Riscopriamo la partecipazione

10 novembre 2011
di

Dante Pini

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Dante Pini ha scritto a fine ottobre. Dante, come noto, è il presidente dell’Associazione Italia Nostra – Sezione dei Castelli, ma questa volta scrive a titolo personale, con la speranza che le sue parole possano innescare un dibattito: fra cittadini, associazioni, istituzioni. E scrive sulla partecipazione, andando all’origine del problema: tutti la ricercano affannosamente, ma tutto ciò che sanno di lei è che si chiama appunto partecipazione. E ognuno si arrangia come può: chi si limita a denunciare che “manca la partecipazione dei cittadini”, chi convoca riunioni che troppo spesso restano fini a se stesse, chi addirittura la sbandiera come fosse uno slogan elettorale. Al di là della sua definizione c’è però un dato pesante ed allarmante: non solo ce n’è sempre meno (perdonate il lessico un po’ terra terra, quasi si stesse parlando del raccolto non brillante di un determinato frutto), ma pare proprio che ai suoi destinatari, ovvero i cittadini, in fondo non importi. Di chi è la colpa? Della disaffezione per la politica, sia nazionale sia locale? Di amministratori impegnati più a conservare le poltrone che a pensare a ciò che serve alla collettività, atteggiamento che frustra quote sempre più crescenti di cittadini/contribuenti? Colpa di vecchi ideali di cui è rimasto solo il colore, ma che nei contenuti sono sempre più confusi tra di loro (se ne hanno, di contenuti)?

Purtroppo non ho i mezzi (forse li ho ma non è questo l’articolo per parlarne) per rispondere a questo quesito. Ciò che qui importa, e che Dante Pini con franchezza e chiarezza denuncia, è che di questa partecipazione ormai non c’è più traccia, anche se tutti la tirano in ballo continuamente.
Maurizio Forte

Come portare a nuova vita la partecipazione? Dante ha una sua proposta, che troverete scritta chiara e puntuale nella lettera riportata di seguito.

Dati indiscutibili mostrano come la partecipazione dei cittadini alla vita sociale, politica, religiosa e perfino nel volontariato sia in netto calo. La diminuzione della coesione e del capitale sociale che ne consegue limita fortemente la capacità di risolvere i problemi e genera una conflittualità permanente.

L’ex sindaco di Modena Bulgarelli afferma che nel periodo del suo governo i cittadini presenziavano numerosi alla promulgazione del PRG. L’attuale assessore all’urbanistica Sitta risponde di non avere alcun senso di colpa: il suo progetto Modena Futura è stato presentato in numerose assemblee pubbliche. Il sindaco di Savignano dichiara di aver informato anche le associazioni ambientaliste nel suo meritevole impegno per ridurre i volumi del PAE. La giovane assessora del comune di Spilamberto porta addirittura in passeggiata per illustrare il futuro PSC.

Più la partecipazione è assente più come nel crescendo rossiniano tutti la cercano tutti la vogliono.

Noi riteniamo fin troppo facile per gli amministratori affermare che le loro scelte sono state compiute con la più ampia partecipazione dei cittadini, quando in realtà si sono limitati ad aprire un forum, ad ascoltare le rimostranze o a convocare qualche riunione. Ci vuole invece la volontà da parte delle istituzioni di battere strade nuove che colmino il vuoto lasciato dai partiti. Per questo avanziamo una proposta che originale non è, in quanto dal 1995 in Francia si adotta sotto il nome di “Commission National du Debat” e che da poco è stata in larga parte acquisita dalla Regione Toscana con una apposita legge .

Di fronte a un problema specifico che travalica in senso temporale il mandato elettorale, si convochino assemblee deliberative nelle quali le forze politiche, le associazioni, i comitati e i cittadini possano indicare idee e modi per la risoluzione del problema stesso. Alla fine di questo confronto si decida a maggioranza o se preventivamente concordato in base a chi propone il miglior rapporto costo beneficio per la collettività. Questo percorso, dato lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione, oltre ad addensare le migliori intelligenze intorno al problema consentirebbe ai cittadini di esprimersi e rendersi responsabili verso la società in cui vivono.

A margine di quanto detto vogliamo segnalare un enorme spreco di denaro pubblico: 110.000 euro in nome della partecipazione perpetuato dalla Regione, dalla Provincia e dai comuni di Savignano, Vignola, Spilamberto per il “Contratto di fiume Panaro partecipato”. Il lavoro svolto pur con notevole competenza da docenti dell’Università di Firenze e con la partecipazione attiva di associazioni e cittadini, non ha portato ad alcun esito per esclusiva responsabilità delle amministrazioni sopra citate. Si voleva probabilmente tamponare le forti contestazioni popolari alla trasformazione dell’area Sipe in villette residenziali. Mentre non si trova nemmeno una piccola risorsa finanziaria per mettere in sicurezza i preziosi manufatti industriali, agli 800.000 euro sprecati per il progetto Sipe si devono aggiungere ora anche questi 110.000 euro senza che nessuno si senta responsabile.

Spilamberto 31/10/2011

Dante Pini

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