Terremoto: i compiti della politica tra emergenza e ricostruzione

8 giugno 2012
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© Ph: Alessandro Accorsi

Il terremoto che ha piegato ma non spezzato l’Emilia Romagna, sta mettendo a dura prova la vitalità di un territorio che, negli anni, ha dimostrato di essere all’avanguardia nella creazione di un ricchissimo tessuto di piccole e medie imprese e per gli elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile. Un tessuto industriale fatto di eccellenze e competenze diffuse e che, adesso, per ripartire ha bisogno delle fondamenta: risorse e spazi fisici, in primo luogo.

L’urgenza consiste, senza dubbio, nel dare un tetto ai cittadini delle zone più colpite dal sisma e da questo punto di vista le iniziative sorte per impegno dei gruppi di cittadinanza attiva – che stanno raccogliendo centinaia e centinaia di disponibilità di abitazioni sfitte o stanze inoccupate e offerte calmierate di camper e roulotte – si sposano alla perfezione con l’intenzione del Presidente della Regione Vasco Errani di puntare sul patrimonio abitativo inutilizzato per contrastare l’emergenza; una scelta giusta perché evita di rispondere ad un dramma con ulteriore consumo di suolo e soluzioni improvvisate, come accadde con le new town abruzzesi, e permette quindi di dedicare tutte le risorse alla ricostruzione, mentre si restituisce un tetto a chi ne ha un bisogno immediato.

Ma non c’è soltanto questo aspetto.

© Ph: Alessandro Accorsi

In prospettiva, le maggiori preoccupazioni riguardano: la necessità di restituire dignità alle persone attraverso un lavoro sicuro, qualificato e stabile; la tutela dei cittadini dai tentativi di sciacallaggio che speculano su condizioni già drammatiche; l’intervento per scongiurare il disfacimento del tessuto produttivo e i rischi di delocalizzazione; una risposta rapida nella risoluzione dei problemi nei settori fondamentali della scuola e della sanità giacché molte strutture pubbliche risultano inagibili o deteriorate; la promozione di politiche industriali e sociali che rilancino, ripensino e finalizzino le produzioni; un rapporto equilibrato tra snellimento delle procedure e reintroduzione della logica del controllo pubblico nella definizione di norme per le costruzioni civili e industriali che siano adeguate al mutamento delle cartine sismiche nei nostri territori; il tornare a dare slancio e freschezza agli spazi ed ai significati della socialità e dell’interculturalità; il recupero possibile del patrimonio culturale ed artistico devastato perché storia, memoria, bellezza e cultura di una comunità non possono essere disperse.

© Ph: Alessandro Accorsi

Per mettere in campo le risposte adeguate, però, c’è bisogno di un largo processo partecipativo che affianchi le Istituzioni nelle scelte per convogliare le risorse – che giungono e giungeranno dai livelli nazionali e regionali – verso obiettivi condivisi e definiti; nonché di un’attenzione potenziata rispetto a possibili ed inquietanti presenze della criminalità organizzata nel percorso della ricostruzione. Il contributo delle forze sociali e politiche, dell’associazionismo e dei cittadini può essere decisivo e la scelta del decentramento – con il Presidente della Regione nominato commissario e i sindaci dei Comuni interessati dal sisma nominati vice-commissari – va in questa direzione.

Occorre, in sostanza, legare il progetto complessivo della ricostruzione al coinvolgimento diretto delle comunità interessate, ad esempio attraverso l’adozione della legge regionale 3/2010 sulla partecipazione fra gli strumenti da utilizzare, perché la qualificazione della democrazia come metodo inclusivo di governo è un fattore decisivo di garanzia di qualità della ricostruzione, all’opposto di recenti esperienze che hanno fatto dell’emergenza la condizione di sottrazione alle normali regole e controlli, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Avrebbe senso, ancora, porsi la domanda su come impostare, nei contenuti, il percorso della ricostruzione. Ovvero provare a riflettere, pubblicamente, sul nostro modello di sviluppo economico, ambientale e sociale. Dalla messa in sicurezza del territorio quale prima e indifferibile opera pubblica, al porre in discussione la priorità di certe opere infrastrutturali (si pensi, per i territori interessati, all’autostrada Cispadana), dalla promozione di stili di vita sobri e sostenibili, al come garantire piena ed effettiva sicurezza (fisica ed economica) per le persone che lavorano perché non sono le esigenze del mercato, bensì è la sicurezza a rappresentare la prima misura del lavoro.

Giuseppe Morrone – Coordinatore Federale SEL Modena

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