TAV: inutile, dannoso e politicamente… vergognoso

14 novembre 2011
di

Black Bloc

4 cm di Tav = 1 anno di pensione.
3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna.
500 metri di Tav = 1 ospedale da 1200 posti letto, 226 ambulatori, 38 sale operatorie.
1 km di Tav = un anno di tasse universitarie per 250 mila studenti, oppure 55 nuovi treni pendolari.

Mai visto un bosco così polveroso, nemmeno in estate, ma qui siamo in Val Susa ed è il 23 ottobre! Pare che nessuno si accorga dello sconvolgimento climatico che stiamo vivendo e soprattutto causando… Ma questa è un’altra storia anche se riguarda comunque l’ennesima, catastrofica piaga sentenziata dall’uomo attraverso le creature con meno scrupoli che esistono: i comitati d’affari travestiti da politici!

Testa di ponte, tagliatrice di rete

Veniamo alla cronaca della giornata che, al di là delle più misere gufate da parte degli omini citati sopra (più i loro organi di disinformazione: Repubblica e Stampa su tutti), è stata meravigliosa. Colorata, divertente, musica e canti in accompagnamento, una bella passeggiata tra i boschi in un luogo magico insieme a circa 20000 persone che chiamerò Compagni perché in quel luogo si usa fare così ma non per strani retaggi cultural-politici, perché viene spontaneo in una comunità così unita e decisa a far valere le proprie giuste e sacrosante ragioni. Parli con una persona e parli con la Valle intera. Comunque io son teso all’inizio, si è voluto speculare moltissimo dopo i fatti di Roma del 15 ottobre, insinuando infiltrazioni di black bloc e imbecilli di vario genere, dipingendo il movimento NO TAV come possibile ricettacolo delle frange estreme; quindi uno spiegamento di forze impressionante: circa 2000 uomini compresi gli alpini di ritorno dall’Afghanistan (mortacci!) con in dotazione carri armati (i lince), truppe speciali come i segugi mimetizzati nei boschi (purtroppo per loro il clima così secco non favorisce la nascita dei funghi), la creazione di una famigerata zona rossa estesa per circa due km intorno al finto cantiere finora costruito (in realtà è un fortino con nulla al suo interno) e l’immancabile elicottero per l’intero arco della giornata. Il tutto costato circa un milione di euro (per un’unica giornata!). E allora si vedono per le strade dei vari comuni moltissimi posti di blocco, pare che abbiano anche chiuso le uscite dell’autostrada presso Susa impedendo a tantissime persone di raggiungere il luogo di partenza. Si parte dalla località Giaglione verso quella rete che il corteo, guidato dalle donne NO TAV, si accinge a tagliare; tutto secondo le indicazioni della vigilia e a volto scoperto perché questa è disubbidienza civile! Davanti al corteo un nugolo di giornalisti di tutte le testate possibili costretti però a chiudere in fretta le eventuali dirette, infatti nessuno gli ha regalato le prospettate “violenze”.

Anarco-insurrezionalista

Arrivati alla rete, il battesimo del taglio lo dà una pericolosissima donna anarco-insurrezionalista di circa settant’anni arrivata con stampelle perché operata da poco alle anche; la rete è presto smontata, è un atto simbolico ma importante, la volontà di gridare che non si può istituire una zona di interdizione per chilometri tutto attorno al finto cantiere fino in mezzo ai boschi. Infatti il corteo presto si divide in tre parti, senza però mai avvicinarsi alle reti del “fortino”, tra i bellissimi sentieri di quei luoghi, verso la baita Carlea, presidio permanente del movimento e teatro di tensioni e minacce di sgomberi forzati il giorno precedente.

A questo punto curiosa è l’immagine di circa 70 uomini delle forze dell’ordine a presidio del ponte antistante la baita che lentamente e inesorabilmente vengono circondati da migliaia di persone da tutte le direzioni, a volto scoperto a mani nude e a testa alta.

Il resto preferisco raccontarlo con le immagini qui allegate…

GALLERIA FOTOGRAFICA

Per completezza aggiungo un breve resoconto scritto a seguito della manifestazione del 3 luglio scorso per capire maggiormente cosa significhi il TAV per gli abitanti della valle e perché la loro lotta ci riguarda tutti da vicino.

