Il Comitato c’è, rinnovato, rinforzato, attivo come prima e, se possibile, ancora di più… E ci sono anche i cartelli “No alle Cave”, quelli rettangolari, verdi, con la scritta rossa, ritirati e debitamente “corretti”, ogni settimana aggiornati con gli eventi dello stesso Comitato, soprattutto con la data delle convocazioni delle assemblee pubbliche in sede, quelle del lunedì: tutto secondo le regole contro le affissioni “abusive”, perché il Comitato è il primo vigile controllore di ciò che non va, figuriamoci se può passare da primo trasgressore!! Si può dire lo stesso di “altri”? Non so…
Ma mentre si disquisiva sui cartelli, a proposito di rispetto della legalità, nei giorni scorsi ignoti hanno fatto sparire la bandiera della lista Civica “Frazioni e Castelfranco” che sventolava di fianco alla porta della sede del Comitato No alle Cave di Via Ugo Bassi 6… E, arrampicato sul davanzale di una finestra, proprio lì di fronte, si notava un Babbo Natale gambizzato, ridotto di due quarti. Che dire? Possiamo stare tranquilli, perché presto ci sarà il “Grande Fratello” in zona Torrazzo, pronto ad immortalare i carri allegorici del prossimo Carnevale ma non questo lato di strada dove si potrà continuare a “giocare” indisturbati a rubabandiera e al taglio del Babbo Natale (la crisi non ha risparmiato nessuno..). Così va la vigilanza a Piumazzo.
Andrea Rovatti, neo-Presidente del Comitato “No alle Cave” non perde tempo in chiacchiere, preferisce agire, è uno abituato a “fare il primo passo” e ad essere seguito, è uno che “quello che dice fa”, a costo di rimetterci, perché la sua parola è “sacra”: dopo aver provveduto a “legalizzare” i cartelli “No alle Cave”, incollando personalmente su ogni cartello le dovute strisce adesive di “aggiornamento”, adesso è in cima ad una scala per riposizionare il vessillo della Lista-Comitato, ancora più in alto di prima… La metafora sorge spontanea: “il Comitato c’è, nessuno lo può far sparire, c’è e qui resta a vigilare sul territorio (altro che “Grande Fratello”!), con una nuova bandiera, che è sempre la stessa, e con gli stessi ideali, se possibile ancora più alti!”.
Il Comitato c’è, ma qualcosa è cambiato: partiamo dal gradino più alto della scala, dal suo direttivo, rinnovato di recente. Enzo Rubbiani, storico Presidente, dopo tre anni “di fuoco”, ha rassegnato le dimissioni. Motivo? “Al 70% per stanchezza…”, ha così sintetizzato aggiungendo un “Largo ai giovani!”, a significare la sua presenza comunque operativa ma “dietro le quinte”. E’ cambiato il direttivo “ma non sono cambiate le escavazioni” (mi suggeriscono): a novembre 2011 Andrea Rovatti è stato eletto nuovo Presidente del Comitato, Cristian Costantini vice Presidente al posto di Gianni Monduzzi, il quale ha mantenuto la carica di tesoriere e ha assunto anche quella di Presidente della Lista (da vice Presidente con Fausto Negrini, a Presidente, dopo la scomparsa di Luigi Balestri), mentre Nadia Marchesini è rimasta segretaria.
