“otel bruni” di Valerio Massimo Manfredi e i pellegrini di Santiago alla festa di San Giacomo a Piumazzo

11 agosto 2011
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Prof. V. M. Manfredi © Ph. Willer Comellini

Quest’anno ci sono almeno tre concomitanze speciali per celebrare una speciale Festa di San Giacomo a Piumazzo.

1. Venticinque piumazzesi, accompagnati da Don Remo ormai veterano del percorso verso Santiago de Compostela, sono appena ritornati dal pellegrinaggio nel paese che accoglie le spoglie mortali del Santo, sulle coste nord occidentali spagnole, in Galizia. Il pellegrinaggio verso Santiago è l’antesignano di tutti i pellegrinaggi.
Meditazione, natura, religiosità, simbolismo (capasanta, stelle, bordone) costituiscono il tesoro inestimabile di ogni pellegrino. Direi che il tema del peregrinare e della ricerca siano di rilevanza universale e non strettamente religiosa, una ricerca personale intima, spesso non necessariamente mistica.

D. Calvart - S. Giacomo pellegrino - © Ph. Willer Comellini

2. E’ da poco uscito il libro “otel bruni” di valerio massimo manfredi (proprio così, tutto scritto con iniziali minuscole ed ha il suo perché), uno scritto che racconta la saga quarantennale di una famiglia piumazzese che faceva dell’ospitalità disinteressata una bandiera concedendola a tutti i viandanti. I viaggiatori, appiedati o in bicicletta, che si trovavano a passare per la nostra terra erano, un tempo, numerosi e sempre bisognosi di riposo e ricovero per almeno una notte, per qualsiasi ragione si spostassero e qualsiasi meta avessero. Il salotto costituito dalla stalla, nella quale non necessitava fare fuoco e bruciare legna e risorse preziose, è nei ricordi di tutti noi che abbiamo potuto ascoltare i discorsi dei nostri padri, nonni e trisavoli che abitavano queste terre.

Chiesa di S. giacomo Piumazzo - © Ph. Willer Comellini

Oggi, in tempi di automobili, autostrade ed aerei, il viandante ci appare una figura prettamente retorica o poetica. Solamente qualche decina d’anni fa erano molti quelli che si spostavano in questo modo, non si trattava sicuramente di ricchi, spesso erano personaggi dediti ad occupazioni itineranti e figure particolari e un poco zingare, sempre parecchio affascinanti e portatrici di fatti, notizie e novità da paesi vicini e meno vicini.

La dedica ai lettori - © Ph. Willer Comellini

L’attinenza del libro col nostro Santo sta proprio in quell’ospitalità narrata, un filo conduttore del racconto che è anche una costante del “cammino” per Santiago.  L’accoglienza rappresentava e rappresenta una necessità pratica per coloro che intraprendono quel viaggio verso la Galizia.

Don Remo, V. M. Manfredi, Alessandra Rossi - © Ph. Willer Comellini

A Piumazzo era presente il cosiddetto “Ospitale dei pellegrini” situato ad Ovest della chiesa parrocchiale, dirimpetto alla canonica, l’antica Via Giordani, poi Via F. Ferrer come risulta dalle mappe in mio possesso ed ora divenuta Via C. Marx (e chissà perché con la C e non la K). Quello stabile, che dava ricovero ai pellegrini in marcia verso Santiago de Compostela e che potete vedere nella fotografia d’epoca sormontato dalla bella campana con montatura a bandiera, è stato abbattuto a seguito della foga edificatrice degli anni ’50. Piumazzo si trova su una delle diramazioni del percorso che dal sud, attraverso i passi alpini, portava i devoti sino alla Galizia e l’ospitale dava ricovero ai diversi pellegrini in cammino verso Santiago.

Il pubblico - © Ph. Willer Comellini

Prof. V. M. Manfredi - © Ph. Willer Comellini

Oggi, quel percorso, è standardizzato su vari itinerari consigliati secondo le capacità fisiche e il tempo disponibile di ciascuno, sicché, viste le abitudini lavorative attuali, nessuno attraversa più l’Italia ma tutti iniziano il percorso a piedi già in territorio spagnolo. Un tempo, la vita stessa, la vita di molte persone comuni, non si scostava molto da quella del pellegrino, tanti erano i “pellegrini a tempo pieno” perciò, in assenza di limiti temporali, anche l’Italia e il nostro territorio erano attraversati da solitari viaggiatori ed asceti.