VAL SUSA: BLACK BLOC O PIUTTOSTO TIRO AL PICCIONE? COME CANCELLARE 70000 PERSONE!

Sabotatore

Come iniziare a fare questa cronaca è molto difficile, perché mi son trovato in un campo inaspettato di cui devo ancora smaltirne gli effetti e per le motivazioni che mi hanno spinto a visitare, testimoniando, quei luoghi martoriati e il dramma che stanno vivendo i valsusini. Ripeto un termine importante, per sfatare la completa disinformazione che ho puntigliosamente e con disgusto ricercato oggi sui media d’informazione (???) principali (emblematico uno degli striscioni principali sempre ripreso e mai trasmesso in tv: “NO TAV NO MAFIA”, viste anche le recenti vicende che coinvolgono esponenti importanti del PD piemontese con la ndrangheta –i cameraman sono precari, filmano e portano il materiale al giornalista che ha già preparato tutto il “pacco” dalla sua stanza d’albergo e monta il video come pare ad altri), mi son trovato in una situazione INASPETTATA! E come me tanti che arrivavano da fuori valle a portare la propria solidarietà per una causa comune; ergo ecco identificati i pericolosissimi balck bloc venuti dall’estero. Comunque questa è la mia cronaca e chi sono io per dire che il poco che ho visto è la verità? Nessuno, sono solo un testimone oculare (sebbene abbia passato momenti terribili di cecità dovuti a gas micidiali) che ha cercato di osservare gli avvenimenti percorrendo in su e in giù la valle per una trentina di chilometri (non sono allenato e oggi non sto in piedi, quindi ringrazio chi mi ha fatto un po’ correre, ne avevo bisogno), poi ho cercato di sentire più voci nell’arco della giornata. Solidarietà, testimonianza… Si, questo era il mio obiettivo seguendo da diversi anni l’argomento, fare foto e riportare a noi l’immagine di un luogo splendido con le ragioni di chi lo difende da oltre vent’anni; ma gli avvenimenti, e soprattutto la cattiva informazione, mi costringono ad occuparmi più della pagliuzza piuttosto che della trave, sperando che i veri motivi di questa Resistenza emergano sempre più forti.

Manifestante armata

Ormai la rete è diventata pressoché l’unica fonte se ci si vuole documentare seriamente; in televisione si assiste solamente a sterili dibattiti di tipo ideologico ma rigorosamente privi di ideali. Infatti gli unici argomenti, nelle rare volte che si affrontava il tema TAV, sono del tipo “siete contro il progresso”, “rimaniamo tagliati fuori dall’Europa”, o i famigerati 600 milioni di euro della comunità europea. Tutto questo senza mai un dibattito serio sull’argomento. Mai una domanda vera o una riflessione concreta che possa ragionevolmente sancire la presunta utilità di questa linea ferroviaria. Beh non lo farò neppure io perché è sufficiente andare a cercare alcuni nomi di esperti molto autorevoli, e per questo mai invitati nei giornali, su google, tipo il professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino, il professor Marco Ponti di Milano o il presidente della comunità montana l’ingegnere Sandro Plano e tanti altri ancora, l’ingegner Cicconi o anche leggersi le 140 pagine di osservazioni. Basterebbe poco a sbugiardare i vari Fassino, Maroni, Matteoli, Bersani, Cota e invece no, vengono chiamati a raccontare, senza alcun contraddittorio, l’importanza di una cosa che misconoscono (mai una domanda con numeri reali!) e quando quelli della Val Susa si incazzano si cerca di schiacciare le loro ragioni con l’autoblindo, richiamando la MILITARIZZAZIONE della valle… Mi limiterò a riportare qui l’esaustivo riferimento alle famose 150 RAGIONI CONTRO LA TAV: http://www.pro-natura.it/torino/index.php?c=tav mai smentite o discusse da chicchessia dei responsabili politici di quest’opera, ovviamente perché incapaci di affrontare l’argomento.

