Duello Comitato-Giunta: l’ultima sfida dei No Cave

14 gennaio 2011
di

Polo 12 California, 2003

Poco prima di Natale, l’amministrazione comunale aveva annunciato la conclusione di una complessa istruttoria in base alla quale emersero 1.200.000 euro di inadempimenti in opere da parte di una ditta escavatrice. E su questo importo l’amministrazione aveva garantito la volontà di “fare luce” (articolo: http://www.lacarbonarablog.it/?p=10866). Il 30 e il 31 dicembre 2010, con un “botta e risposta” a mezzo stampa, il comitato piumazzese No alle Cave e la lista civica Frazioni e Castelfranco avevano però reclamato controlli a tappeto su tutte le aziende:

BOTTA

Finalmente siamo a conoscenza dell’ultima indagine sugli inadempimenti dei cavatori nel POLO 12, che ha evidenziato inadempienze per un totale di circa 1.200.000 euro, assommando così il totale delle inadempienze del comparto a euro 1.650.000. Grazie al Comitato No alle CAVE, che il 24/11/2008, a fronte di autorizzazioni scadute da almeno 8 mesi, chiese al comune di effettuare le necessarie verifiche di inadempienze visibilissime, per cui la Giunta del 9/12/2008 fu costretta, vista la colpevole inerzie precedente, a dare avvio alle indagini i cui risultati si evidenziano ai giorni nostri.

Il sindaco Reggianini e l’assessore Vigarani dichiarano chiuso l’iter delle verifiche sulle vecchie cave. Ma invece queste devono essere solo l’inizio, perché quanto emerso dalla relazione della GeoGroup del dicembre 2010 evidenzia escavazioni di ghiaia irregolari per ben 31.500 mc, di cui oltre 21.000 mc scavati fino a mt 17,50 dal piano di campagna, rispetto ai 10 metri autorizzati, scavando quindi in falda e contravvenendo ai divieti prescritti dalle norme tutela acque “NTA” che allora prevedevano tra l’altro, per le nostre aree, un divieto molto rigoroso di non modificare le difese naturali e l’interruzione delle falde, commettendo infrazioni che potrebbero essere penalmente rilevanti.  Per arrivare a questi risultati sono stati fatti 50 sondaggi con escavatore meccanico e 17 sondaggi a carotaggio continuo per la verifica in profondità, sondaggi che NON SONO STATI FATTI PER LE ALTRE CAVE,fidandosi della constatazione che il fondo cava era ricoperto da ghiaia sabbiosa,dimenticandosi però che ognuno ha la sua tecnica per nascondere,magari ricoprendo il terreno interrato nelle zone abusate con 20 o più cm di ghiaia,ridando al fondo scava la sua  apparente originaria natura.

Basta osservare le fotografie satelittari visibili su GOOGLE EARTH del 4/9/2003 e anni successivi per avere sospetti fondati su approfondimenti illegali nella cava attigua a quella contestata e meritevoli di accurati sondaggi a carotaggio continuo.

Per queste ragioni chiediamo i carotaggi su tutte le cave del POLO 12 compresa la cava ex San Giacomo (potremmo indicare le aree che vox populi individua come meritevoli) oggetto di petizione di n. 401 cittadini. Se così non fosse, verrebbe da pensare che questa UNICA cava oggetto di indagini sul fondo scavo sia la vittima sacrificale da dare in pasto al pubblico,in quanto non appartenente a quel gruppo di cavatori  legati da partecipazioni incrociate e da interessi comuni che pure hanno  le cave nel polo12, gli stessi che hanno finanziato la precedente campagna elettorale dell’attuale assessore regionale Muzzarelli sponsor delle cave,ora convertito alla Green Economy. Se questa conversione fosse vera,potrebbe bloccare il disastro ambientale già in atto da tempo su tutto il conoide del Panaro.