Conosciamo meglio il nuovo Presidente…
Quarant’anni appena compiuti, dal 1996 addetto al reparto corse della Ferrari (materiali compositi per la Formula 1), Andrea Rovatti è nato a Formigine il 5/1/1972, dove ha vissuto per 28 anni: “poi ho conosciuto una ragazza di Piumazzo e nel 2000 ci siamo sposati. – racconta Andrea – Abbiamo deciso di andare a vivere a Castelnuovo Rangone, a metà strada tra Formigine e Piumazzo. A Castelnuovo ci trovavamo bene: all’epoca il sindaco era Roberto Alperoli, che aveva un’attenzione particolare verso il consumo del territorio, una sensibilità ambientale fuori dal… comune, pretendendo l’esecuzione delle opere compensative prima di concedere il permesso per costruire e non dopo, tanto per fare un esempio… E poi, quando s’inaugurava un’opera pubblica, a tagliare il “nastro” di fianco alle figure istituzionali, chiamava dal primo all’ultimo operaio, un atto simbolico se vogliamo, che però qui non ho mai visto… Sono arrivato a Piumazzo sette anni fa: con due figli nati da poco, l’appartamento di Castelnuovo ci stava stretto e visto che a Piumazzo mia moglie possedeva una stalla con un fienile in Via Ghiarata, abbiamo pensato di ristrutturarla per venirci ad abitare, anche perché a suo nonno avevamo promesso che non avremmo “lasciato morire” quella proprietà… Ogni promessa è debito: nel 2005 abbiamo iniziato a lavorare al progetto e l’anno successivo ha iniziato a prendere forma la prima casa in classe C mai costruita qui nei dintorni, con pannelli fotovoltaici, sistema motorizzato, tutto a risparmio energetico e il tetto coinventato in base alle regole del 2010, pensate però nel 2005… Una casa costruita in un contesto di sostenibilità, con l’intenzione di non consumare altro territorio, anzi di “restituirlo”, dal momento che abbiamo ridotto la volumetria del casale originario: certo, abbiamo speso molto, all’epoca il solare termico costava 7.000 euro a kwh di picco, più installazione e IVA, adesso costa la metà, ma noi ci credevamo, nonostante tutti dicessero “non avrai incentivi dall’Enel, lascia perdere, sei il primo…”. Ho remato controcorrente, ma alla fine sono rimasto soddisfatto: l’impianto produce e i consumi mi hanno ripagato dalle forti spese iniziali. Finita la casa, a maggio del 2008 sono andato in Comune per ritirare l’agibilità e per caso mi sono ritrovato tra le mani un volantino dell’amministrazione comunale che, per venerdì 11 luglio 2008, invitava i cittadini all’illustrazione del nuovo Piano delle Attività Estrattive: il PAE. E così ho scoperto di essere circondato dalle cave… Nel 2005, quando avevo presentato il progetto della casa in Provincia, sapevo già di questo Piano, ma sapevo che avrei avuto le cave solo da un lato e che comunque sarebbero finite con un recupero a parco… Quello che non sapevo è che invece mi sarei ritrovato proprio al centro del mega buco! I miei vicini lo sapevano e avevano venduto, ma a me nessuno aveva detto nulla, pur vedendo che mi stavo costruendo una casa proprio lì: mi sono adoperato anche con la fitodepurazione, anziché scaricare nel fosso come mi aveva suggerito il Comune… Sono andato in Provincia, ma nessuno mi ha mai avvisato, e soprattutto il Comune non mi ha mai avvisato. Allora mi sono detto: o non leggono le carte o non gli interessa… Beh a me interessa! Per me è stato uno schiaffo… Un sabato mattina sono andato in piazza per informarmi e mi sono avvicinato ai primi banchetti del Comitato, nato proprio in quei giorni: c’erano la moglie di Cristian, Gianni Monduzzi, Luigi Balestri e Nene, c’era già un bel fermento… Da lì ho iniziato ad impegnarmi anch’io e sono andato a parlare direttamente con CHI aveva pianificato tutto questo. Un dialogo tra sordi: così era e così è rimasto. Devo dire una cosa: appena arrivato a Piumazzo conoscevo poca gente, ma “grazie” al Piano Cave si è creato un bel gruppo… Persone che mai avrebbero pensato di ritrovarsi insieme, con gli stessi ideali, persone di età diverse, accomunate dall’interesse per la difesa del suolo pubblico… Sembra un paradosso, ma è l’unica cosa positiva di tutta questa storia”.