Cane Squatter

Ora faccio la mia di cronaca, partendo dal corteo di Exilles, una folla immensa; è verosimile il dato di affluenza che parla di 70000/80000 persone. Parlo con parecchia gente del luogo ma anche venuta, come me, da fuori. Giovani e anziani, bambini, donne e uomini, tutti uniti da un’unica idea: questa opera è una buffonata e anche parecchio costosa. Significativo il racconto di un valsusino, sindacalista edile tra l’altro, che mi racconta dello sgombero del loro presidio avvenuto lunedì 27 giugno e di come, bombardati di lacrimogeni, sono stati letteralmente salvati dagli “autonomi” che hanno tamponato l’avanzata dei poliziotti permettendo la loro fuga. Aggiunge: “Chiunque viene qui è ben accetto se si comporta secondo le nostre regole”. Quello che comunque percepisco è una comunità molto unita, montanari ma molto ospitali, duri, tenaci (e come diversamente se combattono da vent’anni contro questo scempio), ma guai a chi “ferisce” uno di loro: “se ne tocchi uno si rivoltano tutti!” Difficilmente si trova un protav in questi luoghi. Si inizia a camminare, immaginavo fosse dura ma non così faticoso, e io scelgo di andare verso i boschi passando in due piccoli paesi dove alcune persone, dalle finestre e dai terrazzi, applaudono il corteo e ringraziano questa massa rumorosa e canora che inneggia a una valle libera. L’emozione diventa forte e la consapevolezza di essere dalla parte giusta si radicalizza sempre più. Si fa una sosta prima di entrare nel bosco dove, con mio stupore, i valsusini distribuiscono mascherine, limoni e malox (che l’aria di montagna faccia venire mal di stomaco?). Comunque sono posti meravigliosi, bellissimi borghi antichi, una vegetazione lussureggiante con splendide fioriture e acqua, tanta acqua, che mi ricorda impietosamente la TAV Bologna-Firenze dove in alcuni luoghi è sparita. Infatti una ditta appaltatrice è appena stata condannata per disastro ambientale.

Vedetta

Si scende verso la protezione e, ahitutti, non si fa in tempo ad intravedere la recinzione che si è accolti con un massiccio lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Si vedono feriti portati via a spalla e molto sangue. Persone vomitare l’anima e altri che non riescono a respirare. Esterrefatto e, nonostante la relativa lontananza dal gas, con gli occhi irritati, decido di addentrarmi fuori percorso per cercare un poco di visuale e rendermi conto, senza intossicarmi, della situazione e poter così documentare con video e foto gli avvenimenti. Scendo un ripido dislivello e arrivo vicino a un’altra recinzione, piccola però, tipo un confine di campagna, ma al di là presidiata dalle forze militari che mi vedono. Qui succede una cosa che ora, da casa, definisco buffa ma sul momento vi lascio immaginare; sono solo, alzo le mani mostrando i miei pericolosissimi strumenti di ripresa (reflex e videocamera), non si intravede anima viva nei dintorni; posso capire la tensione del momento ma all’improvviso mi vengono sparati contro quattro lacrimogeni e intanto da un lato salgono diversi agenti in tenuta antisommossa con manganello pronto. Me ne accorgo quando sono ormai a una decina di metri da me, non realizzo immediatamente, mi sveglio dallo stupore solo quando iniziano ad urlare… non conoscerò mai le loro vere intenzioni, aggiungo per fortuna, fatto sta che mi trasformo in uno stambecco di alta montagna e, fuori sentiero, mi arrampico dove posso percorrendo un centinaio di metri a una velocità da infarto senza mai girarmi indietro… Ho avuto la mia carica personalizzata.

Un’altra esperienza “interessante” (per modo di dire) è stata il gas.

Da Wikipedia:

Benché classificata come un’arma non letale per il controllo delle rivolte, sono stati dimostrati alcuni effetti potenzialmente tossici. Oltre a danneggiare pericolosamente i polmoni, il CS può nuocere gravemente al cuore e al fegato.

Il 28 settembre 2000 il Dr. Uwe Heinrich ha pubblicato uno studio commissionato da John C. Danforth per investigare sui possibili effetti di un’esposizione al gas CS. Il Dr Heinrich ha concluso che la possibile tossicità del gas va determinata in base a due fattori: se si fa uso di maschere antigas e se si è chiusi all’interno di una stanza. Se non si utilizzano maschere antigas e si è in un luogo chiuso “c’è una significativa possibilità che l’esposizione al gas CS possa contribuire o causare effetti letali”.

