Forse Castelfranco riceverà l’auto-medicalizzata e l’ambulanza per supplire alle esigenze del punto di primo intervento presso l’Ospedale. Lo decideranno domani, venerdì 14 ottobre, i 47 sindaci riuniti nella Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (chiusa al pubblico) per formalizzare il piano attuativo locale del prossimo decennio. Ma forse quella del “pronto soccorso”, della “lungo assistenza”, della “conflittualità” tra due importanti ospedali di Modena sono battaglie perse in partenza, perché allontanano gli obiettivi e si sono trasformate in scaramucce dalle quali né il centro destra, né il centrosinistra escono vincenti, si è trattato solo di “vittoriose sconfitte”
E tutto questo perché non ci sono più le risorse economiche di una volta e i tagli in futuro saranno ancor più drastici e selettivi. Sicuramente non sarà più possibile concedere tutto a tutti, non solo a Modena, a Castelfranco o a Pavullo, ma è tutto il mondo occidentale che dovrà fare i conti con la sostenibilità di un sistema che si regge su debiti di bilancio mostruosi, con stati sovrani non più finanziariamente credibili e sconvolti dalla speculazione di fondi comuni che nello spostare divise da una parte all’altra sono diventate autentiche macchine da guerra. “Come mai vi siete mossi solo adesso?” ha chiesto il Presidente della Provincia Emilio Sabattini, lunedì 10 ottobre a San Cesario, dopo aver spiegato di aver fatto incontri ovunque, ascoltato tutti da Finale a Pavullo, coinvolto associazioni, sindacati e promosso un sito web dove chiunque ha avuto la possibilità di dire la sua.
Ma il problema, per noi del centro-destra, è sempre quello: la “mancanza di trasparenza” che il centro sinistra definisce “difetto di comunicazione”. Da quella parte politica non sono abituati a condividere i concetti con la gente, “prima fanno, poi chiedono il consenso formale”, e anche in questa occasione hanno fatto di tutto per tenere nascosta la vera essenza del piano attuativo locale, dirottando la discussione su concetti meramente tecnici o apparentemente campanilistici, senza mai dare il risalto dovuto alla Casa della Salute che porterà al superamento del concetto che abbiamo noi oggi del “medico di famiglia”.
Ogni Comune, dalla pianura alla montagna, è rimasto trincerato a parlare del proprio orticello vitale per la sopravvivenza quotidiana, dibattendosi tra “lungodegenze e pronto soccorso”, quando la novità e la sfida del futuro è tutta impostata sul “nuovo ruolo dei medici di famiglia” che dovranno nel prossimo decennio supplire alle esigenze di sostenibilità di un sistema che sta crollando e, allo stesso tempo, dovrà svuotare i pronto soccorso degli ospedali dall’intasamento dei codici bianchi e verdi.
Quelli che abbiamo ancora sottocasa sono forse gli ultimi esemplari di una “razza in estinzione”, interpreti di un sistema sanitario che ha retto così per oltre mezzo secolo, con il suo ambulatorio di proprietà o in affitto, con personale assunto e pagato in proprio. I giovani medici nel prossimo decennio troveranno forse più conveniente associarsi tra di loro, nella medicina di gruppo che verrà impiantata nella Casa della Salute di Castelfranco, e senza dovere affrontare le spese di mantenimento di un ambulatorio medico eserciteranno la loro professione accanto a infermieri professionali per le cure domiciliari, a specialisti ambulatoriali, vicini ai servizi per la prevenzione, ai punti prelievi, al CUP, alla continuità assistenziale integrata con guardia medica e con servizi di emergenza-urgenza. Quando un medico andrà in ferie ci saranno sempre i sostituti e ci sarà un archivio unico per le patologie e le prescrizioni dei pazienti. Il pomeriggio i medici potrebbero visitare su appuntamento, la mattina invece visite brevi senza appuntamento. La guardia medica li sostituirà di notte e nei festivi.