Tutti sapevano, tranne i cittadini, soprattutto i piumazzesi, i diretti interessati: è infatti il 9/11/2005 quando il Comune di Castelfranco aderisce all’Intesa con la Provincia affinché il Piano Infraregionale delle Attività Estrattive (PIAE), il piano che regola l’attività estrattiva degli inerti utili a soddisfare il fabbisogno di edilizia e infrastrutture di tutta la Provincia di Modena, abbia valenza di PAE Comunale per altri 10 anni, e offre la disponibilità di 5.450.000 mc di ghiaia tutta individuata nel polo estrattivo 12 “California” di Piumazzo. Ma i piumazzesi lo vengono a sapere soltanto il 29/5/2008, in occasione della conferenza organizzata all’Arci di Piumazzo da A.N.E.C. (Associazione Naturalisti Ecologi Castelfranco) e Italia Nostra, sezione di Modena, dal titolo “L’acqua, un bene prezioso. Fiumi e cave di ghiaia del nostro territorio. Quale compatibilità?”. Il 25/6/2008 la Provincia di Modena adotta la variante da PIAE a PAE per 18 Comuni della provincia, l’amministrazione comunale di Castelfranco comunica a Piumazzo questa decisione già presa convocando un’assemblea all’Arci per l’11/7/2008 e a Piumazzo nasce l’idea di formare un Comitato di cittadini. Il 28/7/2008 si costituisce ufficialmente il Comitato piumazzese “No alle Cave”, Enzo Rubbiani viene eletto Presidente all’unanimità.
“L’idea di formare il Comitato è nata al bar del prete, una domenica mattina alle 11, mentre si beveva l’aperitivo… – s’inserisce Gianni Monduzzi – C’eravamo in tre: Luigi Balestri, Enzo Rubbiani ed io. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: non facciamo qualcosa? Ed è partito il gruppo, che poi da 13 soci fondatori si è allargato a buona parte del paese: le riunioni in biblioteca, gli studi e tutte le iniziative per informare la gente, dalla biciclettata alle serate in piazza, fino alla nascita della lista civica Frazioni e Castelfranco, che alle elezioni amministrative del 2009 ha guadagnato il 10,46% dei voti, mentre a Piumazzo il PD ha perso il 38%: e molti di questi hanno manifestato il dissenso disertando le urne”.
L’8/9/2008 si svolge il primo incontro tra il sindaco Sergio Graziosi, l’assessore all’Ambiente Alfonsino Simoni, Enzo Rubbiani e Gianni Monduzzi e, una settimana dopo, salta fuori un volantino che reclama “8 novità e un impegno”. Tra le novità, la localizzazione del frantoio che da Piumazzo sarebbe dovuto andare al Polo 9 di San Cesario e l’”impegno”, un tavolo di garanzia composto da amministratori, tecnici comunali e cittadini, con il coinvolgimento del Comitato… “Tavolo di garanzia? Mai visto – dice Monduzzi – Non ci hanno mai chiamati!”.
Il Comitato, avvalendosi di tecnici e geologi, produce un’enormità di osservazioni al Piano che indirizza al Comune per le controdeduzioni. Ma è soprattutto per le forti contestazioni da Piumazzo (biciclettata con 400 persone, una raccolta di 4.067 firme, anche il parroco del paese schierato contro questo “scellerato piano cave”…), che il Comune di Castelfranco chiede alla Provincia una diminuzione dei quantitativi di materiale estraibile previsto nel Polo 12 “California”.
A gennaio 2009 viene “congelato” per due anni il 25% dei volumi estraibili pianificati nell’intero PIAE e si ottiene anche un ulteriore sconto di 1.000.000 di mc, con un ricalcolo di tutto il Piano e il risultato di un quantitativo massimo autorizzabile di 4.500.000 mc per Castelfranco, in tre fasi di scavo della durata complessiva di 8 anni, più 2 anni per i ripristini: 1.700.000 mc nelle cave vecchie e nuovi scavi nelle aree di espansione, 1.800.000 mc della seconda fase, dopo i ripristini legati agli scavi della precedente fase e 1.000.000 mc della terza fase, autorizzabile solo previa verifica positiva del fabbisogno al 2013, da parte di Provincia e Comune. In caso di verifica negativa, la terza fase non sarà mai attuata. Quindi, potenzialmente, i volumi estraibili scendono a 3.500.000 mc. Potenzialmente.