Prof. V. M. Manfredi - © Ph. Willer Comellini

L’origine della nostra forma dialettale e popolare “ti propria un pelegrei!” riportata ormai solo per bonaria derisione specialmente nella bassa bolognese, “sei proprio un pellegrino”, testimonia la fama che accompagnava la vita raminga, fatta di povertà materiale e di mancanza di prospettive di questi personaggi misteriosi che attraversavano le campagne. Figure molto simili a Cleto, l’ombrellaio, che permea di turbamento la prima parte del libro del Prof. Manfredi.

Consegna della targa - © Ph. Willer Comellini

3. Quest’anno, non essendo stato possibile causa maltempo eseguire lo spettacolo pirotecnico come da tradizione, a conclusione dell’Ottavario della B.V. della provvidenza ed avendo già in cassa i soldi che la generosità dei parrocchiani aveva destinato allo spettacolo festivo, i fuochi artificiali sono stati lanciati la sera della Festa del Santo, il 25 Luglio.

In partenza per Santiago - © Ph. Willer Comellini

Sancti Jacobi, Sant-Yago, Jago, Giacomo, Iacopo, Jacob… il Santo pellegrino. Compostela, campus stellae, campo della stella… denominazione che deriva dalla tradizione che vuole che nell’anno 830 fosse una stella ad avere indicato il campo ove si trovava la tomba di S. Giacomo, luogo ove poi sorse la cattedrale e si sviluppò la città attuale.

San Giacomo, il combattente, forte, indomito e impetuoso, da sempre denominato “Matamoros” “ammazza i mori”. Pellegrino evangelizzatore delle terre che attraversava nella sua marcia verso Nord Ovest morì, primo apostolo martire, decapitato di spada in Giudea, nel primo secolo.

In partenza per Santiago - © Ph. Willer Comellini

A Piumazzo il culto di S. Giacomo è antico quanto il paese, il Santo Patrono fin dalle origini.

Nell’ultimo secolo le celebrazioni si affievolirono, in ossequio ad una moda imperante la chiesa parrocchiale fu dedicata a fine ‘800 al Sacro Cuore di Gesù e la tensione verso la tradizionale devozione calò.

Buon cammino mamma! - © Ph. Willer Comellini

La contemporanea dedizione alla Madonna della Provvidenza ed alle celebrazioni dell’Ottavario dall’ultima domenica di Maggio alla prima di Giugno, portarono un po’ di oblio e molti si scordarono del tutto dell’antico Patrono, quasi che la festa e le celebrazioni dell’ottavario portassero con sé, come sottinteso, che il nostro Patrono cadesse in quel Mercoledì di Cresima, in Maggio o Giugno, tra quelle due domeniche. Malinteso affatto raro ed unico se si pensa che anche nella vicina Castelfranco Emilia le celebrazioni del Patrono, San Donnino, non coincidono con la maggiore e più eclatante festa, quella di San Nicola e molti si chiedono perché il nove di Ottobre non si vada a scuola.

Ospitale dei pellegrini, anni '50 - © Arcadia foto

Nel 1990 la chiesa parrocchiale di Piumazzo fu ridedicata a San Giacomo anche se non c’è traccia, in precedenza, di un’analoga, ufficiale ed opposta cerimonia che lo spodestasse dal ruolo di Patrono. Da quel momento, Don Giulio prima, Don Remo e la comunità poi, si adoperarono affinché il 25 Luglio ritornasse una giornata importante, sia dal punto di vista religioso e liturgico che da quello della festa e della sagra.

Totem coi simboli Giacobei - © Ph. Willer Comellini

L’interno della chiesa stessa porta tracce evidenti dell’antico culto come testimoniano due dipinti settecenteschi che rievocano vocazione e martirio di San Giacomo, l’uno di Gaetano Gandolfi, l’altro di probabile scuola veneta e la preziosa terracotta seicentesca del Mazza. Un terzo dipinto, del fiammingo Denis Calvart, maestro di Guido Reni e rappresentante S. Giacomo “in cammino”, è stato portato nell’ultimo dopoguerra a Loiano, nell’appennino bolognese, a seguito di vicissitudini ancora in parte controverse.