E’ deprimente constatare che queste inadempienze erano già rilevabili anni prima, con i normali controlli, ma la dissennata politica territoriale del sindaco Graziosi e dell’assessore Simoni, in presenza di un capogruppo del PD Reggianini, attuale sindaco, e del consigliere e presidente della Commissione territorio Viagarani, attuale assessore, assolutamente assenti e colpevolmente distratti e negligenti, porta solamente oggi alla denuncia di inadempienza per questa cava di 1.200.000 euro più sanzioni, coperte da fideiussione di soli 217.000 euro. Quei soldi che il sindaco Reggianini dà per già incassati il comune non li vedrà mai: ciò che viene ora considerato un credito è in effetti un debito in quanto la sistemazione di questa cava andrà fatta comunque e da chi se non il comune, cioè i cittadini? Purtroppo non saranno  i politici responsabili che hanno omesso i controlli che avrebbero permesso a suo tempo la scoperta degli abuso e l’immediato blocco delle escavazioni!

Ricordiamo anche che i cavatori scrissero che tutti gli scavi erano avvenuti nel rispetto delle  profondità consentite e il PD difese pubblicamente  (e sulle bacheche)  tale posizione dei Cavatori. Ora i controlli  evidenziano scavi fino a 17,50 metri …. perché il PD (partito del sindaco e di Vigarani ) allora prese le difese dei cavatori?

L’ufficio provinciale per i controlli delle cave (UCCI) in quei periodi ha fatto diversi verbali, la stragrande maggioranza  per cose importantissime, tipo recinzioni con qualche buco, cartellonistiche mancanti e tante amenità del genere; è successo pure che qualche volta sia stato rilevato  qualche marginale eccesso di scavi! Noi siamo convinti che questi controllori non fossero poi così inetti professionalmente! Forse hanno ragione i cinesi quando dicono che il pesce comincia a puzzare dalla testa!

Il Comune stesso non si è mai minimamente preoccupato non diciamo di fare perizie particolarmente professionali, ma se almeno avessero dato una occhiata ogni tanto pensiamo  che avessero potuto valutare  una profondità  a -10 piuttosto che a -18 metri  a occhio nudo. Eppure è sempre esistito un ufficio dedicato che era invece molto attento a elargire a piene mani proroghe e quanto altro era minimamente possibile fare per i nostri cavatori.

Se si pensa che e’ stata concessa una proroga strumentale, per arrivare al nuovo PAE, alla scadenza del marzo 2008 per una variante ambientale,che la GeoGroup incaricata dal comune alle indagini,definisce “con carenza progettuale e assenza di computo metrico relativo alle opere da eseguire”, ci si chiede con quali criteri il comune l’abbia concessa.

Vien da ridere quando il sindaco Reggianini e l’assessore Vigarani,nel comunicato stampa del 22.10.2009, ad uso del pubblico, affermano  che le proroghe sono ammesse su richiesta  motivata dei cavatori che,il comune,non potrebbe negare se la richiesta e’sorretta da una valida motivazione. Parole sacrosante se non fosse   che in realtà questo criterio non e’ stato scientemente applicato, non solo in questo caso,ma anche quando sono state concesse proroghe per  impossibilità a scavare  a causa di eventi  atmosferici  mentre  nelle cave confinanti scavavano a man bassa!

Lo stesso sindaco però, in un documento,con una dichiarazione confessoria, riconosce finalmente la verità dei fatti: “con tali richieste (richieste di proroga del cavatore, ndr) cava (…..) ha cercato in ogni modo di mantenere la possibilità di approfondire lo scavo senza dover previamente  procedere alla rimozione dello strato di terra necessario per il ripristino”. L’amministrazione,come da prassi ( ndr ma quale prassi,la legge prevede solo una verificata valida motivazione) non ha negato il rilascio dei titoli in variante,ma aveva ben chiaro l’intento (seppur non facilmente dimostrabile) (sindaco, l’intento l’hai dimostrato già con la sola frase precedente) della società (…) di volersi approfittare al meglio future opportunità” (ndr arrivare a scavare fino a 15 mt con il nuovo PAE).

Il comune sa che le aziende non vogliono ripristinare, nonostante la consapevolezza di ciò concede la proroga su un progetto carente da un punto di vista progettuale. Altro che proroghe concesse con valide motivazioni!

Deve essere chiaro che la cava che ha scavato oltre i 10 mt autorizzati non ha più titolo per ottenere, direttamente o indirettamente per interposta persona, alcuna futura autorizzazione, così come tutte quelle società che risultassero avere commesso tali inadempienze non sanabili con alcun  accordo pubblico-privato. Non solo, devono essere denunciati alla Procura della Repubblica per gli eventuali reati contro le norme tutela acque e per eventuale frode fiscale, qualora i maggiori mc scavati di ghiaia non siano stati fatturati con relativo addebito IVA. Il Comitato NO CAVE provvederà da parte sua alla dovuta segnalazione alla procura della Repubblica, pensiamo che invece il comune non lo farà.

