. Ci possono essere altre migliaia di circostanze analoghe.
    Ripensando agli esempi che ho portato non posso fare a meno di notare che non esiste nessun altro organo che consenta a tutti (e con un’ampia visibilità) di dialogare e parlare di queste cose inerenti a politica, società, ecc: tutti argomenti tutt’altro che frivoli, se non questo blog. Altri blog sono normalmente monotematici e limitanti ed affrontano questioni molto più facete. Sono forse queste caratteristiche positive che disturbano, qualcuno preferirebbe che si affrontassero argomenti più innocui.

    Detto questo è anche vero che le espressioni di alcuni utenti anonimi erano ormai giunte a livello del più infimo troll, gratutite, capziose, senza apporto di riflessioni o di elementi e dati di confronto. Erano pochi ma già altamente sgradevoli e marchiavano in modo pesante le discussioni. Leggo, inoltre, che i commenti peggiori non sono nemmeno stati approvati e che non sono mai apparsi sulle pagine del blog.
    Era inoltre evidente come il blog venisse preso per un organo di propaganda politica alla stregua di un organo di partito, una vetrina ove propagandare le proprie tesi, i propri orientamenti e lanciare i propri proclami e le proprie battaglie presenti o future. Senza o con poco coltraltare ed utilizzato con esplicita evidenza da politici addentro alle questioni e non da bloggers qualsiasi come chiaramente è apparso visibile a tanti.
    Ovviamente i nick portavano un po’ di vivacità e in qualche caso anche un po’ di gradevole leggerezza. Sentirò la mancanza della verve all’apparenza ingenua di Ariel, ma provocatrice e tutt’altro che scipida. D’altro canto non troverò più frasi offensive verso utenti corretti, non troverò più quegli ammiccanti puntini, puntini che vorrebbero sottintendere ed insinuare chissà cosa solo con l’intento di affossare la discussione e forse lo stesso blog.
    Non ho le certezze per dire se il segno del bilancio tra ciò che abbiamo perso e ciò che abbiamo guadagnato sia positivo o negativo. La redazione ha attuato la scelta di rinunciare all’apporto dei nick, la competenza era unicamente sua e nulla può esserle imposto in questo senso. Da utente mi auguro sia stata la decisione migliore.
    Le cose terrene non sono inammovibili, se noi utenti crediamo nella nostra stessa buona fede ed in questo mezzo, allora possiamo anche modificare i nostri atteggiamenti, sicuramente ora il blog è diverso: strumenti diversi abbisognano di un utilizzo diverso per potere dare il meglio di se stessi. Arrivederci a volto scoperto.

  12. nene
    26 dicembre 2010 at 16:26

    Credo di essere forse il nick meno segreto di questo blog e nonostante ciò non sono d’accordo sulla scelta di Alessandra pur considerando che c’è sempre il rischio(e onestamente si stava pure verificando) di un imbarbarimento dovuto ad una minoranza che stava diventando maggioranza. Condivido appieno le motivazioni che Lunati porta a favore dell’uso dei nick (ce ne sarebbero pure altre)e di contro capisco lo stress di Alessandra che doveva stare continuamente sul chi vive. Non so come andrà a finire anche se ricordo a tutti che sono stato censurato e non ho contestato e che pubblicamente ho invitato Alessandra a dare le mie credenziali a chiunque, sentendosi offeso o danneggiato, le avesse chieste.
    Ripeto: per Alessandra avere nick è sicuramente più stressante, ma se ne avesse la costanza potrebbe anche provarci riservandosi la libertà assoluta di bloccare, anche definitivamente, i nick che Lei valutasse essere in malafede e dannosi ad un civile confronto.
    A volte anonimato vuol dire anche libertà, del resto il Carnevale in maschera è nato anche per questo.
    Non avevo dubbi che ai politici piaccia la decisione di Alessandra.

    saluti nene

  13. Il Professore
    28 dicembre 2010 at 20:52

    Nonostante io sia un “nick”, approvo la scelta della redazione. Anche se nel mio caso non potrò più partecipare: l’uso del nick per me non era un vezzo, ma una specie di “maschera”. La mia posizione non mi permetteva di espormi in prima persona. In futuro, non saprei. Nel caso in cui volessi comunicare una mia opinione o un’informazione, userò il forum, oppure contatterò in privato la redazione, che se vorrà potrà approfondire e valutare quanto dirò. Negli ultimi tempi, devo dire, non sono intervenuto spesso: il confronto mi appariva piuttosto misero e a senso unico. Mi auguro che le persone, i cittadini e soprattutto i politici di tutte le razze, possano vedere questo blog come un mezzo per dialogare grazie al faccia a faccia concesso. La ritengo un’opportunità per proporre alternative e soluzioni, invece di quelle critiche anonime che ormai non facevano più sorridere nemmeno gli stessi nick che le scrivevano. Voto: 9. E buon anno a tutti.