G. Gandolfi - Vocazione di S. Giacomo - © Ph Willer Comellini

La prima serata della festa, il 24 Luglio, ha visto la presentazione del libro succitato di Valerio Massimo Manfredi. Nonostante l’acquazzone della serata precedente ed il clima ancora non del tutto clemente, il paese e non solo, si è presto raccolto attorno al palco allestito in Piazza della Repubblica per ascoltare dalla voce dell’autore quell’epica narrazione e rivivere gli anni raccontati dal libro. Anni né lontani, né vicini, anni che permeano ancora i pensieri. Erano presenti almeno 250 persone ed altre sono transitate soffermandosi per un attimo incuriosite ma indotte ad andarsene anzitempo dalla ressa.

Presenti i rappresentanti della parrocchia, dei circoli culturali Arci ed Almo, assenti i rappresentanti dell’Amministrazione.

Mazza - S. Giacomo - © Ph Willer Comellini

Tradizioni, nostalgia, ma anche il restare ancorati alla dignità antica del nostro mondo, alla semplicità eroica e di spessore epico dei sui protagonisti. Il valore del ricordo e della tradizione è una caratteristica dei piumazzesi, non dettata da puro sentimentalismo o da desiderio di liberarsi del  presente attraverso la ricerca di un oblio in un ricordo lontano; si tratta di qualcosa di più e di più profondo, un valore, e una consapevolezza. Non un approccio emozionale ma un rapporto permeato di lucidità, razionalità e concretezza. L’autore ha rilevato la romanità dei caratteri della popolazione locale, caratteri che poggiano su quella dignità e considerazione di sé presso la società che danno il segno del proprio volersi sentire a pieno titolo membri di quella stessa società, della propria volontà di non estraniarvisi ma di esserne elemento costituente e di progresso.

Piumazzo, centro - mappa 1940 - © raccolta Arcadia foto

L’autore ha posto la propria dedica sul libro di tutti coloro che, pazienti e in fila, l’hanno richiesta. Dopo una breve presentazione di Don Remo che ha sottolineato i nessi tra i contenuti del libro e il senso del pellegrinaggio e della ricerca, caratteristiche specifiche della devozione al Santo Patrono, Alessandra Rossi ha introdotto brevemente e specificatamente, i contenuti del libro sottolineando i legami dell’autore col paese di Piumazzo e di Piumazzo con l’autore.

Piumazzo, centro - mappa anni '50 - © raccolta Arcadia foto

La presentazione del Prof. Massimo Valerio Manfredi, anche attraverso la lettura di alcuni passi del libro, ha costituito un accorato tributo all’integrità dei nostri vecchi, alla pregnanza ed alla forza della nostra storia. L’autore ha sottolineato come il libro narri la storia della famiglia Bruni quale famiglia simbolo senza la necessità che episodi e parole ricalchino sempre e necessariamente l’andamento esatto delle cose,  del resto impossibili a conoscersi, ma come questo non sia indispensabile al tracciare in modo veritiero l’affresco di un’epoca, dei suoi eroismi, delle sue contraddizioni, dei suoi quesiti e problemi angoscianti non del tutto risolti. I fatti storici che fanno di contesto alla narrazione sono ancora ben presenti e rappresentano ferite ben vive.

Timbro S. Giacomo, documento del 1829 - © raccolta Arcadia foto

I lettori di Piumazzo, conoscono quei nomi e riescono a identificare esattamente persone, situazioni, luoghi e fatti anche quando la narrazione potrebbe apparire, a lettori digiuni della nostra storia e dei suoi accadimenti, un poco fantasiosa, manierista e non articolata su accadimenti reali.

Simbolismo giacobeo d'offertorio nella celebrazione liturgica - © Ph Willer Comellini

La forma del romanzo, per quanto pervasa da tensioni politiche e pulsioni ideali, non costituisce comunque un saggio; quando un romanzo è onesto tende ad una verità sentita, ma è libero dall’esigenza della scientificità, della prova e non soggiace necessariamente ad un’esatta coerenza filologica.