Enzo Rubbiani – Presidente del Comitato No alle CAVE

Complessivo 2006

BOTTA 2

Ad oggi, dunque, il  Comune ha accertato da parte dei cavatori inadempienze per circa 1.650.000Euro.

Sulle inadempienze del comparto in precedenza accertate relative a tutte le cave eccetto Cava Kiwi (pari a circa 450.000 Euro) la Giunta Comunale ha già deciso con propri atti di indirizzo che le somme corrispondenti agli inadempimenti (opere di ripristino non  effettuate) dovranno essere utilizzate “ per la realizzazione di ulteriori opere in funzione del nuovo PAE”, quindi in opere funzionali alla attività estrattiva.

Ci aspettiamo che anche la somma di 1.200.000 Euro corrispondente agli inadempimenti di Cava Kiwi (appena accertati) avranno la medesima destinazione, quindi utilizzate per opere funzionali alle attività estrattive. Ma queste opere sono già a carico dei cavatori, che le devono COMUNQUE realizzare se vogliono scavare in base al nuovo PAE.

I soldi degli inadempimenti del vecchio piano non devono mescolarsi a ciò che i cavatori hanno l’obbligo di fare in base al nuovo paino di escavazione! Tali somme dovranno essere incassate e utilizzate FUORI DALLE CAVE, in opere compensative dei danni ambientali sul territorio che forse sarebbero stati un po’ sanati con I ripristini invece non fatti e di cui sono vittime i cittadini e anche per opere e bisogni della collettività.

In un momento di grande sofferenza del bilancio comunale, queste somme importanti devono essere incassate dall’Amministrazione e destinate non alle cave ma a favore della collettività, dei cittadini! Non esiste nessuna norma che lo impedisce! Se così non sarà questa Giunta a risponderne. Pensiamo alla loro utilizzazione per opere inerenti le scuole, i cimiteri, pedonali e ciclabili. Pensiamo alle necessità dei servizi sociali e assistenziali. Pensiamo anche ad un centro servizi pubblico per Piumazzo (la frazioni più grande del Comune, orami una piccola città) che sia sede almeno di un vigile urbano e una sede decentrata di uffici comunali con sportelli che forniscano alla cittadinanza una serie di servizi utili senza doversi necessariamente spostare nel capoluogo (quantomeno un ufficio URP per l’effettuazione in loco di alcune pratiche, per informazioni, modulistica, documenti e certificati, per segnalazioni e reclami, e un ufficio anagrafe).

Queste sono proposte e indicazioni che fin d’ora la nostra Lista avanza ufficialmente all’Amministrazione!

Il Comune, nel momento di massima discussione sul nuovo PAE , aveva “sbandierato” l’incasso di enormi somme a carico dei cavatori da destinare ad opere compensative, ma di oggi esse non si parla più.

Inoltre non ci si deve dimenticare di tutti quei privati che vivono in prossima delle cave e a cui l’attività estrattiva sta causando danni: danni alle case, danni alla salute per le polveri e i rumori, danni per il minor valore delle proprie case costruite con il sudore di generazioni. E’ una vergogna che questi cittadini, poiché senza potere contrattuale, siano stati dimenticati dall’Amministrazione Comunale.

Silvia Santunione – Capogruppo Lista Civica FRAZIONI e CASTELFRANCO

RISPOSTA

Comune infuriato con il comitato: “Mente, verifiche su tutti i cavatori”

