9 settembre 2011. Una fiumana di gente ha invaso e occupato tutti gli spazi lasciati liberi dalle strutture mobili installate tra la Via Emilia e le tre principali piazze della città, per l’anticipazione “in rosa” che ha aperto la rituale kermesse della Sagra del Tortellino Tradizionale di Castelfranco Emilia organizzata dall’associazione La San Nicola.
Musica, spettacoli, tanto sport, negozi aperti fino a tardi, palloncini rosa e tortellini gialli: alla seconda edizione della lunga notte al femminile, dalle ore 19 alle 4 di mattina, si è registrata una grande affluenza sulle strade… Tutti al minivolley in Corso Martiri, al calcio a 5, alla presentazione della squadra calcistica locale (Virtus Castelfranco) in Piazza Aldo Moro e a ballare. Mentre (a quanto pare incapaci di cambiare l’atavico “italian style”), i partecipanti alla Notte Rosa castelfranchese hanno con cura evitato la più importante iniziativa, almeno a giudizio di chi scrive, cioè il pubblico dibattito che si teneva presso la sala “Gabriella Degli Esposti” della Biblioteca Comunale, avente come tema: “Come difendersi dalla violenza intrafamiliare”.
La serata era promossa dall’Amministrazione Comunale e dall’Associazione “Gruppo Donne e Giustizia di Modena”. Davanti a uno sparuto pubblico, forse venti persone, in maggioranza donne, assente il Sindaco Reggianini, è toccato all’Assessore Nadia Manni aprire l’incontro: “L’iniziativa fa parte di una serie di impegni, a tutela delle donne, che trattano il problema della violenza intrafamigliare e di genere. – ha esordito – Lo scorso anno è andata meglio, nel senso che vi era stata più partecipazione. Con le amministrazioni del Distretto abbiamo istituito un fondo di 30.000 euro contro le vittime di questi soprusi e per incentivare nella società la nascita di una cultura contro questo tipo di violenze. Abbiamo inoltre previsto un pacchetto di iniziative per corsi di autodifesa. Prima di tutto ritengo indispensabile sensibilizzare i ragazzi verso il rispetto reciproco. Usciamo da una settimana che ha registrato due gravi atti di violenza nel nostro territorio che già nel corso del 2009 ne aveva rubricato una quarantina, almeno quelli che sono stati oggetto di denuncia”.
Ha proseguito la Presidente dell’Associazione promotrice, Giovanna Zanolini: “Il nostro gruppo è affiliato all’U.D.I. ed è nato trent’anni orsono. Diamo consulenza legale e di tipo psicologico alle donne, anche straniere, che lo richiedono; abbiamo inoltre un punto di ascolto telefonico. Dal 2002 facciamo attività e progetti nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni verso queste problematiche. Per esempio abbiamo operato con 22 classi dell’Istituto Cattaneo di Modena. Nel corso del 2010 abbiamo fornito consulenza legale ad oltre 290 donne sulle 500 che hanno richiesto il nostro aiuto”.
Graziella Alboresi, consulente legale del’Associazione, aiutata da una serie di ‘slide’ proiettate sullo schermo di fondo, ha così continuato: “La violenza domestica o di genere, verso le donne si manifesta in tipologie fisiche, sessuali, economiche e psicologiche. Queste violenze minano l’integrità fisica della donna. La violenza psicologica si manifesta attraverso critiche, denigrazioni, umiliazioni e colpisce le donne in profondità. Quella sessuale, frequentissima fra coniugi, agisce principalmente all’interno della coppia. Definisco economica, molta diffusa, quella violenza che tramite forme di controllo impedisce alla donna ogni forma di autonomia; nel nostro Paese è molto diffusa la pratica da parte dell’ex marito, o dell’ex convivente, di non pagare gli alimenti dopo la separazione. Infine lo ‘stalking’ che è un reato recentissimo e avviene principalmente quando una relazione finisce e si materializza in forme diverse di persecuzione, come telefonate continue, minacce, pedinamenti, tempesta di messaggi al cellulare, ecc.