Di alcune vicende, ben identificabili nel libro, ci sarebbero fonti per uno studio storico, per una ricerca metodica puntuale: le memorie di Romano Fusinato, la sua intervista video e lo scritto di Arnaldo Ballotta, entrambi consultabili nelle biblioteche di Piumazzo e Castelfranco. Ci sono inoltre le memorie a fascicoletti dello stesso Arnaldo donati tre mesi fa alla biblioteca di Castelfranco dall’autore. Ci sono atti pubblici, sentenze e documenti da analizzare, da indagare con occhio attento anche sotto l’aspetto degli umori del tempo e non solo del tecnicismo processuale.

Consegna dei simboli giacobei ai pellegrini - © Ph. Willer Comellini

Rispolverare queste vicende è doloroso, ma se l’umanità cela i propri fastidi e le proprie dannazioni, se ignora fatti realmente successi negandone approfondimenti, sostenendo in modo veemente ed esclusivo talune verità senza concedersi il rischio e la prova regina di essere nel giusto e cioè di potere sostenere e vincere ogni tipo di confutazione, allora anche la fiducia nella storia e del suo significato traballerebbe e la storia apparirebbe dominata da fatalismo, ineluttabilità e sfiducia.

Consegna dei simboli giacobei ai pellegrini - © Ph. Willer Comellini

Se questo fosse il messaggio negativo trasmesso alle nuove generazioni sarebbe comprensibile che, come per i diversissimi enigmi o “top secret” della storia, vengano già ora assunti sempre più spesso atteggiamenti di rassegnazione ed indolenza. “Tanto non se ne saprà mai nulla!” E’ questa una reazione diffusa che non può che rafforzare posizioni di qualunquismo e disaffezione.

Consegna dei simboli giacobei ai pellegrini - © Ph. Willer Comellini

Allora credo che questo romanzo sia prezioso, non solo dal punto di vista letterario, ma anche da quello storico. Un romanzo serio non può essere solo un libro di storia, se lo fosse sarebbe un pretesto, un’opera minore e insincera, un pamphlet propagandistico, se fossi un romantico direi anche che conterrebbe meno adesione e meno affetto, ma non voglio esserlo.

Questo libro, però, non è nemmeno un semplice racconto; può servire, sì, all’affinamento degli animi, fine di ogni opera d’arte, ma anche ad un altro scopo importante. Il rinato interesse per quelle vicende lo dimostra.

Mostra sul culto di san Luigi a Piumazzo - © Ph. Willer Comellini

Ricordo la rivelazione che costituì per me la lettura di “Fontamara” di I. Silone, sentimenti ai quali questo libro mi riporta, anch’io figlio di cafoni che da noi, diversamente che nel Fucino, erano chiamati bifolchi o contadini e in terminologia tecnica mezzadri o prestatori d’opera o garzoni o bovari. Vidi riflessi in quel libro tutti gli inganni e le ingiustizie che venivano perpetrati a danno della povera gente e anche della mia famiglia.

Proiezione di Vincenzo Fancinelli - © Ph. Willer Comellini

Il libro è in edicola da qualche mese e sulla stampa si sono già lette recensioni. Ad una di queste in particolare il prof. Manfredi ha inteso rispondere: a quell’accusa di usare una specie di bilancino, di soppesare critiche e giudizi a destra e a manca, ad una fazione politica ed all’altra in modo da non prendere mai una parte precisa. La risposta è stata improntata a quella modestia che dovrebbe caratterizzare i giudizi umani ed a quella difficoltà che ha l’onesto a redigere sentenze definitive in ambiti di situazioni difficili e di personaggi (od attori) tutti un poco imperfetti. Il senso non è una diplomazia eccessiva, né mancanza di coraggio ma coscienza delle difficoltà oggettive che alcune situazioni complesse e portatrici di segnali contrastanti consiglia, senza semplificazioni di sorta.

Opere di Leonardo Greco e Claudia Collina - © Ph. Willer Comellini

Forse l’espressione di un giudizio ultimativo era il desiderio di chi non guarda tanto il fine e che, pur dicendo di amare la storia e letteratura, ironizza a singhiozzo sulla cultura e sui suoi rappresentanti tacciandoli facilmente di presunzione in alcuni frangenti. Gretti che amano accusare altri di atteggiamenti pretestuosi e polemici in presenza di interpretazioni storiche e letteratura che portino svantaggi al proprio campo; costoro avrebbero gradito sicuramente un manifesto… di quelli “senza ombra di dubbio”.