Qualcosa il Comitato ha ottenuto, anche se non è riuscito a bloccare il Piano (una chimera…): il PAE, infatti, viene comunque approvato dai consiglieri di maggioranza PD (solo il consigliere dell’IDV Gennaro Maione non parteciperà alla votazione), nel consiglio comunale del 10 marzo 2009, a tre mesi dalle elezioni amministrative, nella sede straordinaria del teatro comunale Dadà, dopo la sospensione del precedente consiglio del 2 marzo per le sonore contestazioni del Comitato No alle Cave. Contestualmente il piano viene approvato nei consigli comunali degli altri 17 Comuni aderenti all’intesa, fino ad arrivare alla definitiva approvazione del PIAE in consiglio provinciale, il 16/3/2009.
L’area designata dal nuovo PAE di Castelfranco, quella originaria (cioè quella circoscritta dalla famosa RIGA ROSSA) si trova a 300 metri dall’abitato di Piumazzo: ha una superficie di 1.300.000 metri quadrati (tre volte il paese di Piumazzo, pari a 120 campi da calcio…), comprensivi dei 433.000 metri quadrati del precedente PAE e interessati da un ulteriore approfondimento di scavo di circa 5 metri… Area poi ridotta del 35% (ma, attenzione, la linea rossa “è sempre lì, nessuno l’ha cancellata…”, come è sempre lì quel milione congelato…). Il Polo estrattivo si trova in una zona prevalentemente agricola dove risiedono una ventina di famiglie, tra le quali quella di Andrea Rovatti. Prima dell’inizio degli scavi dovranno essere effettuati interventi di mitigazione (per contenere rumore e polveri), l’adeguamento della viabilità per bypassare l’abitato della California e agevolare il transito dei mezzi pesanti da e per Via Martiri Artioli, Via Muzza Corona e Via Ghiarata (tratto verso Bazzano), piste ciclabili tra Piumazzo e la California, il tombinamento dello Scolo Muzza e la realizzazione di piezometri per il monitoraggio della falda idrica.
A che punto siamo?
“Il 26 gennaio hanno iniziato a scavare il residuo “dimenticato” e subito autorizzato del PAE del ’97, variante 2004, pari a 36.500 mc in Cava Rondine 2 (leggi l’estratto dal consiglio comunale del 30/11/2011: http://www.lacarbonarablog.it/?p=18190). – spiega Andrea – Poi è arrivata la neve e si sono “congelati”, ma hanno ricominciato appena possibile… Siamo ancora nel vecchio Piano, che include anche quel noto residuo di 29.500 mc… E non bisogna guardare solo ai metri cubi, cioè alla quantità, ma anche alla profondità di scavo, perché sono andati ben oltre i 15 metri (a 17,5 m), come in Cava San Giacomo, dove peraltro adesso si vuole fare un “meleto” come ripristino, su un terreno dove sotto non si sa cosa c’è.
Bisogna contare i camion che escono dalla cava e controllare quanto trasportano, anche se non esiste una pesa pubblica per farlo (sempre se lo si vuol fare). La cartellonistica è carente (a proposito di cartelli…), mancano le recinzioni. E bisogna verificare dove scavano, se si oltrepassa il limite autorizzato: una cosa possibile solo con i carottaggi. E’ accertato che una ditta abbia scavato tre metri oltre il confine, da una parte, e fino a 14-12 metri da un palo Enel quando avrebbe dovuto tenersi ad una distanza di 20 metri, ma il sindaco ha risposto che le verifiche (con relative sanzioni, semmai le verifiche dessero ragione…) si possono fare solo a seguito di una denuncia. Non basta comprovare che il Piano non è stato rispettato e che quindi questa ditta ha trasgredito, mostrandosi inaffidabile, per cui alla stessa non dovrebbero essere concesse altre autorizzazioni a scavare. Ci sono rilievi del 2006 che lo provano… E quando una ditta è inaffidabile, non ha rispettato il Piano e dunque le regole, al Comune dovrebbe “scattare” il dovere del controllo… Perché non lo fa? Perché si continua a “fare finta di niente” anche quando scompaiono i paletti inamovibili?