Tutto questo è chiaramente consultabile nel sito del Ministero della Salute, non è una novità, ma un tipo di riorganizzazione da condividere apertamente con la gente, ma che può anche far perdere voti. La Casa della salute e il suo complesso di relazioni interne ed esterne al distretto sanitario sposterà di qui a 10 anni RSA, centri diurni e medicina della salute come “nel gioco delle tre carte”, con i criteri noti di assunzione del personale quasi sempre in funzione della vicinanza al partito e con cariche elettive da presidente, vice presidente e consiglieri riservate ai soliti “trombati della politica”, a meno che la situazione economico-finanziaria di domani non precipiti al punto da richiedere solo presenza di autentici manager.
Venerdì 7 ottobre abbiamo ascoltato sul PAL, a Palazzo Europa, il Sottosegretario al Ministero della Salute On. Eugenia Maria Roccella, l’On. Carlo Giovanardi, Giuseppe Caroli, Stefano Cencetti, Aldo Tomasi, Cenigo, i rappresentanti sindacali e la prima sensazione che abbiamo ricevuto è che nella stesura del piano è mancata la condivisione tra componenti importanti, prima fra tutte l’Università (referente Rettore Aldo Tomasi), che è parte fondamentale della nostra Sanità, dalla quale dipende la futura preparazione e professionalità dei nostri medici.
L’On. Roccella ha ribadito che in questo momento difficile le scelte vanno condivise sempre più coi cittadini affinché siano correttamente recepiti i problemi di una Sanità pubblica italiana che a livello di prestazione è tra le prime al mondo, per longevità della popolazione, per un sistema basato sull’equità, sull’universalità, sul diritto alla vita e alla salute, che però ha problemi di sostenibilità e di qualità percepita, visto che non è la stessa al Nord e al Sud.
L’On. Roccella ha inoltre confermato che il Fondo Sanitario Nazionale è stato incrementato, non diminuito, per salvaguardare le sue due componenti principali: lavoro e welfare.
Abbiamo capito da Caroli che la sanità modenese non è in perdita, anzi è in leggero utile di gestione, coi suoi 883 medici, 14 strutture pubbliche e private, che sono perfettamente in media con le province che hanno la nostra stessa densità di popolazione: 13 strutture a Treviso, 13 in Brianza, 16 a Cuneo, 13 a Bolzano. Quindi le nostre strutture ospedaliere NON chiudono, perché rientrano nella media nazionale.
Ma sarebbe colpa della stampa – ha detto Caroli – l’avere un po’ rovinato la condivisione del piano. Noi sosteniamo che gli organi di informazione, sia a mezzo stampa che sul web, abbiano adempiuto correttamente al loro dovere, soprattutto quando un difetto di comunicazione non ha fatto correttamente percepire alla gente “quantosi stava organizzando sulla loro pelle” ed è nata di conseguenza la contestazione a pochi giorni dalla firma.
Venerdì scorso il Direttore Giuseppe Caroli ha definito il PAL come una CORNICE per un QUADRO ancora da dipingere, ma noi obiettiamo invece che è stato molto bene dipinto dalla Giunta Regionale il 27 settembre 2010, quando rinnovando il contratto al Direttore Giuseppe Caroli gli chiede espressamente a pag. 9 di rafforzare il ruolo di BAGGIOVARA E SASSUOLO.
E’ una scelta che dileggia Castelfranco, una città, il cuore nevralgico del partito, dove tutti vanno a votare anche per il referendum, dove tutti vanno a fare i tortellini alla festa del PD assieme a Nonantola e San Cesario, una città di 33.000 abitanti di provata fedeltà che in questo frangente avrebbe avuto “il diritto di dire la sua sul tipo di sanità che voleva”, ricostruirsi cioè il suo ospedale con il suo pronto soccorso alla stregua di Mirandola, di Pavullo o di Vignola, costretta invece a ripiegare sulla “Casa della Salute”, che non è affatto quello che le occorre “per eccesso di ospedale e poco servizio distrettuale ambulatoriale specialistico di cui i cittadini hanno bisogno” (come ha detto il sindaco Reggianini a Villa Sorra, Festa del PD).