  14. Willer Comellini
    30 dicembre 2010 at 09:13

    Le argomentazioni di Lunati non mi paiono infondate, con maggiore fantasia ed osservando le cose a 360° la realtà percepibile è però più ricca, ne traspare che l’apporto dei nick (definito da Lunati positivo, socialmente utile e costruttivo), potrebbe essere eguagliato e superato dai vantaggi dell’agire a volto scoperto.
    Lunati si è sospinto nella psicologia, volendo rispondere per le rime potrei dire che una maggiore presa di coscienza del proprio agire e un po’ di coraggio indotti dal doverci mettere la faccia potrebbero rappresentare senz’altro un valore importante ed assumere un significato altamente umano per chi si dovesse accorgere che è possibile interagire e presentarsi senza maschere. Uno psicologo non consiglierebbe mai di utilizzare il nick quale strumento di espressione personale.
    Senza barocchismi verbali che giustifichino lo scrivere in forma anonima, credo che sarebbe lineare e sano presentarsi col proprio nome e cognome, magari limitandosi consciamente ad affrontare solo alcuni temi, piuttosto che trovare sotterfugi liberatori attribuendogli valenza di psicoterapia.

    Anch’io, in questo stesso momento, mi sto limitando ma non mi sento sminuito; in quest’anno di blog mi sono accorto che, anche con questo nuovo modo di comunicare, è importante credere nell’intelligenza altrui e che la stragrande maggioranza comprende che si possano avere idee diverse e che si possa scrivere senza timori reverenziali non incorrendo automaticamente nella persecuzione od esclusione né sul lavoro, né in altri campi. Se così non fosse sempre non si può comunque subire la consegna al silenzio per timore o terrore e portare maschere per tutta la vita o, peggio, postulare che gli altri non siano sufficientemente elastici ed intelligenti da non giudicarci anche per la coerenza, il coraggio, la consistenza di quel che scriviamo e non solo per il segno delle nostre idee.
    Non serve l’espressione libera se non ci sono la fiducia di essere ascoltati da parte di chi scrive e la capacità e volontà di comprensione da parte di chi ascolta. Sarebbe perfettamente inutile perfino che ciascuno scrivesse sempre a ruota libera tutto ciò che gli viene in mente, sarebbero grida al vento. Anzi, in rete il rischio è proprio questo: che si possa scrivere e scrivere ma che tutto possa perdere senso e consistenza disperdendosi nel bailamme.

    Riporto un fatto personale per chiarire cosa intendo per libertà di pensiero e tolleranza.
    Durante le selezioni del personale presso una grande ditta, nel questionario mi venne chiesto quale quotidiano leggessi; in quel periodo leggevo Repubblica (diretta da Scalfari e che era molto diversa dall’attuale con dibattiti e diaspore del tipo Bobbio/Berlinguer), Il Manifesto e l’Unità… questi scrissi. Ero convinto che sarei stato radiato a vita dai loro elenchi. Fui invece assunto e quando, dopo anni, divenni amico del responsabile del personale gli chiesi il perché di quella domanda e perché fossi stato scelto proprio io nonostante avessi dichiarato che leggevo quelle “cose”. Mi disse che a quella domanda del questionario non esistevano risposte giuste ma che ne esisteva solo una di sbagliata: quella di lasciare la casella in bianco. Venivano considerati negativamente coloro che non avessero avuto il coraggio delle proprie idee, qualsiasi queste fossero. Qualcuno era già abbastanza illuminato anche se, per i miei orientamenti, apparve parecchio strano che fosse proprio l’industria privata ad essere così avanti, il perché lo capì in seguito, ma questo è un altro discorso.