E parliamo di opere compensative scritte e deliberate: secondo il nuovo PAE c’erano alcune opere prioritarie al rilascio di nuove autorizzazioni, come la rotonda a Ponte Rosso e altre opere viarie. Ma ancora non si vede nulla… Questi interventi dovranno essere realizzati prima che inizino i nuovi scavi: per ora sappiamo solo di una ciclabile a lato cava, tra via Salvetto e Via Arboreo, nata e morta lì (fatta passare come opera compensativa per quel “residuo” improvvisamente apparso di 36.500 mc) e che, in futuro, dovrebbe raccordarsi al parcheggio del Kiwi tramite un altro tratto di ciclabile, probabilmente a spese della nuova Coop che andrà a sostituire il Kiwi. Mentre con la richiesta di far pagare l’ICI/IMU ai cavatori sui terreni ex agricoli, siamo fermi (leggi: http://www.lacarbonarablog.it/?p=18644): il problema è che non sanno come calcolarla. Entro il 31 marzo tutti i Comuni dovranno emettere il nuovo regolamento ICI/IMU e potrebbe essere l’occasione per introdurla. Sarebbe una vittoria nostra e degli altri Comitati e Liste Civiche: la stessa proposta è stata avanzata anche a San Cesario, ma soprattutto a Savignano, dove governa la lista civica dei cittadini “Insieme per Savignano”, supportata dal Comitato “Tutela e territorio”… Appena parte Savignano, è fatta”.
S’inserisce Cristian Costantini, vice Presidente del Comitato, 39 anni, vigile del fuoco alla Fiat, dislocato a Maranello, guarda caso, proprio nello stesso reparto dove lavora Andrea: è lì che si sono incontrati per la prima volta e poi si sono ritrovati a Piumazzo, con gli stessi intenti: “Chiedere ai cavatori il pagamento dell’ICI/IMU non significa che accettiamo le cave: lo consideriamo un incentivo per affrettare i ripristini, perché l’imposta si paga su quel terreno che è classificato come agricolo ma è destinato ad attività estrattiva (quindi non agricola) finché con il ripristino non cambia destinazione…”.
Il Comitato non ha mai smesso di lottare, percorrendo senza mai scoraggiarsi la via politica, legale e mediatica, a colpi di esposti e ricorsi, anche al TAR e in Procura, contro quello che chiama “uno scempio ambientale programmato”. “…Che continuano a portare avanti e che noi continuiamo a contrastare. – continua Andrea Rovatti – Scavare terreni fertili per togliere ghiaia e poi abbandonarli, quando abbiamo il fiume Panaro… Scavate lì, se proprio dovete farlo: non costa nulla e si tengono puliti i fiumi, cosa che bisognerebbe fare almeno ogni 10 anni. Fare i buchi in campagna è una pazzia! In consiglio comunale è emersa spesso la nostra buona fede e la loro malafede provata: perseguitano nell’errore, dico che parlano con “lingua biforcuta”, perché alla stessa domanda non ricevi mai la stessa risposta… Come fai a fidarti? Ed è inutile appellarsi al senso civico, quando manca la volontà: è questo il problema, ormai lo abbiamo capito. Togli civiltà ad un paese (Piumazzo) quando gli neghi certi servizi (vedi vigili e cimitero, per esempio) e la gente non si sente tutelata, non si sente considerata, perde fiducia… E’ una questione di civiltà, ma anche di corretta pianificazione”.
“Siamo determinati e decisi più che mai a contestare questo piano. – incalza Cristian Costantini – Non possiamo bloccare l’attività estrattiva autorizzata, purtroppo, ma possiamo bloccare l’idea delle cave in sé, oltre che per le falde, per il consumo del territorio. L’agricoltura va salvaguardata, il mondo sta cambiando, la terra è il nostro futuro: sono nato qui, i miei nonni sono agricoltori, sento molto l’appartenenza alla terra, sono in simbiosi con l’Ambiente. Il nostro obiettivo è che si smetta di scavare in un territorio ricco di falde, per la tutela della salute e del territorio. Lottiamo per questo: siamo stati la novità, in sinergia con la lista civica, una lista che politicamente non riesci ad inquadrare perché siamo lontani dai partiti e facciamo opposizione direttamente sul territorio. All’interno del nostro gruppo si discute ed è questo il bello, perché alla fine troviamo sempre una soluzione condivisa.