Di un ospedale pugnalato a morte nel lontano 1997, in quanto predestinato negli anni a trasformarsi in “Centro di Cure Primarie e attività specialistica ambulatoriale”, restano parole profetiche come macigni del gruppo di anziani che ogni giorno staziona sotto il portico dell’ex municipio: ”Ci portano a Baggiovara in ambulanza e ci riportano a morire a Castelfranco, perché da lì tutti escono con i piedi in avanti”.
Sintesi perfetta delle 86 pagine del PAL 2011-2013 e di una vittoriosa sconfitta ben rappresentata a colori alle pagine 52 e 53 dove in modo inconfutabile è possibile capire cosa resterà dell’Ospedale, dopo anche un taglio del 30% di posti letto, che offre più l’immagine di un autobus che quella di un vero e proprio nosocomio. Ma non era il Regina Margherita un’opportunità del territorio, come ha risposto recentemente Giuseppe Caroli a chi contestava la presenza di 2 ospedali a poca distanza l’uno dall’altro, cioè Policlinico e Baggiovara?
Per chiudere un ospedale basta creare sfiducia come sta accadendo oggi con la cardiologia del Policlinico o per le notizie riportate sui quotidiani quasi ogni giorno. Siamo convinti che dietro la Casa della Salute ci sia un disegno ben preciso di cui qualcuno – prima o poi – dovrà parlarci, sempre per via di quel difetto di comunicazione che nuoce nelle relazioni con la cittadinanza che di tutto quanto gira attorno al PAL, agli ospedali e al pronto soccorso ha capito ben poco, o addirittura NIENTE. Ma intanto, domani, IL PAL SARA’ FIRMATO.
Luciano Rosi –capogruppo PDL-Lega Nord a San Cesario








ALMO
Comitato No alle Cave
Gruppo Consigliare Comunale Lega Nord Padania Castelfranco Emilia
Gruppo Consigliare PDL Castelfranco Emilia
Lista Civica Frazioni e Castelfranco
Motoclub Motopantegane
Movimento 5 Stelle Castelfranco Emilia
Partito Democratico di Castelfranco Emilia
SanCesario.com
Vivi San Vito
Riceviamo e pubblichiamo:
CELLONI – MPA : PAL “ASPETTATIVE TRADITE. PIANO VECCHIO E SENZA FUTURO”
“Fin dai tempi in cui si progettava la realizzazione della struttura di Baggiovara, in consiglio comunale si parlava di un nuovo ospedale che andasse ad integrare il Policlinico. Ci dicevano inoltre che il Pal non avrebbe interferito sugli importanti presidi della provincia come quelli di Castelfranco, Carpi, Mirandola e della montagna. Il Pal che si approva tradisce quegli annunci e quelle aspettative. Le cose sono andate diversamente: Baggiovara e Policlinico invece di complementari, sembrano estranei ed in contrasto, provocando un grande spreco di denaro pubblico, mentre gli altri ospedali della provincia stanno chiudendo. L’obiettivo della salute bene primario è stato sostituito dall’obiettivo prettamente economico e di risparmio, riducendo il numero di interventi, le percentuali di accesso ed i periodi di degenza, soprattutto negli ospedali della provincia.
I cittadini invece di essere coinvolti davvero nelle scelte, hanno dovuto subire scelte imposte dall’alto della Regione che ha scelto di dividere le strutture in ospedali di serie A ospedali di serie B, con tutto ciò che ne è conseguito: carenze di posti letto e attrezzature, lunghissime liste di attesa, smantellamento di centri importanti come la riabilitazione, discutibili spostamenti di reparti, e grandi ristrutturazioni di locali e strutture svuotate dei servizi.
Il piano della sanità doveva valorizzare e mettere in rete gli ospedali della provincia, potenziare la rete di infrastrutture legate al day- hospital, ma anche alla prevenzione, come gli ambulatori, in modo tale da riuscire a contenere la domanda di posti letto. E’ successo il contrario, concentrando tutto su Baggiovara. Il risultato è questo Pal che peggiorerà come non mai la rete sanitaria della provincia di Modena negandole quel futuro di sviluppo che ci era stato prospettato”
Sergio Celloni – consigliere MPA a Modena