Molti studi hanno associato l’esposizione al CS con gli aborti spontanei.

Quando il CS viene metabolizzato, inoltre, è possibile riscontrare del cianuro all’interno dei tessuti umani.

Secondo lo United States Army Center for Health Promotion and Preventive Medicine, il CS rilascia “fumi molto tossici” quando viene scaldato e decomposto, e in particolari concentrazioni è un pericolo immediato per la salute. Coloro i quali sono stati esposti al gas CS dovrebbero sottoporsi immediatamente a controlli medici.”

Aggiungo anche un filmato interessante dal titolo “GAS CS, bandito dal Protocollo di Ginevra” http://www.youtube.com/watch?v=ePvOfzBDTzE&feature=youtu.be

Interessante ma da non augurare neppure al peggior nemico; era il gas usato per esempio in Vietnam per stanare i vietcong dai boschi. In seguito vietato nei conflitti internazionali perché classificato come arma chimica… In Val Susa è una questione di ordine pubblico quindi lecito usarlo, mah. Personalmente, le volte che ne sono venuto in contatto, mi son sentito morire; vagavo per i boschi con due tizzoni ardenti al posto degli occhi, la pelle che brucia, la nausea, il vomito e l’impossibilità di respirare che ti da la sensazione della fine ormai giunta… Terribile!

Qui di seguito alcuni dei tanti filmati che gli organi di informazione tradizionali evitano accuratamente di divulgare.

Ivan Setti… A sarà düra

Tags: , , , , , , ,





Visite: 636 - 4 commenti
Motoclub Motopantegane

Articoli correlati:

Commenti

comments

Powered by Facebook Comments

1 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 101 vote, average: 10,00 out of 10 (1 voti, media: 10,00 su 10)
Devi essere un utente registrato per votare questo articolo.
Loading ... Loading ...

4 risposte a TAV: inutile, dannoso e politicamente… vergognoso

  1. Indignato
    18 dicembre 2011 at 23:05

    Val di Susa, in costruzione il cantiere caserma

    di Maurizio Pagliassotti

    I tre poliziotti della Digos che escono dal cantiere esibiscono maniere affettate: un paio di battute sul tempo e un occhio a chi c’è dentro il presidio Notav. Sono cortesi, ma è il loro lavoro. I due valsusini che per cordialità escono dalla baita e scambiano due parole chiedono cortesemente la restituzione del generatore elettrico sequestrato lo scorso otto dicembre. Chiedono anche notizie dell’accetta, esposta durante una conferenza stampa come arma, ed atta in realtà a spaccare ciocchi di legna da buttare nella stufa. I tre tornano da dove sono venuti, al cantiere Tav di Chiomonte, un posto che qualche articolo de La Stampa in passato aveva ipotizzato come attrazione turistica. Effettivamente se uno desiderasse vedere come è fatto il muro di separazione tra Israele e la Palestina, quello che è rimasto della Palestina, e non volesse andare fin laggiù potrebbe venire con poca spesa tra le montagne della val Susa ed ammirare uno spettacolo molto simile. Da ieri infatti presso il cantiere-caserma è in costruzione un muro alto tre metri, interno alle reti metalliche sormontate dal filo spinato a triplo giro. Quando il muro sarà terminato le reti totemiche saranno lasciate in pasto alla rabbia valligiana. Un muro per proteggere i lavori, gli operai e le forze dell’ordine impegnate sul territorio, sostiene chi lo sta costruendo. In sei mesi di lavori e di trionfali conferenze stampa, tutto ciò che si è prodotto in questo pezzo di val Susa strategico per le sorti progressive del paese, è qua: un muro con il filo spinato. Operai al lavoro: due. Non mancano invece poliziotti, carabinieri, alpini, e funzionari vari, dispiegati sul territorio a proteggere cosa non si capisce. Il cantiere-caserma sembra riprodursi per autopoiesi: le reti diventano muri, le camionette diventano dapprima blindati e poi mezzi cingolati, le telecamere passano da una, a tre, a ovunque, i fari notturni prima illuminavano i confini del cantiere, ora sono così diffusi e potenti che inducono le piante a gemmare in pieno inverno. E’ la sicurezza “necessaria per iniziare la fase due”, dicono. Ma la fase due doveva iniziare a fine ottobre e prevedeva il buco nella montagna o almeno qualcosa che vi assomigli. E una bizzarra informazione spaccia questa auto riproduzione della caserma come “i lavori continuano”. I lavori dovevano essere questi: lettere d’esproprio verso i proprietari dei terreni dove dovrebbero bucare la montagna e poi la successiva battaglia per prendere militarmente il territorio, un bosco grande come due campi da calcio dove il movimento ha la baita presidio e soprattutto un sistema di casette comunicanti tra loro grazie a ponti tibetani, costruite in cima e castagni alti venti metri. Virano tace, non ripete nemmeno più il mantra della strategicità dell’opera. Forse si farà vedere martedì quando forse ci sarà l’incontro italo francese che forse vedrà apposta la firma sulla solita dichiarazione d’intenti inerente la granitica volontà di tutti nel costruire l’opera strategica per eccellenza. Poveri contribuenti italiani rapinati in nome della salvezza del paese, se solo potessero venire a vedere come vengono sperperati i loro sacrifici in questo pezzo di montagna.