    L’obbligo di portare in modo visibile i propri pensieri sarà molto utile e produrrà il risultato di una maggiore responsabilizzazione e perderemo meno tempo nel leggere commenti funambolici e sibillini a tutto vantaggio della chiarezza.
    Quando si trattasse di porre nel blog parole e cose che fossero irriferibili alla luce del sole… allora non avremmo perso molto se si asterranno dal commentare coloro che l’avrebbero fatto con le vecchie regole.
    Una perdita, credo, inevitabile saranno quegli anonimi, dipendenti della pubblica amministrazione, che per regolamento e contratto o comprensibile disagio non possano manifestare pubblicamente pareri legati a temi o personaggi politici. Ma è un prezzo da pagare.
    Tutto questo, almeno, è quel che credo.

    Buon anno a tutti compresi i fakes che erano, in taluni casi, portatori di idee e stimoli… mi auguro continuino a farlo anche con le nuove regole.
    Willer Comellini

  15. ilario
    5 gennaio 2011 at 18:23

    Questo giornale vi interessa!

    “La perla nasce dalla malattia della conchiglia” (Karl Jaspers).

    Ho sempre pensato alla Carbonarablog come a un giornale. Più precisamente, lo scrivo come lo sento, a un ipergiornale. Una possibilità aperta sul futuro dell’informazione nell’era della glocalizzazione.
    D’altronde gli ultimi dati della Blogosfera parlano, anzi cantano, chiaro:
    1) 346 milioni di persone che leggono,
    2) 900mila post pubblicati tutti i giorni,
    3) 133 milioni di blog indicizzati da Technorati dal 2002,
    4) 81 lingue rappresentate,
    5) 77% la percentuale di utenti che legge i blog.

    Credo che stiamo uscendo da un lungo periodo di disinteresse per l’informazione, dove l’unico spazio che pareva esserci era quello dedicato alla cronaca rosa e alla cronaca nera.
    E’ merito di internet aver riportato il dibattito sulla politica, sul giornalismo di inchiesta e sulla controinformazione. Pensate solo al caso di Wikileaks e al fenomemo Grillo.
    L’eclissi della società ha prodotto uno spazio vuoto, che è stato riempito dall’individualismo. Ma questo “individualismo in rete è un modello sociale, non una raccolta di individui isolati” (Manuel Castells).
    Ed è anche perciò che la rete, soprattutto in Italia, è sotto attacco. Il governo in svariate occasioni ha cercato di imbavagliare internet e i suoi spazi indicandoli, anche, come possibili responsabili di episodi di violenza.
    La classe politica, o meglio, la classe dei politicanti, ignora l’esistenza di comunità consapevoli e libere che alimentano il confronto e i relativi processi democratici, attraverso l’utilizzo virtuoso, sottolineo virtuoso, della rete.
    Potrei definire queste comunità usando una terminologia coniata oltre venti anni fa da Hakim Bey con l’acronimo di T.A.Z. (Temporary Autonomous Zone). Comunità che sono alla ricerca di nuove possibilità nella costruzione dei rapporti umani nei confronti del potere imperante.
    Un luogo liberato dove la verticalità del potere viene sostituita con reti orizzontali di rapporti a struttura rizomatica, non c’é un inizio non c’é una fine.
    La Carbonarablog, non è una attività gestita da una società anonima, ma una attività al servizio dei cittadini. Questo è un luogo di una indipendenza assoluta, non è terra di conquista. E’ nato per essere scomodo, anche a se stesso, e ha una vocazione per la libertà.
    All’inizio del suo terzo anno di attività gli ingredienti sono sempre gli stessi: ricerca, modestia, dubbio, speranza, e un cammino da compiere.
    Forse è ancora possibile diffondere una forma democratica di cultura, favorendo la divulgazione di informazioni necessarie, di approfondimento e, perché no, di ironia.
    Questo giornale parla dal luogo dove si fa, e vuole parlare a tutti. E’ legato a questa comintà che non dimentica e vuole conoscere quello che succede sotto casa, che ci riguarda parecchio.
    Se questo questo giornale e l’Associazione che l’affianca vi interessa, se volete sostenerci e investire sulla libertà di pensiero, associatevi! Diventate carbonari cliccando sull’angolino a destra del blog e … cresciamo insieme.
    Era solo questo che volevo dirvi. Cordiali saluti. Ilario Salvatori.

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