Gente di tutte le età che dialogano tra loro, anche i giovanissimi partecipano, coinvolti soprattutto nelle nostre iniziative e siamo tutti volontari: ci crediamo e andiamo avanti… Il Comitato non è nato per contestare “tanto per”, ma per dialogare e vorremmo essere ascoltati: quando c’è da fare del volontariato siamo sempre disponibili. Il 19 giugno dell’anno scorso abbiamo coinvolto i bambini a “ripulire” Piumazzo, un pretesto per far conoscere il paese e per far crescere la sensibilità ambientale, un’iniziativa che ripeteremo. Come ripeteremo la biciclettata a bordo cave, magari estendendola a tutto il “quadrilatero dello scavo” (San Cesario, Piumazzo, Savignano, Bazzano), perché non tutti riescono a rendersi conto dell’estensione del buco finché questa devastazione non la vedono con i propri occhi…”.
Essere propositivi e all’occorrenza rimboccarsi le maniche e scendere in campo a dare il buon esempio per primi è un requisito della gente del Comitato: il Presidente Andrea Rovatti, per esempio, è anche assistente civico volontario davanti alle scuole di Piumazzo. “Stavo accompagnando mio figlio a scuola, quando mi sono accorto che mancava la vigilanza: – spiega Rovatti – invece di lamentarmi e pretendere “l’impossibile” (sappiamo che la polizia municipale è sott’organico, ecc. ecc.) mi sono offerto volontario… Subito dopo eravamo in tre. Il Comitato, comunque, non si occupa solo di “cave”, che è solo uno dei problemi d’interesse generale che seguiamo: il Comitato è nato a difesa dell’ambiente e della salute “a tutto tondo”. Ci siamo occupati dei lagoni, se erano stati effettuati i controlli dall’Arpa (e qui sorgono i dubbi, perché si riempiono ma non sono mai pieni, com’è possibile? Evaporazione?), del Cimitero (solo 85.000 euro?), della scuola (con conseguenti problemi di viabilità, parcheggi…), del parco, del fossato dal torrione che è una cosa indecente… La verità è che da parte dell’amministrazione comunale non c’è sensibilità verso la frazione più grande di Castelfranco: Piumazzo”.
Il prossimo passo del Comitato? “C’è molta carne sul fuoco. – risponde il Presidente – Meno clamore, meno manifesti, più lavoro di puntiglio, lavoro tecnico… e sorprese in arrivo”.
Ho capito: c’è una bomba innescata che sta per esplodere. Aspettiamo…
Alessandra Consolazione




























ALMO
Comitato No alle Cave
Gruppo Consigliare Comunale Lega Nord Padania Castelfranco Emilia
Gruppo Consigliare PDL Castelfranco Emilia
Lista Civica Frazioni e Castelfranco
Motoclub Motopantegane
Movimento 5 Stelle Castelfranco Emilia
Partito Democratico di Castelfranco Emilia
SanCesario.com
Vivi San Vito
ciao sono un ragazzo di piumazzo nato vissuto sempre qui.se mio padre potesse leggere questo articolo ne sarebbe molto contento e orgoglioso che persone semplici e oneste continuino quello in cui lui ha sepre creduto …la tutela del territorio e il rispetto delle persone che ci vivono e nel mio piccolo avrete sempre il mio sostegno grazie a tutti quelli del COMITATO!!!!!!!!
Cave, business di una casta intoccabile. Le imprese pagano da 20 anni le stesse tariffe
Secondo il Movimento 5 Stelle la Regione Emilia Romagna avrebbe avuto un mancato introito per 200 milioni di euro. “Ma è stato fatto consapevolmente, sono mesi che rimandano ”
Era l’inizio dell’aprile del 2011 quando il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani parlò di un imminente aggiornamento dei costi per le attività estrattive. A quella promessa ne seguirono molte altre, tutte rimaste sulla carta. Oggi le tariffe per le ditte che estraggono sabbia e ghiaia sono le stesse del 1992, non un centesimo di più, non un centesimo di meno. E i cavatori continuano a lavorare allo stesse condizioni di 20 anni fa. Un immobilismo che, secondo il Movimento 5 stelle, costa molto caro ai bilanci pubblici: rivedere i canoni di cava porterebbe alle casse di viale Aldo Moro 20 milioni di euro in più ogni anno. In altre parole, dal 2000 a oggi la Regione avrebbe potuto guadagnare più di 200 milioni di euro. “E allora perché continuare a rimandare il più possibile, quando ci sono comuni schiacciati dai tagli?” chiede il consigliere Giovanni Favia.