    in data:16/12/2011

  2. Ivan Setti
    23 gennaio 2012 at 12:52

    Cari amici No TAV e No Grandi Opere Inutili,

    da qualche giorno Sergio Ulgiati, Ivan Cicconi, Luca Mercalli e Marco Ponti hanno preparato un Appello al Presidente del Consiglio Mario Monti, per chiedere un ripensamento sul progetto dell’alta velocità ferroviaria Lione-Torino.

    L’appello è aperto a universitari e professionisti in grado di esprimere una propria competenza di tipo tecnico, energetico, ambientale ed economico e spingere verso una trasparente revisione critica circa l’utilità del progetto.

    L’appello, che può essere letto e firmato sul sito :

    http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&op=more_info&ePetitionId=1

    ha già raggiunto, al momento, un centinaio di firme.

    Lo stesso sito ospita anche la relativa documentazione scientifica, nazionale e internazionale (cfr.: http://www.lalica.net/Appello_a_Monti).

    Per assicurare il successo dell’iniziativa è necessario raggiungere il maggior numero di firme possibile.

    Pertanto, vi invitiamo a farvi parte attiva per la diffusione dell’appello.

    Il Movimento No TAV sostiene l’Appello e si prepara a dare allo stesso la pubblicità che merita attraverso la sua pubblicazione sui siti e altre iniziative.

    Invitiamo tutti a segnalare l’Appello ai propri contatti personali che abbiano questa caratteristica:

    - docenti universitari,

    - ricercatori di Centri di Ricerca pubblici e privati,

    - professionisti tecnici ed economici.

    Ciascun sottoscrittore dovrà dichiarare accanto al suo nome la Professione e l’Istituzione di appartenenza.

    Le informazioni relative agli aderenti all’appello (in particolare l’indirizzo di posta elettronica) verranno utilizzate solo a questo scopo, evitandone la diffusione indiscriminata.

    L’Appello sarà consegnato al Presidente del Consiglio in forma tuttora da decidere, nella speranza di poterlo recapitare di persona.

    Vi ringraziamo per la vostra attenzione e vi salutiamo con amicizia,

    Sergio Ulgiati, a nome dei redattori dell’Appello

    ——————————————————————————–

    Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino–Lione al Presidente del Consiglio Mario Monti
    Gennaio 2012

    Al Presidente del Consiglio dei Ministri
    On. Prof. Mario Monti
    Palazzo Chigi
    ROMA

    Gennaio 2012

    Oggetto: Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.

    Onorevole Presidente,

    ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, ricercatori, docenti e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare.

    Sentiamo come nostro dovere riaffermare – e nel seguito di questa lettera, argomentare – che il progetto1 della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di generare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori attraversati.

    Diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri

    Nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane. Per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro.

    Assenza di vantaggi economici per il Paese

    Per quanto attiene gli aspetti finanziari, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’assenza di un effettivo ritorno del capitale investito. In particolare:

    1. Non sono noti piani finanziari di sorta

    Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di “stop and go”.

    2. Il ritorno finanziario appare trascurabile, anche con scenari molto ottimistici.

    Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali.

    3. Ci sono opere con ritorni certamente più elevati: occorre valutare le priorità

    Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario “storico” sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie.