Solženicyn scriveva che “Per un paese, avere grandi scrittori é come avere un altro governo. Questo è il motivo per il quale nessun governo ha mai amato i grandi scrittori, ma solo quelli minori”.

Arnaldo Vignali - © Ph. Willer Comellini

Se fosse concesso aggiungere altre parole a quelle di Solženicyn introdurrei che i grandi scrittori sono spesso amati dal governo che gli succede, come allo stesso Solženicyn ed a tanti altri è capitato. Basti ricordare il nostro noto ventennio, gli autori esuli in Francia ed America, gli alti fuochi del 10 maggio 1933 che carbonizzarono le fatiche delle migliori espressioni letterarie del secolo.

A fine serata è stata consegnata una targa di riconoscimento al prof. Valerio Massimo Manfredi. L’abitudine della consegna di un attestato ad un concittadino che si sia particolarmente distinto, ebbe origine nel 2005 quando la parte profana della festa di S. Giacomo prese origine nella forma attuale per interessamento del compianto Prof. Giovanni Santunione.

Installazione di Claudia Collina nel campanile - © Ph. Willer Comellini

La serata successiva, quella del 25 luglio, ha visto, invece, la festa ufficiale del Santo Patrono. Santa messa alle ore 20 animata dal Coro S. Giacomo di Piumazzo e dal maestro clarinettista Michele Boni e consegna dei simboli del cammino ai pellegrini che nel corso dell’anno abbiano intrapreso o intendano intraprendere il viaggio verso Santiago: venticinque piumazzesi e diversi devoti provenienti da altri paesi e provincie. E’ divenuta, infatti, un’abitudine che i pellegrini si diano convegno a Piumazzo in questa circostanza.

Attraverso account su internet, siti specializzati, facebook gli attivisti della parrocchia e in particolare Lauro Casali e M. Teresa Mazzoli si prodigano per dare la massima diffusione alla festa ed al convegno.
Sul sagrato della chiesa è seguita una proiezione di 408 immagini musicate su grande schermo che hanno narrato, per immagini, gli avvenimenti principali dell’ultimo anno di vita parrocchiale affrontando anche avvenimenti di carattere più generale: il carnevale del paese, le feste e le commemorazioni civili, il volontariato.

Meris e Ciro - © Ph. Willer Comellini

La serata è proseguita con un rinfresco nei cortili delle pertinenze parrocchiali ed uno spettacolo danzante condotto da Meris Fabbri e Ciro Crispino nei campi di basket e tennis trasformati in improvvisata balera. Nei cortili interni si sono svolti alcuni spettacoli improvvisati. Per chi avesse gradito un prodotto culturale totalmente diverso dal latino americano, dal rock, dal revival le cui note aleggiavano e giungevano sin dalla balera, il circolo ALMO ha predisposto nel cortile del forno Fancinelli la proiezione di un filmato dal tono dadaista.

Nell’oratorio di Via 4 Novembre, Stefano Tampieri, Daniele Santunione e Valeria Ballestri hanno presentato una ricerca sul culto di S. Luigi Gonzaga a Piumazzo allestendo una mostra di documenti sulla processione che seguiva la statua del Santo riferita alla celebrazione del 31 Agosto 1919 ed esponendo opere d’arte ed iconografia che riguardano il Santo.

Spettacolo pirotecnico Piumazzo - © Ph. Willer Comellini

Location originale per una mostra collettiva con le installazione di Claudia Collina, le opere pittorico/fotografiche di Arnaldo Vignali ed i dipinti di Leonardo Greco che erano esposte all’interno del campanile, tra corde di campane, scale di legno, cannoncini per il lancio dei mortaretti e suppellettili sacre in disuso.

Le immagini le potete vedere nelle foto a commento dell’articolo.

A tarda serata… lo spettacolo pirotecnico apprezzato, questa volta, anche dagli immancabili ipercritici di professione la cui visione ha coinciso, per una volta, con quella degli altrettanto numerosi vassalli. Piumazzo è un paese ricco di umori e di atteggiamenti, per questo si parla tanto male o tanto bene di noi e per questo, forse, siamo un paese ricco (nel senso che non vegeta). Poi qualcuno dice: “l’importante è che se ne parli!”

Willer Comellini

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