Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto più nessuno a protestare.
(Martin Niemoller)
“L’altro, è l’inferno” (Jean-Paul Sartre)
“Perché l’altro dovrebbe essere l’inferno?” (Maurice Merleau-Ponty)
Strano mondo questo… A vent’anni dal crollo del muro e dalla festa di Berlino, il “mondo della libertà” innalza barriere ovunque, dal Marocco al Texas, da Israele alla Spagna. Ma ancora più pericolosi sono i muri interiori costruiti contro i migranti, i poveri, gli emarginati, i diversi.
Impastoiati al telaio ronzante del tempo, vittime di un passato che ci precede, le stesse cose ritornano e non c’è protezione contro il caos e l’assenza di significato.
“L’Italia è il paese che amo”: così, con solenne e televisiva semplicità, il ‘papi azzurro’ si dichiarò alla nazione. Era il 26 gennaio 1994, nessuno osava allora immaginare quanti e quali frutti sarebbero nati dall’idillio tra un magnate della comunicazione e un paese di miracoli e miracolati. I malevoli ritengono che sia salito in campo per salvare se stesso e le sue aziende; il diretto interessato sostiene che in cima ai pensieri avesse lo spettro di una nazione in mano a forze illiberali, i famigerati comunisti.
Comunque sia, in quel famoso discorso registrato su videocassetta e trasmesso a reti quasi unificate, disse che l’Italia “giustamente diffida di profeti e salvatori”. Eppure è proprio così che si è proposto, ed è proprio così che una larga fetta di italiani lo ha accolto. In questo, che gli piaccia o no, ha alcune cose in comune con Mussolini. In fondo, dove saremmo se non fosse per “Lui”? Ancora allo stato selvaggio, indomestici, ancora vaganti per le foreste senza nemmeno una consonante per i nostri nomi, schiavi di Madre Natura, e che esistenza squallida sarebbe la nostra, segregati a vita in un villaggio di capanne, impauriti dal serpente locale e dal locale demone del guado.
Dopo una estate passata a cianciare di mignotte e assurdità varie il ‘sultano’ (Sartori docet) ha avuto un’illuminazione di una profondità superficiale; ha detto urbi et orbi che non diventeremo mai, per decreto, un popolo multietnico. Sarebbe curioso sentire cosa pensa di queste dichiarazioni un qualsiasi americano e non solo Obama, o anche Sarkozy, o qualche componente del governo francese, per esempio: Rachida Dati, Rama Yade, Fadela Amara, Yazid Sabeg.
L’attuale governo di centro-destra che amministra il paese, a causa del colore della pelle, dell’orientamento sessuale, dell’appartenenza religiosa, tiene in disparte dalla cittadinanza ordinaria interi strati sociali, vittime di pesanti discriminazioni. Ad aggravare ulteriormente le cose fomenta, con i suoi ’pasdaran’ attivi nelle realtà locali, un clima di intolleranza e odio. E’ notorio che la carenza di miti spinge all’invenzione di balle.
Questo sovvertimento politico, che trasforma anche la coscienza culturale, avanza come una commozione cerebrale epidemica.
E intorno nient’altro che stupore; e l’essere esorcizzati dalla magia dell’idea di non avere idee.
E intorno nient’altro che stupore di fronte al miracolo di una realtà di governo che, nata da una ubriacatura, è arrivata agli articoli della legge; che provvede all’economia della nazione con il boicottaggio di migranti e stranieri e con la ’fatalità’ che regola l’esistenza.
E intorno nient’altro che indifferenza, letargia.
Ci si adatta. Ci si conforma. Si ripiegano le bandiere. Ci si rinchiude in caverne elettroniche. Si contano i soldi.
Questa elefantiasi di mosche riempie le pagine dei giornali e irradia da tutti gli schermi televisivi.
“I migliori difettano d’ogni convinzione, i peggiori sono colmi d’appassionata intensità”, (W.B.Yeats); questa è un’eccellente descrizione della spaccatura attuale tra progressisti anemici, noiosi e lamentosi, e fondamentalisti infervorati. I “migliori” non hanno più la capacità di impegnarsi totalmente, mentre i “peggiori” si impegnano nel fanatismo razzista, religioso e sessista.
Et si omnes ego non.
Un noto filosofo vissuto nel secolo scorso sosteneva che il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose, e si divide in fatti indipendenti che costituiscono il mondo.
Vladimir Ilic Uljanov (in arte Lenin), rincarava ulteriormente la dose affermando che: “i fatti hanno la testa molto dura”.