“Se un comitato nasce per occuparsi di un unico tema, sarebbe bene che lo facesse con competenza e non facendo – in buona o cattiva fede, non importa – confusione”. Parte da questa premessa la puntualizzazione del Comune di Castelfranco a proposito delle accuse mosse ieri dai “No Cave” per “mancati controlli su tutte le aziende”. E l’amministrazione, guidata dal sindaco Stefano Reggianini, precisa: “Come riportato nero su bianco in una nota di qualche giorno fa, i controlli effettuati dal Comune hanno riguardato tutte le ditte che avevano operato nel Polo 12. E le contestazioni non sono state fatte a una, ma a tutte, ovvero in tutti i casi in cui si siano state rilevate scorrettezze. E’ altrettanto evidente che le ordinanze e le sanzioni comminate riguardano tutte le inadempienze o irregolarità rilevate – è bene ricordarlo – non dal Comitato, ma dal Comune per mezzo di suoi tecnici e grazie a sue indagini. Ed è davvero singolare che un Comitato che si oppone all’attività estrattiva faccia polemica e protesti nel momento in cui il Comune effettua i controlli e sanziona comportamenti non corretti dei cavatori. Noi continueremo comunque a fare il nostro mestiere, cioè a controllare che le attività estrattive, così come quelle produttive avvengano nel rispetto delle regole per lo sviluppo del nostro territorio e la salute delle nostre comunità e dell’ambiente. Se il Presidente del Comitato è a conoscenza di altre irregolarità o fatti a noi ignoti, lo invitiamo a formulare accuse precise e circostanziate. La polemica fine a se stessa non fa il bene del territorio e alla consigliera Santunione ricordiamo che le opere compensative devono, per legge, essere realizzate in prossimità delle cave”.

(Da “Il Resto del Carlino” del 31/12/2010)

California, contorno cava kiwi

E oggi il Comitato No alle Cave risponde con una “sfida”:

RISPOSTA ALLA RISPOSTA

Il Sindaco Reggianini si augura che il Comitato NO CAVE  parli di cave “con competenza e senza far confusione”. Peccato però che, pur essendo stato sollecitato in più occasioni, non si sia MAI degnato di aderire ad un contradditorio pubblico così avrebbero tutti la possibilità di valutare chi ha competenza e chi fa confusione. Ma intanto stiamo ai fatti.

La relazione della ditta incaricata dal comune di indagare gli inadempimenti dei cavatori,evidenzia nell’ultima indagine su una cava, inadempimenti per euro 1.200.000 piu’ sanzioni. Evidenzia in particolare che la ditta ha scavato,ABUSIVAMENTE,oltre i 10 mt. fino a 17,50 mtr.dal piano di campagna,in pratica IN FALDA, contravvenendo alle norme sulla tutela acque,con profili anche penalmente rilevanti.

Cio’ che stupisce e’ che il sindaco Reggianini e l’assessore Vigarani nelle loro generiche – fino al limite della reticenza – dichiarazioni alla stampa su questa ultima indagine, parlino di inadempimenti e di non corretta gestione, MA NON INFORMINO I CITTADINI DI UN FATTO GRAVISSIMO COME L’ESCAVAZIONE ILLEGALE, PRATICAMENTE IN FALDA.

Ma al sindaco interessa dare un altro messaggio ai cittadini ”ABBIAMO VIGILATO”

La buona regola e’ che si VIGILA in corso d’opera per fare rispettare le regole,NON DOPO perché sollecitati da un  comitato no cave e da una lista civica che, essi sì,  vigilano.

Si ricorda al signor Sindaco e all’assessore Vigarani, che nella precedente amministrazione,mentre si svolgevano queste irregolarità gravissime, loro erano, uno capogruppo del PD e l’altro consigliere e presidente della Commissione Territorio, ma non c’e’ alcuna traccia della loro vigilanza.

Prendiamo comunque atto che aver controllato tardi è meglio che mai.

Il sindaco dichiara che il merito delle indagini è ascrivibile ai tecnici e all’amministrazione; e chi le doveva fare, il comitato ,che non ha alcuna possibilità di mettere piede in cava? IL COMITATO ha svolto il suo compito di controllo, con richiesta di indagini e già dall’estate scorsa aveva pubblicamente denunciato l’esistenza di irregolarità – aveva già dato pure le profondità di scavo, quelle che ancora oggi il Sindaco non nomina pubblicamente-

Il Sindaco dice che su tutte le aree sono state fatte indagini.  Nella cava contestata (ma solo in quella) sono stati fatti 50 sondaggi con escavatore e 17 sondaggi a carotaggio continuo.

Nelle altre cave non e’ stato fatto un  solo  sondaggio, basandosi sulla constatazione visiva che il fondo cava era fatto da ghiaia sabbiosa, come se chi scava abusivamente  non avesse l’accortezza di ricoprire il terreno interrato con 20/30 cm   della stessa ghiaia scavata , a meno che il Sindaco non si aspetti un cartello con la scritta ”qui si scavò abusivamente”.