Un altro problema da risolvere è perché la donna non lascia il maltrattatore, perché sceglie di restare con un violento. Probabilmente perché vuole salvare l’amore, vuole salvare la famiglia ad ogni costo. Credo anche che dopo anni di violenze subite sia difficile per lei uscire da questa situazione ma, soprattutto, perché lei ha paura. Infatti i reati più gravi, come l’omicidio, avvengono all’inizio delle separazioni. Spesso non ha o non trova un sostegno esterno alla famiglia, non trova molto appoggio nelle stesse forze dell’ordine, quando denuncia la sua situazione. A volte si autobiasima e pensa di essere responsabile della violenza che subisce dal compagno. Spesso non ha risorse economiche proprie o spera che il partner possa cambiare, alcune hanno atteso anche vent’anni che questo succedesse.
Quando una donna chiede aiuto è importante ricordare che lo già cercato diverse volte senza ricevere una risposta appropriata e probabilmente è già stata aggredita diverse volte prima che lo cerchi, vive in uno stato confusionale; poi accade che l’uomo in oggetto, davanti alle FFOO si mostri tranquillo, contenuto e cerchi di far passare la sua vittima per una squilibrata”.
Ha concluso Vanna Tori, Vice Presidente del Gruppo Donne e Giustizia: “Se non ci fosse stato il movimento femminista durante il secolo scorso le donne non avrebbero fatto molti progressi. La violenza di genere è una violazione dei diritti umani sancita anche da una dichiarazione delle Nazioni Unite nel 1993. Perfino la Banca Mondiale ha dichiarato che la violenza contro le donne impedisce lo sviluppo economico.
Le donne sono sottoposte a violenze durante tutto il loro ciclo di vita. Prima dell’infanzia: infanticidio, violenze fisiche. Nella seconda infanzia: matrimoni combinati, prostituzione infantile, pedofilia. Nell’adolescenza ed età adulta: stupro, tratta, pornografia, sesso per necessità economiche. In età anziana: violenza fisica, sessuale e psicologica, suicidio forzato (per esempio in India).
I numeri della violenza di genere sono impressionanti. Una donna su cinque nel mondo durante la sua vita ha subito violenza fisica o sessuale, quella domestica è la più comune. In Italia, dal 2006 al 2010, 566 donne sono state uccise dal partner; una donna su tre tra 16 e 70 anni ha subito violenze fisiche e sessuali, quasi sempre a causa del compagno o dell’ex compagno.
Nella suddivisione di queste violenze nelle varie regioni l’Emilia Romagna, con una percentuale che sfiora il 40%, è al primo posto (siamo all’avanguardia, sic! ndr.). Gli autori di questi crimini sono spesso conoscenti o appartengono alla famiglia della vittima. Le donne più colpite sono quelle più istruite, quelle che risiedono in città, quelle che hanno uno stile di vita indipendente e dinamico.
Un fatto allarmante è che il 93,8% delle donne non denuncia la violenza che patisce. Pensiamo che poi quando lo fanno solo il 27,9% dei soggetti incriminati finisce imputato e solo l’8,3% è condannato.
Le cause di questa violenza non dipendono dalla mancanza di sicurezza urbana perché queste avvengono in larghissima parte in famiglia, tra le mura domestiche. Questo fenomeno è molto vasto e complesso e ci vorrà del tempo prima di vedere la fine di tutte le violenze di cui la donna è oggetto, in quanto l’uomo vuole esercitare il proprio potere e vuole tenere le donne sottomesse.
La prima cosa che bisogna fare è sensibilizzare le donne perché escano dal circolo vizioso del silenzio. E’ tempo che gli uomini riflettano su loro stessi e sui propri comportamenti violenti. E’ tempo che anche l’attuale governo si occupi di questo problema, perché le donne non sono oggetti sessuali”.
In chiusura, una donna ha chiesto: “Rimango sbalordita quando dopo un stupro, a chi l’ha commesso appioppano una pena ridicola, in confronto ad altri crimini”. Gabriella Alboresi ha risposto: “Le pene comminate in questi casi sono diverse. Se lo stupro è avvenuto all’interno della famiglia non interessa quasi nessuno, non c’é la dovuta attenzione anche da parte della magistratura. Vi sono state donne che hanno fatto centinaia di denunce senza che succedesse niente. Le donne chiedono giustizia, ma non ricevono adeguata risposta. I reati in famiglia prevedono pene serie, ma raramente vengono applicati. Caso diverso se vi è uno stupratore in giro, tutta la città, le forze dell’ordine e infine la magistratura si mobilitano e le pene comminate sono quelle previste dalla legge. In Italia, con vent’anni di ritardo rispetto all’Europa, si sta finalmente lavorando, anche a livello clinico, su gruppi di uomini violenti per frenare questo stillicidio”.