In Emilia Romagna i canoni di concessione versati dalle aziende specializzate nell’estrazione di ghiaia alla Regione oscillano tra i 46 centesimi e i 57 centesimi al metrocubo, come stabilito dalla delibera regionale 70 del 1992. Il costo dipende anche dal tipo di materiale estratto. Tra i più economici c’è l’argilla, mentre il gesso è uno dei più cari. Questo significa che la Regione, ogni anno ottiene in media circa 6 milioni e mezzo di euro. Briciole se si considera che, con un adeguamento, la cifra potrebbe triplicare, portando una boccata d’ossigeno alle casse dell’ente. Con una proposta di legge ispirata alla regolamentazione adottata in Inghilterra, dove viene fatto pagare anche il costo ambientale e sociale degli scavi, il Movimento 5 stelle propone di alzare le tariffe, portandole a un massimo di 2,28 euro a metro cubo. “Applicando un prezzo minimo di 1,8 euro a metrocubo e massimo di 2,2 euro, viale Aldo Moro potrebbe incassare 20 milioni di euro in più alla anno”.
Non è la prima volta che il Movimento 5 stelle accende i riflettori sugli oneri di cava. In passato ha più volte sollecitato la giunta di Errani a mettere in pratica gli impegni presi ormai più di un anno e mezzo fa. La prima promessa, firmata dall’assessore alla Difesa del suolo, Paola Gazzolo, risale all’autunno 2010 e si traduce, in primavera, nell’approvazione di una risoluzione che impegna la giunta all’aggiornamento delle tariffe. A dicembre il sottosegretario alla presidenza del consiglio regionale Alfredo Bertelli rassicura l’assemblea: “Entro gennaio pronta la delibera per rivedere i canoni e la disciplina delle attività estrattive”.
Annunci su annunci rimasti però senza riscontri. Le tabelle dei costi a carico delle aziende escavatrici non sono mai state ritoccate. “Da mesi ci dicono di essere pronti ma intanto siamo arrivati ad aprile e non abbiamo ancora visto niente – punta il dito Andrea Defranceschi, capogruppo del Movimento in Regione – Forse c’è il timore di andare a danneggiare gli interessi di alcune aziende, che anni fa hanno finanziato l’ascesa politica di alcuni esponenti del Pd in Regione”. Il riferimento è alla ditta Frantoio Fondovalle di Modena, specializzata, tra le altre cose, nell’estrazione e nella lavorazione di ghiaia e nella produzione di asfalto e calcestruzzo. Nel 2000, secondo Defranceschi, l’azienda modenese contribuì alla campagna elettorale dell’attuale assessore alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli. “Dopo aver fatto il piano delle attività estrattive, quando lavorava alla Provincia di Modena, si è visto finanziare la campagna elettorale per entrare in Regione”.
Intanto, mentre la giunta emiliano romagnola continua a indugiare, a dicembre 2011 la Lombardia, una delle prime regioni per quantità di materiale cavato, ha aggiornato le tariffe: oggi per estrarre ghiaia si sborsa circa il 50% in più rispetto all’Emilia Romagna. “Non possiamo più permetterci di aspettare ancora – conclude Defranceschi – non c’è alcuna giustificazione se non quella di proteggere gli interessi dei cavatori, che sono esorbitanti”.
Secondo una ricerca di Legambiente del 2011, in Italia l’estrazione della ghiaia è un business a nove zeri. Se ogni anno alle regioni arrivano in tutto circa 36 milioni di euro dagli oneri di cava, le ditte guadagnano dalla vendita del materiale estratto (che serve per produrre cemento e calcestruzzo, ingredienti base per costruire case e strade) quasi trenta volte tanto, ossia 1 miliardo e 115 milioni di euro. In questo contesto, l’Emilia Romagna, con le sue 296 cave attive, è la prima regione per quantità di argilla estratta: più di 1,2 milioni di metri cubi, su un totale di 8,4 milioni.
Giulia Zaccariello