Scavare a -10 mt vuole dire che , tolto il cappellaccio si scava per 8,5 mt., andare a -17,5 mt. vuol dire scavare quasi il doppio : non servono tanti strumenti a dei tecnici per verificare !

A proposito di tecnici : ci dice, Sig. Sindaco quanti ne ha e quali sono i tecnici messi in campo dalla Sua amministrazione per le attuali e per le prossime escavazioni ?

La Lista Civica  provvederà a depositare una mozione in cui si chiede l’estensione dei sondaggi a tutte le altre cave del polo 12, compresa la cava S. Giacomo  per la quale 401 cittadini hanno presentato una  istanza in tal senso, ma non sono stati degnati di una benché minima risposta : forti  coi deboli e deboli coi forti, complimenti.

Il Comitato NO alle CAVE offre la disponibilità a fare i sondaggi, a sue spese ,in contradditorio con tutti i tecnici che il comune voglia mettere in campo; unica condizione: i luoghi di almeno la metà dei carotaggi li scegliamo noi !

Vogliamo ricordare che a pag. 4 dell’all. B al consiglio comunale del 10.3.2010, si dice che le nuove autorizzazioni saranno rilasciate solo a seguito di collaudo delle opere di ripristino delle vecchie cave o ,in alternativa, previo PAGAMENTO dell’importo corrispondente al valore delle opere non eseguite.

Allora,i cavatori paghino l’importo da inadempimento e producano le opere funzionali e compensative a loro carico, così si elimina ogni confusione.

Lei Sig. Sindaco dichiara che “le opere compensative devono essere per legge realizzate in prossimità delle cave”: prendendo per buona questa Sua definizione Le ricordiamo -anche se eravamo convinti lo sapesse- che le cave sono a 200 mt dall’abitato di Piumazzo quindi tali opere sono “spendibili” in qualsiasi luogo del paese essendo l’abitato stesso “in prossimità”.

Le ricordiamo inoltre che, come approvato in consiglio, “qualsiasi scelta deve passare al vaglio del consiglio comunale”.

Deve comunque essere chiaro che chi ha scavato oltre i 10 metri non può avere nuove autorizzazioni, perché, oltre ad avere contravvenuto alle norme sulla tutela acque, ha abusato della fiducia della amministrazione pubblica.

Egregio Sig. Sindaco, Le alleghiamo fotografie riprese da Google  nei periodi delle massicce escavazioni su cui abbiamo evidenziato la zona equivalente alla cava in oggetto (l’unica zona) in cui sono stati fatti i sondaggi affinché Lei e chiunque le veda possa valutare la competenza della Sua Amministrazione!  Poi speriamo che Lei spieghi alla gente perché solo in quella zona avete fatto fare sondaggi!

PS: Le, ma soprattutto Ci, auguriamo di riuscire poi ad incassare questi soldi e/o opere anche se,  almeno noi , abbiamo seri dubbi sul fatto che ciò avverrà.

Enzo Rubbiani – presidente del Comitato NO ALLE CAVE

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3 risposte a Duello Comitato-Giunta: l’ultima sfida dei No Cave

  1. Ivan Setti
    18 gennaio 2011 at 22:44

    Petrini: fermiano le ruspe, stop al massacro dell’Italia

    Fermare le ruspe, o l’Italia sarà perduta. Parola d’ordine: stop al consumo del territorio. A lanciare l’allarme è Carlo Petrini, fondatore di “Slow Food”: se il cemento divorerà altra terra, avremo un paese devastato e senza più cibo. «Se la terra agricola sparisce, il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E’ come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido». Petrini lancia una proposta di riforma: una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Un appello che parta dai cittadini, con una raccolta di firme, e sia poi raccolto dal governo. Ora o mai più: perché l’Italia sta già soffocando nel cemento e domani sarà troppo tardi.