A questo punto il vostro povero cronista, che da oltre quarant’anni assiste a dibattiti simili incistati sulla “guerra fra i sessi”, azzarda una domanda a Gabriella Alboresi, da cui scaturisce il seguente siparietto:
Cronista: “Da dove nasce questa violenza, cosa è che la produce?”.
Alboresi: “Me lo dica lei, dovrebbe saperlo”.
Cronista: “Non risponda ad una domanda con un’altra domanda, come fanno i gesuiti. Bisogna cambiare il mondo perché cambino gli individui che lo costituiscono o devono cambiare gli individui affinché cambi il mondo?”.
Alboresi: “Non lo so. Non so da dove nasce questa violenza”.
Già! Dopo aver affermato che vi è una malattia grave, dopo aver proposto le cure per questa malattia si afferma che non si conosce la natura delle suddetta malattia. Sarebbe come andare dal medico a causa di un mal di testa e dopo la visita sentirsi dire: “Prenda questa medicina e il male passerà, ma non so la causa del suo mal di testa”. Prendereste questa medicina?
Onestà vuole che si dica che la signora Alboresi non conosca le cause di questa efferata violenza, semplicemente perché l’inconscio, diviso fra eros e thanatos, è un mistero. L’esperienza si accumula, la cultura si apprende, l’etica si impara… ma l’indole non si cambia.
Questa violenza si può mitigare, ci si può sopportare/supportare reciprocamente tra il breve lasso di tempo che passa dal vagito della nascita al rantolo della morte, ma non riusciremo ad eliminarla se non comprendiamo finalmente che il nostro nemico, di tutte le donne e tutti gli uomini, insomma della vita, è il “potere”.
Ilario Salvatori
















ALMO
Comitato No alle Cave
Gruppo Consigliare Comunale Lega Nord Padania Castelfranco Emilia
Gruppo Consigliare PDL Castelfranco Emilia
Lista Civica Frazioni e Castelfranco
Motoclub Motopantegane
Movimento 5 Stelle Castelfranco Emilia
Partito Democratico di Castelfranco Emilia
SanCesario.com
Vivi San Vito
Uomini che odiano le donne e le stesse donne che non si vedono alla conferenza. Sedie penosamente vuote. Iniziative che evidentemente non sono sentite visto che si preferisce intasare Via Emilia e portici (specialmente donne) seguendo le iniziative, certamente più frivole, che lì si tengono.
Del resto la serata è stata pensata su due corridoi contrapposti, da una parte smaccatamente esoterica, frivola, effimera (mi viene in mente Roma e l’Assessore Nicolini) e di promozione commerciale delle attività del centro. Dall’altra parte, forse per farne da contraltare, da un’iniziativa importante ma dai toni e dai presupposti inpegnativi.
Non viene il dubbio che troppa politicizzazione e titoli provocatori ma non realistici, non ottengano l’effetto opposto? Cioè di allontanare, con la loro strumentalità, la gente da queste problematiche. La vecchia convinzione che chi non è d’accordo non abbia capito o non si sia fatta coscienza, è dura a morire quanto la convinzione di non potere mai avere torto. Molte malattie sono curabili anche se non se ne conosce la genesi, in fondo basta guarire. Io prenderei un farmaco che mi salvasse la vita, se funzionasse, anche se non conoscessi la malattia. Molta gente ha avuta salva la vita assumendo farmaci dei quali non si conosce l’azione e non solo da malattie delle quali non è nota l’eziologia. Molte medicine sono state scoperte per caso o con l’induzione statistica senza che se ne conoscano i meccanismi chimici e biologici d’azione. Ma con quelle la gente guarisce.
Se i cittadini disertano queste iniziative ho il sospetto che si stia cercando di propinare a forza un farmaco che non funziona. Si sono anteposti teorie e sofismi all’efficacia. In poche parole, lavorare meno nel laboratorio politico e di più in corsia. Credo anch’io che questa iniziativa fosse la più importante e che non ci si debba completamente adeguare ad uno stato di fatto ed al disimpegno. Occorre, però, non ignorare la reltà e la realta dice che quella sera le due iniziative, concedetemi la parola, “impegante” (questa conferenza ed il concerto jazz) siano state le meno frequentate di tutte. Se non ne prendiamo atto rischiamo di urlare al vento e credo che molto modestamente dovremmo iniziare a pensare che stiamo sbagliando qualcosa noi.