    4. Il ruolo anticiclico di questo tipo di progetti sembra trascurabile.

    Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi.

    5. Ci sono legittimi dubbi funzionali, e quindi economici, sul concetto di corridoio.

    I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni geometriche può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse.

    Bilancio energetico-ambientale nettamente negativo.

    Esiste una vasta letteratura scientifica nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all’effetto serra da parte dell’alta velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l’operatività delle infrastrutture (binari, viadotti, gallerie) nonché dai più elevati consumi elettrici per l’operatività dei treni, non adeguatamente compensati da flussi di traffico sottratti ad altre modalità. Non è pertanto in alcun modo ipotizzabile un minor contributo all’effetto serra, neanche rispetto al traffico autostradale di merci e passeggeri. Le affermazioni in tal senso sono basate sui soli consumi operativi (trascurando le infrastrutture) e su assunzioni di traffico crescente (prive di fondamento, a parte alcune tratte e orari di particolare importanza).

    Risorse sottratte al benessere del Paese

    Molto spesso in passato è stato sostenuto che alcuni grandi progetti tecnologici erano altamente remunerativi e assolutamente sicuri; la realtà ha purtroppo dimostrato il contrario. Gli investimenti per grandi opere non giustificate da una effettiva domanda, lungi dal creare occupazione e crescita, sottraggono capitali e risorse all’innovazione tecnologica, alla competitività delle piccole e medie imprese che sostengono il tessuto economico nazionale, alla creazione di nuove opportunità lavorative e alla diminuzione del carico fiscale. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con un costo totale del tunnel transfrontaliero di base e tratte nazionali, previsto intorno ai 20 miliardi di euro (e una pr evedibile lievitazione fino a 30 miliardi e forse anche di più, per l’inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di Alta Velocità realizzati), penalizzerebbe l’economia italiana con un contributo al debito pubblico dello stesso ordine all’entità della stessa manovra economica che il Suo Governo ha messo in atto per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria che il Paese attraversa. è legittimo domandarsi come e a quali condizioni potranno essere reperite le ingenti risorse necessarie a questa faraonica opera, e quale sarà il ruolo del capitale pubblico. Alcune stime fanno pensare che grandi opere come TAV e ponte sullo stretto di Messina in realtà nascondano ingenti rischi per il rapporto debito/PIL del nostro Paese, costituendo sacche di debito nascosto, la cui copertura viene attribuita a capitale privato, di fatto garantito dall’intervento pubblico.

    Sostenibilità e democrazia

    La sostenibilità dell’economia e della vita sociale non si limita unicamente al patrimonio naturale che diamo in eredità alle generazioni future, ma coinvolge anche le conquiste economiche e le istituzioni sociali, l’espressione democratica della volontà dei cittadini e la risoluzione pacifica dei conflitti. In questo senso, l’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione ci sembra un’anomalia che Le chiediamo vivamente di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni traspare nti e documentabili, così come previsto dalla Convezione di Århus2.

    Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell’opera.

    Non ci sembra privo di fondamento affermare che l’attuale congiuntura economica e finanziaria giustifichi ampiamente un eventuale ripensamento e consentirebbe al Paese di uscire con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali, anche per evitare di iniziare a realizzare un’opera che potrebbe essere completata solo assorbendo ingenti risorse da altri settori prioritari per la vita del Paese.

    Con viva cordialità e rispettosa attesa,

    Sergio Ulgiati, Università Parthenope, Napoli

    Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici

    Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana

    Marco Ponti, Politecnico di Milano

  3. Marisa
    17 maggio 2012 at 13:50

    Maggio 2012. Giornata strana, processo baita Clarea.
    Ero imputata e mi sentivo spettatrice.
    Film dell’Italia di oggi, due facce di una medaglia.
    Noi il movimento, un gruppo di volontari che con costanza
    ha lavorato alla costruzione di una baita nel rispetto
    dell’ambiente, raccogliendo le pietre sul territorio, dove sono
    abbondanti, utilizando legno del posto.
    Per poi utilizarla nel ambito locale per eventuali scopi culturali o sportivi, quindi due requisiti: beni comuni e km 0.
    Denunciati per abuso edilizio, rottura dei sigilli e costruzione.
    Sullo stesso terreno è stata costruita una recinzione con blocchi di cemento fissi, griglie, filo spinato, grossi cancelli, da operai muniti di escavatori, ingegneri, imprenditori, con​ una paccata di soldi pubblici e quindi spreco.
    Su terreno privato non compreso nell’area cantiere.
    Nonostante le denunce non si vedono risultati .