    Dalle colonne di “Repubblica”, il quotidiani che Petrini ha scelto per lanciare il suo Sos, il presidente di “Slow Food” fornisce cifre spaventose sulla devastazione inflitta al territorio. Se in appena 15 anni, dal 1990 al 2005, asfalto e cemento hanno fatto sparire 3 milioni di ettari liberi, una superficie pari a quelle di Lazio e Abruzzo messe insieme, negli ultimi anni la situazione è ulteriormente peggiorata: la terra della Liguria è stata dimezzata mentre ogni giorno, in Lombardia, si cementifica un’area pari a sei volte piazza Duomo a Milano. La catastrofe, nata nel 1950 con la sparizione – da allora – del 40% di territorio libero, non fa che aggravarsi: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di 12 volte piazza Maggiore a Bologna, mentre in Friuli l’avanzata quotidiana del cemento è pari a tre volte piazza Unità d’Italia a Trieste.

    Tutti terreni sottratti all’agricoltura: dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento, nonostante il paesaggio italiano (caso unico in Europa) sia un diritto garantito dall’articolo 9 della Costituzione. Petrini punta il dito anche contro gli impianti fotovoltaici disposti a terra – quelli “mangia-agricoltura” – che continuano a spuntare come funghi, alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che «ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati».

    Ma il disastro non riguarda certo solo il Sud: il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, secondo Petrini non ha imparato nulla dall’alluvione che l’ha colpito a fine novembre 2010. «Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l’equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri».

    Guardandoci attorno, dice Petrini, ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi che, nonostante siano sempre più oggetto d’importanti inchieste giornalistiche e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l’osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un’indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un’impotenza sconsolata. «Del resto, costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male: l’Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s’impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso».

    Ora, continua il leader di “Slow Food”, si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l’ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall’oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: «Sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un’energia pulita anche da noi nell’ennesimo modo di lucrare a danno della Terra». Basta dare un’occhiata alla delicatissima situazione in Puglia: i pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo provocando il “soil sealing” cioè l’impermeabilizzazione dei terreni, ed è «profondamente stupido» dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, «quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade».

    La Germania, che è avanti anni luce rispetto al resto d’Europa sulle energie rinnovabili, non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici. Dell’eolico selvaggio, «sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone», cominciano ormai a parlare trasmissioni come “Report”: «Non passa settimana senza che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge». Basta spulciare su Internet il sito del movimento “Stop al Consumo del Territorio”, tra i più attivi, e subito salta agli occhi l’elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi. «L’obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni».

    Il problema poi s’incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l’agricoltura da un po’ di anni, spiega Petrini, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza, come confermano i più recenti dati dell’Eurostat: i redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa. «Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili». Per Petrini, «siamo arrivati a un punto di non ritorno». Per questo, serve una moratoria nazionale per fermare le ruspe. Ma attenzione: «Non un blocco totale dell’edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi».

    Secondo Petrini, fra l’altro ideatore della kermesse “Terra Madre” sui contadini del mondo, «serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti». Una moratoria che poi, «se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale», potrebbe essere adottata congiuntamente dai ministeri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e dei Beni Culturali, «perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni».

    Alla campagna di mobilitazione, Petrini chiama all’appello la sua “Slow Food” ma anche “Stop al Consumo del Territorio”, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici ormai sparsi ovunque. Obiettivo: «Amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza». Guardatevi attorno, conclude Petrini: la bellezza è «in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima tutti i giorni».

    da INFORMARE CONTROINFORMANDO

  2. 20 gennaio 2011 at 12:20

    Riceviamo e pubblichiamo:

    Questa Amministrazione, da quando è in carica, sul tema delle cave ha fatto fino in fondo il proprio dovere, realizzando tutti i controlli che era opportuno fare, nei tempi in cui quest’attività è prevista.

    In particolare, come abbiamo già più volte ricordato al Comitato No cave i controlli sono stati realizzati su tutte le cave dell’area e quando si è rilevato qualcosa di irregolare sono stati compiuti approfondimenti, i cosiddetti carotaggi.

    Se il Comitato è a conoscenza d’irregolarità che noi non avremmo individuato, le denunci alle autorità competenti. La polemica fine a se stessa, incapace di produrre risultati positivi e concreti, credo abbia stancato tutti e certamente non serve a nessuno.

    Sull’esito delle verifiche, infine, non siamo stati evasivi. Semplicemente, trattandosi di procedimenti in corso, abbiamo detto solo quello che era legittimo dire in questa fase, senza rischiare di pregiudicare l’esito degli accertamenti da cui dovranno derivare risorse importanti per migliorare la qualità del nostro territorio.

    Stefano Reggianini

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