Ad Auschwitz c’era la neve

4 febbraio 2011
di

Ilario Salvatori in Birkenau

“Dove sarà diretto Primo Levi? All’inferno no, perché lo ha lasciato”. (Eugenio Baroncelli)

La nostra Repubblica, con la Legge 20 luglio 2.000 n.211, riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte.

Ogni anno, dall’Italia, 60.000 visitatori vanno in quel luogo; in maggioranza sono gruppi di studenti e insegnanti, ma vi sono anche famiglie e singole persone, come il sottoscritto.

“Un treno per Auschwitz” è un viaggio che parte dalla stazione ferroviaria di Carpi per giungere a Cracovia, da dove, più di 60 anni fa, gli internati del campo di concentramento di Fossoli partivano per essere deportati nei lager nazisti. Una delle mete era Auschwitz.

Il viaggio è rivolto principalmente agli studenti delle scuole medie superiori della Provincia di Modena, ed agli adulti che intendono condividere con i ragazzi questo viaggio nella memoria e per la memoria.

25 gennaio – Questo è il settimo anno che la Fondazione Fossoli, Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di altri enti, fra cui il Comune di Castelfranco Emilia, organizza questa manifestazione.

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

Alle ore 15, nello spiazzo di fronte alla stazione, 700 persone in partenza e bardate di tutto punto (anche se non servirà a molto da quelle parti, in quel freddo tagliente), ascoltano le parole e i saluti delle autorità intervenute.

Il Presidente della Fondazione, Lorenzo Bertucelli, dice in apertura: “Mi auguro che questo viaggio parli ai vostri cuori e alle vostre menti. Ad Auschwitz dovete sentire di far parte di tutta l’umanità. Ma, dovete anche domandarvi come è stato possibile che uomini, non dei mostri, abbiano potuto commettere un abominio simile. Tutti abbiamo il dovere di capire come è stato possibile. Abbiamo il dovere di far vincere la vita”.

L’Assessore all’Istruzione Provinciale, Elena Malaguti, afferma: “ E’ difficile condensare le emozioni che questo viaggio comporta. Sono contenta della partecipazione, qui convenuta, da tutte le parti della Provincia di Modena. Altre volte ho già fatto questo viaggio, ed ogni volta ne sono tornata arricchita. Vorrei dire anche qualcosa agli assenti, non a quelli che non possono venire, ma a quelli che, sotto-sotto, pensano che “i treni per la memoria” sono inutili, ma è per capire che li facciamo. Per capire bisogna avere i piedi ben piantati per terra. Ogni progetto di conoscenza nasce dalle emozioni, che non sono liturgie o vuote cerimonie. Primo Levi si domandava quale era la differenza fra esistere o vivere. Per me vivere significa scegliere. Siamo qui per questo“.

Il sindaco della città di Carpi, Enrico Campedelli, rammenta che: “Da quando tutto questo è cominciato, nel 2005, questa iniziativa è andata crescendo. Finora oltre 4.000 ragazzi hanno intrapreso questo viaggio. Carpi è stata la sede del campo di Fossoli. Andare nei luoghi della memoria significa conoscere. Alcuni dicono ancora che quello che vedrete non è successo. Così non è, sta ancora succedendo in altre parti del mondo. Bisogno che dentro di noi scatti qualcosa che ci consenta di guardare al futuro con maggiore serenità, un qualcosa che faccia crescere le nostre comunità che vanno incontro ad un incerto futuro. Fate tesoro di quello che vedrete e riportatelo a casa”.

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

Matteo Richetti, Presidente dell’Assemblea Legislativa Regionale, augura a tutti: “Un viaggio di consapevolezza, perché questo viaggio ha portato tante persone verso la morte, e grande è la responsabilità di chi deve tramandare questa memoria“.

Conclude i saluti il rabbino  della Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia, Rav Beniamino Goldstein: “ Negli anni passati non avevo mai visto tante persone  partire da qui, e ne sono commosso. Io non sono mai stato ad Auschwitz, non ne avrei le forze. Andare oggi è difficile immaginare come era allora, perché i carnefici hanno cercato di eliminare ogni testimonianza di quello che avevano fatto. Voi andate nel freddo con tante comodità (è evidente che Rav Goldstein non conosce i charter di Trenitalia, ndr.). Altri vivevano là in pigiama, in condizioni inenarrabili. Tutto questo oggi non si può vedere. Però si può sentire. E’ necessario vedere per rendersi conto di cosa è successo, anche se non è facile”.

La cerimonia è finita. Saliamo sul treno. Direzione Polonia.

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

26 gennaio – Arriviamo alla stazione di Cracovia – Plazow alle 15 del pomeriggio, dopo un viaggio molto stressante; nella notte alcuni vagoni del treno sono rimasti senza riscaldamento, tra cui quello dove ero appollaiato (al ritorno, idem). Dal cielo, color piombo, scende un leggero e fastidioso nevischio.

In serata partecipiamo all’appuntamento previsto all’auditorium, stupendo, della Filarmonica di Cracovia, chiamato: “Noi la farem vendetta?”, che riprende il titolo di un testo dello scrittore Paolo Nori, senza il punto esclamativo, però. Nori, accompagnato in scena dal musicista Massimo Zamboni, dice: “E’ la quarta volta che vengo ad Auschwitz. Ricordo che due anni fa erano presenti i rappresentanti di tutti i Paesi, anche il rappresentante dei Rom; per il Governo Italiano non c’era nessuno. In passato non volevo sentirne parlare, volevo solo voltare le spalle. Poi mi sono deciso a venire e ho visto la forca su cui è stato impiccato il 16 aprile del 1947 il comandante del campo, Rudolf Hoss. Allora ho fatto un discorso sulla vendetta”. Continua spiegando la genesi del suo  libro, che racconta un fatto di sangue avvenuto nel corso di una manifestazione sindacale nella piazza dei teatri di Reggio Emilia il 7 luglio 1960, durante la quale 5 operai reggiani furono uccisi dalle forze dell’ordine. E’ un libro che ricostruisce quei fatti, accaduti cinquant’anni fa. E’ un libro sulla violenza dello stato, ma è anche un libro sull’educazione dei bambini, sulle cose che scompaiono, sulla memoria. E’ un libro che interroga, registra, documenta, dove il presente incrocia il passato.

Prima di continuare la cronaca è necessario anzitutto situare le cose. Visitare questo lager in  pieno inverno, pone alcuni problemi. Le difficili condizioni climatiche che ostacolano la visita e le soste nei luoghi aperti.

Il Museo di Auschwitz- Birkenau è uno spazio complesso. Per dirla tutta, è un insieme di luoghi. Copre una superficie complessiva di circa 200 ettari.

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

Nel Museo vi sono 154 fabbricati residui originali (56 ad Auschwitz-I, 98 a Birkenau): blocchi e baracche per i prigionieri, edifici dell’amministrazione e dei dirigenti del campo, le guardiole delle SS, le torrette di guardia, i cancelli del campo, ecc.; 300 rovine, fra cui i ruderi delle camere a gas e dei crematori, 13.844 metri di recinzione dei campi (2.080 ad Auschwitz-I, 11.764 a Birkenau), 10.995 metri di strade carrabili (2.595 ad Auschiwtz-I, 8.360 a Birkenau); 2.299 metri di binari ferroviari.

Questa area aveva una triplice funzione: campo di concentramento (Auschwitz-I), centro di sterminio ebraico (Auschwitz-Birkenau), e a 7 chilometri un campo di lavoro (Auschwitz-Monowitz).

In questa struttura criminale furono uccise 1.500.000 persone, tra cui 220.000 bambini e adolescenti. Va però aggiunto che la scarsa documentazione non permette di stabilire con certezza questa cifra impressionante. Per esempio, durante il processo a Rudolf Hoss, che fu uno dei principali comandanti del lager, egli dichiarò: “Secondo i miei calcoli vi sono state sterminate, gasate e poi cremate, almeno 2.500.000 persone. Altre 500.000 morirono per consunzione e malattie per un totale di 3.000.000 di vittime”.

Ogni anno mezzo milione di persone visita questo Museo.

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

27 gennaio – La visita al campo Auschwitz-I inizia di prima mattina, e durerà tutto il giorno. Tutti i singoli gruppi vengono forniti di cuffie auricolari e di una guida . Entriamo dal cancello di ingresso sovrastato dalla famigerata scritta, voluta da Hoss, “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi).

L’impatto emozionale che provoca, fin dall’inizio, questa visita può essere intesa come un pellegrinaggio, una discesa nel cuore di una tenebra conradiana.

L’esposizione permanente si sviluppa principalmente su quattro blocchi. Il Blocco n.4 che introduce alle modalità dello sterminio di massa; Blocco n.5 che mostra le prove dello sterminio; Blocco n.6 che racconta e spiega la vita dei detenuti; Blocco n.7 che documenta le condizioni igienico sanitarie; Blocco n.11, detto “Blocco della morte”, che racconta le torture, mostra le celle della prigione, e dove si vede il raccapricciante cortile delle esecuzioni, arredato di forche mobili.

Il Blocco più impressionante è il n.4, dove al primo piano, nella sala n.5, è situata la grande teca che contiene una parte dei capelli delle vittime ritrovati dopo la liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa ( nei magazzini vennero rinvenute 7.000 tonnellate di capelli, imballati e pronti per essere spediti alle ditte tedesche che li riciclavano).

Altre cose di forte impatto emozionale sono il fabbricato del primo crematorio che le SS misero in funzione nell’estate del 1940, e la forca dove fu impiccato a un gancio Rudolf Hoss, dopo il suo processo.

Rientriamo in hotel verso sera. Sull’autobus i ragazzi sono stranamente silenziosi. Sarà la stanchezza?

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

La giornata si conclude ancora alla Filarmonica cittadina, dove Carlo Lucarelli sostenuto dalle musiche di Cisco Bellotti e dal suo gruppo musicale, coadiuvato da Giovanni Rubbiani e Paolo Nori che leggono brani da vari testi, presenta  “I virus della memoria”. La domanda iniziale da cui parte Lucarelli è: “Ci si può abituare all’orrore?”. Da questo spunto narra un episodio iniziato  a Napoli durante la guerra: “Sergio de Simone, ebreo, e i suoi genitori finiscono ad Auschwitz. Subito egli viene separato da loro. Nella baracca arriva il Dr. Mengele, ha bisogno di bambini per i suoi esperimenti, ma non bisogna fare casino si potrebbero spaventare. Entra e dice – chi vuole vedere la mamma? – , e Sergio che si fa subito avanti, finisce nel blocco degli esperimenti. Joseph Mengele era un bastardo! Torno a domandare, perché ci abituiamo all’orrore? Io penso che la memoria è come un virus. Ad Auschwitz sono morti quasi due milioni di persone, non dobbiamo più commettere un orrore simile. Di morti ne sarebbe bastato uno. C’é il virus della superficialità, che è solo un pensiero di freddo, morte e fame. Noi non possiamo capire il contesto di freddo, morte e fame. Dobbiamo cercare in noi un punto di rottura, per comprendere. La prima volta che sono venuto qua sono rimasto colpito, indignato. Ma oltre la vista c’è anche l’olfatto, che noi ad Auschwitz oggi non percepiamo. Un internato ha raccontato che nel lager – c’era una puzza tale che quando siamo arrivati abbiamo vomitato per tre giorni -! Ma poi, che suono c’era in un posto dove si parlavano una infinità di lingue, compresa una che si parlava solo lì? Ho pensato anche, chissà come era la musica? Perché è stato un suono il mio punto di rottura, una ninnananna che si ascoltava nel lager, e che parla di scuola, parla di un maestro che insegna agli alunni. Un luogo simile con una musica simile è per me un pensiero insopportabile. Auschwitz era un universo concentrazionario. Non dobbiamo fermarci all’orrore, dobbiamo capire cosa lo produce. Ma come si fa ad opporsi a questo orrore? Dobbiamo opporci al virus che dice che questa è una storia speciale. Infine, Auschwitz non è una storia triste, è una storia di vittoria, la nostra vittoria. I nazisti volevano il nostro silenzio e la nostra morte, ma non ci sono riusciti. Gianni Rodari scriveva – chi fa male a un bambino, avvelena il mondo – “!

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

28 gennaio – Altra levataccia per visitare Auschwitz II-Birkenau a soli 3 chilometri dal campo principale. Subito ci troviamo di fronte alla torretta principale di sorveglianza, che era anche l’entrata del campo, chiamata dai prigionieri “il cancello della morte”, resa famosa dalle scene del film di Steven Spielberg Schindler’s list, e dal libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Ai nostri piedi il raccordo ferroviario, dove i treni con i deportati entravano direttamente nel campo verso le camere a gas e i crematori. La visita, in questa immensa spianata durerà fino nel primo pomeriggio e si concluderà al Monumento Internazionale, inaugurato nel 1967, che guarda verso il portone di ingresso, distante circa un chilometro. Davanti a questo monumento diversi alunni a turno leggono brani di vari autori, Elie Wiesel, Wiszlawa Szymborska, ecc.

Al termine della cerimonia ci dirigiamo tutti in corteo verso l’uscita. Non essendo possibile a causa del forte vento accendere le fiaccole, ripieghiamo sulle candele che abbiamo con noi.

Serata, o meglio, nottata, conclusa al centro Culturale Rotunda, dal concerto di Cisco Bellotti, ospite Massimo Zamboni (ex componente dei CCCP), che i ragazzi hanno mostrato di gradire. Il sottoscritto, un po’ meno, sarà a causa dell’età, ma penso che il problema del rock è che “continua a suonare”.

Auschwitz 25/29 gennaio 2011

29 gennaio – Visitiamo i quartieri ebraici di Cracovia, l’antico quartiere Kazimierz e la zona del ghetto. Rapidamente ed esternamente la fabbrica ancora esistente di Oskar Schindler. Il castello Wawel sull’omonima roccia dolomitica a sud della città, sede anche della magnifica cattedrale. Infine il centro storico della città. La Città Vecchia (Stare Miasto) è mirabile, con la sua architettura gotica e rinascimentale. La grande piazza del mercato (Rynek Glowny), grandiosa.

La visita è finita. Ritorniamo alla stazione di Plazow a prendere il treno che ci riporterà a casa, dove arriveremo il giorno successivo 30 gennaio, nel primo pomeriggio, ancora sotto la neve.

Ultime considerazioni; devo dire che gli studenti sono stati dei magnifici compagni di viaggio. Mi auguro che anche i “vecchietti” lo siamo stati per loro.

Per tutti gli altri riporto alcune parole di Claude Lanzmann: “Bisogna sapere e vedere. E bisogna vedere e sapere in maniera indissolubile. Se ci si reca ad Auschwitz senza sapere nulla di Auschwitz e della storia del campo, non si vede nulla, non si capisce nulla. Ma sapere senza avere visto, ugualmente impedisce di comprendere. Occorre quindi, coniugare le due cose”.

Ilario Salvatori


Testi citati.

Teresa e Henrik Swiebocki: Auschwitz – La Residenza della Morte.

Carlo Saletti e Frediano Sessi: Visitare Auschwitz.

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2 risposte a Ad Auschwitz c’era la neve

  1. ilario
    3 febbraio 2011 at 09:31

    Vorrei rimediare ad una mia imperdonabile dimenticanza, dovuta probabilmente a eccessiva stanchezza. Ho effettuato questo viaggio con la determimante collaborazione dello SPI-CGIL di Casteltranco Emilia/Modena. Ilario Salvatori.

  2. Fruggeri Giorgio
    8 febbraio 2011 at 10:47

    Complimenti a ILario. Ha fatto un reportage bellissimo. Io questo viaggio l’ho fatto alcuni anni fa ma ho ancora in mente le sensazioni che ho provato. Credo che questa esperienza la dovrebbero fare tutti, specialmente quelli che trascurano o dimenticano valori come umanità, solidarietà, uguaglianza.

    Fruggeri Giorgio SPI-CGIL Castelfranco E. 08/02/2011

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