Ciò che la gente pensa e dice – l’opinione pubblica – è sempre rispettabile, ma non esprime quasi mai con rigore i suoi veri sentimenti. Le lamentele del malato non sono il nome della sua malattia. Il cardiopatico suole lamentarsi di tutto il corpo tranne che delle sue viscere profonde. Magari abbiamo mal di testa e dobbiamo invece curarci il fegato.
Quindi, di seguito, cercherò di illustrare fatti e non opinioni. Non mi si fraintenda, le opinioni sono legittime ma, appunto perché tali, opinabili e personali, e molto spesso non corrispondono alla realtà dei fatti. “Vien dietro a me, e lascia dir le genti”, Dante (Purgatorio, V, 13).
Sono diciannove anni che la Caritas ci racconta il fenomeno immigrazione con serietà ed autorevolezza con i suoi rapporti annuali. I giornali del giorno dopo dedicano qualche riga a questo rapporto, ma poi, tutti gli altri giorni continua inesorabile la mistificazione e la disinformazione.
Il rapporto 2009 ci dice che gli immigrati presenti regolarmente in Italia sono circa quattro milioni e mezzo ed hanno raggiunto il 7,2% della popolazione, siamo ormai oltre la media europea, abbiamo superato la Gran Bretagna e ci avviciniamo alle percentuali di Francia, Germania e Spagna.
Questo vuol dire che in Italia arrivano più stranieri che negli altri paesi europei? NO! Vuol dire che da noi gli immigrati rimangono stranieri, mentre negli altri paesi acquisiscono più facilmente la cittadinanza.
Infatti in Francia, se si contano anche gli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza francese si arriva al 23% della popolazione e in Germania al 18%.
Si tratta di una popolazione giovane che ha invertito il nostro declino demografico, infatti oltre un quinto sono minori (oltre 800.000 e di questi circa 600.000 frequentano le nostre scuole).
Un’altra cosa che ci dice il rapporto è che gli immigrati non sono delinquenti, delinquono come gli italiani, e se hanno a che fare con la ’giustizia’ più degli italiani è proprio perché sono discriminati, vessati e criminalizzati ’ingiustamente’.
E’ al contrario gente che lavora, sfruttata nel sommerso, con meno salario e meno diritti, nei lavori più pericolosi, produce quasi il 10% del Pil e paga tasse e contributi (5%) il doppio di quanto prende nel welfare pubblico, scuola, sanità e assistenza (2%).
Venendo a noi. La provincia di Modena è meta di flussi migratori da almeno un trentennio. Gli anni settanta hanno visto l’arrivo dei primi stranieri residenti, con una qualche continuità, per motivi di studio universitario, di addestramento militare, per lavoro altamente specializzato o per ragioni politiche. Ma è a partire dalla seconda metà degli anni ottanta che l’immigrazione, prima costituita da persone non interessate a insediarsi stabilmente, diventa funzionale allo sviluppo economico della provincia.
Entro l’anno 2014, secondo una previsione dell’ufficio statistica della Provincia di Modena, i residenti con cittadinanza italiana diminuiranno di 7.000 unità, mentre gli stranieri residenti aumenteranno di 9.000 unità, raggiungendo così il 15.5% degli abitanti.
Bisognerà che gli adoratori del dio Po e del culto dei sassi, e i loro xenofobi sodali se ne facciano una ragione.
Personalmente non credo che procedere a ‘gomitate’ nei confronti degli stranieri sia un buon viatico per risolvere i problemi che la nostra società si trova ad affrontare.
“Nihil decet invita Minerva“. Niente andrà bene se non si tiene conto dell’intelligenza, diceva un detto che, secondo Cicerone, era già molto vecchio ai suoi tempi. E lo chiarisce aggiungendo: “ id est, adversante et repugnante natura”: cioè perché altrimenti quello che si farà si opporrà e ripugnerà alla natura delle cose.
Se vogliamo che la nostra provincia diventi davvero un luogo multietnico e multiculturale, come la demografia e le forze dello sviluppo economico impongono,occorre rafforzare le politiche sociali e incentivare ulteriormente lo sviluppo di reti significative per tutti i nuclei famigliari.
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici, recita il libro dei Proverbi: oggi per i cristiani, domani per gli ebrei o i musulmani, dopodomani per gli omosessuali, domani l’altro per le donne, il giorno dopo per gli atei….
Ilario Salvatori – Sinistra e Libertà
“In una società civile non potrebbe esserci giustificazione alcuna per l’unico crimine umano realmente imperdonabile, che consiste nel credersi permanentemente o temporaneamente superiori e nel trattare gli uomini come oggetti, che ciò si verifichi indifferentemente in nome della razza, della cultura, del progresso, di un mandato ufficiale o semplicemente di un pretesto contingente.” (Claude Lévi-Strauss)













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