    Italia a due velocità, veloce nel colpire chi protesta;
    lenta nel colpire la casta del cemento,
    la legge é uguale per tutti, basta saperla interpretare.
    Non sarà facile, io spero che si esca, e che il finale non confermi il comportamento generale dove paga sempre e solo
    chi si ribella .

    MI SENTIVO ORGOGLIOSA DI ESSERE IMPUTATA.
    ciao a tutti da Marisa (la pericolosissima blacck bloc ritratta nella seconda foto di quest’articolo)

  4. FB
    17 maggio 2012 at 16:18

    Mi sono chiesto a chi servisse l’alta velocità, anche qui da noi. Da noi ebbero buon gioco a dividere i comitati mettendoli l’uno contro l’altro e creando ad hoc progetti di percorsi alternativi. I comitati si dimostrarono incapaci di comprendere e di passare ad azioni comuni curando ognuno il proprio stesso limitato interesse. Prima che fossero redatti i progetti alternativi, mia zia, a Lesignana, si trovò nei campi, senza preavviso, tecnici che eseguivano carotaggi. A domanda dissero di essere lì per sondare i terreni per il possibile passaggio della TAV. La politica fu bravissima d ingarbugliare le carte, nacque l’ipotesi Sud, l’ipotesi centro, l’ipotesi centro variata. Passarono 10 anni e indovinate dove passò l’alta velocità? Esattamente su quei punti dei primi carotaggi! Si spesero fiumi di parole tutte volte a fare perdere meno voti possibili al maggiore partito, ma avvalorando un progetto che liberava spazi interessanti alla speculazione. Alla presentazione finale delle 5 relazioni dei tecnici, in provincia, le prime 4 relazioni, sui vari diversi impatti propendevano per la versione Sud, solo l’ultima, quella economica, privilegiava il passaggio Nord. Evidentemente i tecnici non se la sentivano di mettere nero su bianco analisi improbabili. Quando tutti stavano per andarsene convinti che la decisione fosse per il passaggio Sud, il coordinatore dei tecnici, con un vero discorso da manuale, stravolse le risultanze adducendo elementi non acquisiti in tempo utile prima del conferimento degli incarichi ed altre leziosità del genere. Un vero politico che per quello fu premiato. Ancora mi chiedo a che serva l’alta velocità e specialmente a chi serva. L’anno scorso ho costeggiato la linea da Modena a Parma e non è passato nemmeno un treno. La settimana scorsa, sono restato a ridosso delle linea per tre ore e nemmeno un treno è transitato mentre sulla linea tradizionale ne sono passati sette. Dopo 10 anni dalla realizzazione! In compenso il territorio a Nord della via Emilia è stato devastato. i comuni, non sapendo che chiedere, hanno chiesto opere compensative a casaccio, sicchè ci troviamo ponti, rotonde e svincoli inutili, anzi, dannosi per la scorrevolezza del traffico (esempio Manzolino e Cavazzona). Sull’appennino c’è stato persino un comune che ha protestato perchè con una modifica di passaggio il suo territorio non fu interessato. Sfortuna delle sfortune… da noi si sono liberti anche gli spazi per i tre fallimentari siti fotovoltaici. Ho letto le tariffe della treno alta velocità e credo che sia adatto solo a facoltosi od apolitici che si recano a Roma a spese dell’Amministrazione. metre il pendolarismo e il trasposto merci su rotaia, langue.

Lascia un Commento

INFO SUL BLOG

Il n° di visite è calcolato dal 19/12/2010 ad oggi.

La Redazione non è tenuta a dare spiegazioni sui commenti non approvati.

I commenti approvati non saranno più rimossi.

In linea

  • 1 Utente.
  • 6 Ospiti.

Statistiche Blog

  • Totale utenti registrati: 650
  • Totale articoli: 2680
  • Totale commenti: 6498

Invita un amico!

Nome*:

E-Mail*:

Destinatario: