Arriva il 1° Expo a Ca’ Ranuzza: quattro giorni di festa

10 giugno 2012
di

da sx: Barbara Padovan, Andrea Balboni, Massimo Veronesi, Luca Melotti

Per tutti i sostenitori delle feste “che mancano” nel più grande parco cittadino (Ca’ Ranuzza) e per il dispiacere di chi invece di queste feste non sente affatto la mancanza, è in arrivo una grande novità decisa quasi all’ultima ora per sopperire all’assenza (dopo 19 anni) della storica “Sagra dell’Agricoltura”. Si tratta del 1° Expo di Castelfranco Emilia, in uno spazio di 1.000 mq nell’area verde di Ca’ Ranuzza, con stand espositivi, musica, cabaret, giochi per bambini (perfino le “bolle sull’acqua”), ristorante e beneficenza da giovedì 12 a domenica 15 luglio 2012.

Qui le associazioni di volontariato locale non c’entrano: l’idea è di un privato, un’azienda castelfranchese doc (“Le Pagode”), che si occupa dell’allestimento di tensostrutture in tutta Italia, da Aosta a Mazzara del Vallo e che recentemente, nella Bassa Modenese terremotata, ha provveduto a montare gratuitamente 10.000 mq di strutture. Quindi: perché non proporre qualcosa nel proprio Comune di nascita, Castelfranco?

“Collaboravamo con gli organizzatori della Sagra dell’Agricoltura in veste di fornitori della tensostruttura – spiega Massimo Veronesi, titolare delle Pagode – e quando abbiamo saputo che per motivi logistici la ventesima edizione della Sagra non si sarebbe svolta, ci è dispiaciuto molto… Così abbiamo pensato di proporre questa iniziativa, visto che a Ca’ Ranuzza le attrezzature ci sono già (impianto elettrico, luce e acqua), in passato è stato fatto un certo investimento, e il parco si presta ad accogliere questo genere di eventi”.

conferenza stampa del 9/7/2012

Il 1° Expo Castelfranco Emilia nasce dalla volontà dell’azienda “Le Pagode” di creare un evento ispirato alle antiche feste di paese: una vera e propria fiera campionaria con oltre 20 espositori (dagli infissi alle macchine agricole, dai pannelli fotovoltaici al mercato di artisti-artigiani), un ristorante tipico romagnolo (ma non ci saranno solo i tortellini…) e spettacoli per tutti i gusti (non-solo-liscio): dal rock anni ’70 e ’80 di giovedì 12, al cabaret del cantautore-comico Sergio Casabianca di Rimini per venerdì 13. Sabato 14, serata di beneficenza “Insieme per l’Emilia” a favore delle popolazioni terremotate con una scuola di balli latino-americani, che si coniuga con l’iniziativa di raccolta fondi “Orgoglio emiliano” (iniziativa della Pro Loco di San Giovanni in Persiceto), sempre presente nell’arco di questa quattro giorni. E, domenica 15 luglio, ci sarà l’orchestra jazz “Born to Swing”. Per i più piccoli: giostre “classiche” e gonfiabili all’avanguardia, oltre alle futuristiche bolle sull’acqua.

“Questa nuova iniziativa è patrocinata dal Comune di Castelfranco Emilia – aggiunge l’assessore Barbara Padovan per l’amministrazione comunale – e si inserisce in un calendario annuale di 50-60 manifestazioni per arricchire ancora di più il programma estivo castelfranchese, anche se Castelfranco è ormai il comune più “festaiolo” della provincia… L’iniziativa tende a coniugare la valorizzazione dell’economia locale dei diversi ambiti produttivi con la contestuale esigenza dei cittadini di trascorrere, soprattutto nel periodo estivo, momenti di divertimento e di aggregazione sociale, tra l’altro nel contesto favorevole cui si presta il parco di Ca’ Ranuzza”.

Alessandra Consolazione

PROGRAMMA

1° EXPO CASTELFRANCO EMILIA – 12-15 luglio 2012 Parco Ca’ Ranuzza

Giovedì 12 luglio

Ore 21: Old Rock Band in “I favolosi anni 70-80”

Venerdì 13 luglio 2012

Ore 21: Sergio Casabianca Show

Sergio Casabianca è un cantautore riminese caparbio e tenace ed è l’anima del “Festival della musica sciancata” di Rimini.

Sabato 14 luglio

Ore 21: Latini insieme per l’Emilia

Spettacoli di ballo latino-americani di beneficenza per le popolazioni terremotate.

Domenica 15 luglio

Ore 21: Born to Swing Jazz Orchestra

L’orchestra jazz Born to Swing, attiva dal 1981 e composta da tredici elementi, esegue un vasto repertorio di brani jazz-swing dall’origine sino ai giorni nostri.

Raccolta fondi per i Comuni terremotati con “Orgoglio Emiliano”

c/c IT86P0611537061000000002658

www.orgoglioemiliano.org

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11 risposte a Arriva il 1° Expo a Ca’ Ranuzza: quattro giorni di festa

  1. 10 luglio 2012 at 10:35

    Il parco va vissuto attivamente, ben vengano le iniziative, se svolte in maniera intelligente e rispettosa della libertà di tutti.
    Purtroppo per i residenti i disagi ci sono e ci saranno, speriamo solo che il fracasso non si protragga oltre i limiti della norma.
    Chi abita nelle vicinanze è evidentemente discriminato dalle attività che si svolgono nel parco e a differenza di tutti gli altri se una sera vuole starsene in pace non può farlo (per tutti gli altri basta non presentarsi al parco…), è obbligato a sorbirsi sempre l’inevitabile rumore prodotto dalle iniziative.
    Speriamo bene!!!

  2. Alberto Schiavi
    10 luglio 2012 at 16:59

    Mi chiedo perchè mai il comune deve mettere a disposizione di una azienda privatissima che fa utili privatissimi il più grande parco pubblico di Castelfranco. Delle due l’una, o sti qui sono raccomandati dal Padreterno in persona o i nostri amministratori non hanno nessuna idea di cosa sia uno spazio pubblico (nel caso possono cominciare a farsene una consultando la relativa voce su Wikipedia).
    E poi l’assessore alla sicurezza, quello che dovrebbe vegliare anche e soprattutto sul patrimonio pubblico che si mette lì a tessere le lodi dell’iniziativa come un qualsiasi piazzista da mercato. Pentoleee, infissiiii, limonateeee!
    Poi l’ Expò? Ma siamo matti? Infissi, macchine agricole, pannelli fotovoltaici, porte blindate e altri manufatti di bella utilità non son cose da esporre nei parchi. I parchi hanno già una funzione propria cioè quella di dare refrigerio, ossigeno, svago, riposo, meditazione, silenzio, ripeto SILENZIO ai cittadini. C’è pure una legge che lo dice chiaro e tondo. Non possiamo trasformare sempre e tutto un mercato.
    E questi sono pure gli ex-comunisti, quelli che combattevano l’economia di mercato: adesso capisco come mai hanno perso su tutta la linea: mancava la motivazione, in realtà stavano col “nemico”.
    Usino per tali “expo-sizioni” i piazzali dei centri commerciali o i parcheggi di periferia e lascino i parchi a chi vuole viverli per ciò che sono, da sempre.
    La defunta e non rimpianta festa dell’agricoltura (agricoltura si fa per dire, c’erano più camion che piante) era solita “restituire” (bontà loro, grazie di cuore) il parco ai cittadini in condizioni pietose, al limite dell’indecente, speriamo che la cosa non si ripeta con questa ennesima trovata degli amici degli infissi in alluminio.
    Infine un cenno alle 50-60 iniziative del comune più “festaiolo” della provincia.
    Primo: che matematica usano costoro visto che 60 iniziative sono più di una alla settimana e proprio non mi pare sia così a meno che non rientrino nella categoria “eventi” anche le pizze tra amici ed i gelati serali leccati in compagnia.
    Secondo: non è un titolo del quale andare fieri in tempi di crisi, disoccupazione, miseria e di terremoti. Per il futuro, per favore, un po’ meno feste e un più serietà.

    • Dada
      15 luglio 2012 at 01:16

      Per fortuna il mondo e’ popolato da diverse persone con pensieri diversi e motivazioni.il suo pensiero sicuramente personale dovrebbe anche spiegare il perche’ visto che le feste non piacciono a lei non devono piacere agli altri. Avra’ i suoi motivi giusti o sbagliati che siano, ma prima di criticare e parlare a vanvera secondo me dovrebbe capire e riflettere. Se un’azienda privata ha voglia di fare qualcosa per la sua città naturalmente lo fa per come sostiene lei solo per interesse ma se servono le strutture per i terremotati,allora deve essere disponibile, sempre pronta e chiedere il meno possibile. Nessuno pensa che dare delle strutture a lungo termine toglie guadagno ad un’azienda ma nonostante ciò “le pagode” hanno accettato pur di aiutare la propria regione. Si e’ chiesto se viene pagata l’azienda per questo servizio? Si e’ chiesto se per fare questa manifestazione ha investito del proprio. Non creda che fare una manifestazione sia tutto guadagno e per i periodi di crisi bisogna dire grazie se si arriva a pareggiare i conti. Invece di criticare perché non prova a riflettere che magari questa manifestazione in un periodo difficile per la gente , causa terremoto, sta dando un momento di serenità e di divertimento? Io solo per questo dico bravi a tutti quelli che hanno creduto nel progetto, che hanno investito e partecipato e spero proprio che ci sia anche una seconda edizione .. Che ti piaccia o no la gente ha voglia di divertirsi, ridere, scherzare, mangiare e ascoltare e di certo 4 giorni di festa non disturbano o rovinano un parco nato per essere frequentato e per quanto riguarda il silenzio si ritrova anche in mezzo a 1000 persone basta saperlo cercare. Non ho nulla contro di te quello e’ il tuo pensiero e questo e’ il mio. Sicuramente se le pagode leggeranno questo blog x l’anno prox potranno migliorare gli spazi espositivi includendo anche categoria di vendite che si ispirano alla natura, x quest’anno proprio perche’ e’ stato organizzato all’ultimo hanno trovato solo quelle persone che hanno creduto nel progetto ,per loro era importante partecipare e dare forza alla manifestazione. Parli di poca serietà ma quindi chi raccoglie fondi per i terremotati non e’ gente seria o forse tu sei uno di quei fortunati che il terremoto non gli ha provocato nessun problema e quindi tutto questo ti sembra inutile.in questo momento inutili sono le parole molto più utili sono i fatti e l’expo di Castelfranco Emila privata o non sta dando fatti e non parole.

      • FB
        15 luglio 2012 at 19:59

        Leggendo questo commento mi vengono in mente i New Dada, gruppo marpione degli anni ’60 fondato da Maurizio e mi viene in mente il teatro Dadà alle origini, completamente dipinto in nero ed infrequentabile come fosse bastato appioppargli un nomignolo presuntuosamente culturale ed ammiccante e farlo originale e costoso.

        Si possono fare fiere, ma tali restano. Solo chi non ne è cosciente o è in cattiva fede od è poco lucido non se ne accorge. Anche i festival de L’Unità sono diventati delle fiere succubi della ragioneria, ma almeno nemmeno il PD ha ormai la faccia per chiamarle feste di popolo o culturali.

        Che cavolo c’entra il terremoto ed il farne prediche e moralismi e tessere lodi… ormai lo sanno tutti che la migliore forma di promozione aziendale non sono i caroselli ma fare il magnanimo e curare la propria immagine. Le Amministrazioni chiudono sempre un occhio coi benefattori.
        Prendiamo ciò che danno i privati , ma se lo fanno in modo disinteressato poi non dovranno chiedere nulla in cambio. E non facciamo contumelie sulla progettualità. Non vorrei che in cambio ci fossero contropartite od interpretazioni “amiche”, per quanto legali, in caso di necessità.

        Nel nostro territorio sono state concesse facoltà per lagoni di raccolta delle deiezioni suine, ma sappiamo in tanti a chi conveniva, le aziende che c’erano alle spalle, i condizionamenti (chiamiamola così) che quelle aziende esercitavano, grazie alla loro faccia magnanima, su Amministrazione ed alcune entità ecclesiali. Coloro apparivano sempre molto buoni e generosi. Occhi aperti! Potranno esistere novelli “Lorenzo de Medici”, ma non ci credo. Se l’economia funziona in un certo modo una buona tecnica è imbrigliare le mani in modo legali o pseudolegali alle Amministrazioni. L’importante è verificare che non ne derivino danni alla collettività, l’Amministrazione ne è moralmente obbligata.

        Visto che si parla di gente che crede a questo progetto, chiedo quale sia il progetto e quali siano le finalità? Ovviamente non ce l’ho con le Pagode per partito preso, non so nemmeno chi siano e li ringrazio se fossero disinteressati, ma mi chiedo che valore abbia ciò che si fa al caRanizza, se sia così diverso dagli stand di una fiera (la si chiama fiera compionaria e non sono parole mie). Perchè non l’organizzano le associazioni di categoria o la Camera di Commercio?
        Il mobilificio Aiazzone è fallito, ma potremmo, in sostituzione, organizzare un bel pullman per Cà Ranuzza… ormai siamo a quel livello… Ca Ranuzza è dell’Amministrazione ed è l’Amministrazione che concede e cavalca. Aiazzone dava il pasto gratis, qui ci sono gli spettacoli.

  3. guglielmo
    13 luglio 2012 at 09:56

    ben detto sign. Schiavi!!!!!!!!!!
    le sue parole sono alte e chiare…..speriamo che chi deve ascoltare …..

  4. Alberto Schiavi
    15 luglio 2012 at 21:25

    Dada. A proposito di serietà: cominci col firmarsi con suo vero nome e cognome. Poi ne parliamo.

  5. Andrea Balboni
    16 luglio 2012 at 11:07

    Scusate ma proprio non capisco dove sia il problema!
    E’ il fatto che l’organizzazione sia in mano ad un privato e non ad un’associazione?
    E’ il fatto che l’amministrazione conceda (a pagamento) un parco pubblico ad un privato per una manciata di giorni?
    E’ il fatto che si usi una porzione di un parco pubblico per una fiera?
    E’ un problema squisitamente “politico”?
    Sono uno di quelli che ha creduto nel progetto, ci ho lavorato con passione perché ho visto nell’azienda che l’ha promosso la volontà di dare il proprio contributo per allietare qualche serata estiva castelfranchese.
    L’Expo è stato un progetto senza dubbio con intenti profit ma che di profit (per le Pagode) non ha avuto un bel niente, si perché creare una fiera come privati significa avere dei costi davvero alti, difficilmente pareggiabili dagli incassi, creare dal nulla un evento del genere significa fare un investimento e credo che l’Expo sia stato un esperimento positivo per tutti, per Le Pagode che ha potuto mostrare le proprie strutture al pubblico, per la comunità che ha potuto rilassarsi con un po’ di musica e cabaret per i 4 giorni della fiera senza dover “sopportare” confusione fino a notte fonda (tutte le serate dono finite intorno alla mezzanotte), per l’amministrazione che ha potuto usufruire della fiera incassando i costi del suolo pubblico e creando una sinergia che gli permette di utilizzare (gratuitamente) la stessa struttura per un ulteriore evento domani sera.
    Credo che questo tipo di sinergie siano importantissime per gli enti locali in questi tempi di crisi economica in cui lo stato Italiano è in difficoltà e le amministrazioni comunali lo sono anche di più. Questo ragionamento vale a prescindere dall’orientamento politico dell’amministrazione… Se poi la contestazione è tratta da una questione di divergenze politiche… beh… alzo le mani e vi auguro una buona discussione!

    Andrea Balboni

  6. Alberto Schiavi
    16 luglio 2012 at 18:00

    Gentile Andrea, il problema sta esattamente nei punti che lei ha indicato.
    Andiamo con ordine. Lo spazio pubblico è tale per due caratteristiche fondamentali che sono l’accesso universale e gratuito a tutti i cittadini (tecnicamente si dice assenza di escludibilità) e la non rivalità nel consumo, nel senso che ogni cittadino ne può goderne a patto di non inficiare la possibilità altrui di usufruire dello stesso bene nello stesso momento.
    Queste due caratteristiche hanno storicamente portato alla formazione di un patrimonio di aree (piazze, strade, parchi,ecc.) il cui uso pubblico, cioè la conservazione di queste importanti ed esclusive caratteristiche, viene garantito dallo Stato nelle sue molteplici articolazioni. Ora lei capisce bene che la concessione (poco importa se a pagamento o gratuitamente) di un parco cittadino ad una azienda privata per scopi commerciali o di business è in contrasto netto con la definizione stessa di spazio pubblico. Anche l’utilizzo della stesso spazio per fiere commerciali è inammissibile tanto è vero che quando ciò accade di solito le amministrazioni si preoccupano di controllare che i beneficiari siano associazioni del territorio ad adesione libera e volontaria e che non operino a scopo di lucro.
    Insomma tutta la fiera Expo’ nulla ha a che vedere con il corretto utilizzo di un pezzo importante di città quale è il suo parco più grande.
    Se poi vogliamo rincarare la dose rimane da discutere il rapporto tra il parco come area verde (obbligatoria per legge) al servizio dei cittadini di Castelfranco ed il suo utilizzo come parterre commerciale con tanto di tendoni, camion, trattori in esposizione ecc. Cos’era quel luogo in quei tre giorni di fiera? Potevamo ancora definirlo parco pubblico? Io credo francamente di no
    Quanto tempo occorrerà al manto erboso per sanare le ferite di tanta frenetica attività? E nel frattempo i cittadini che hanno il diritto a godersi il loro parco cosa devono fare?
    Come vede la politica non c’entra proprio nulla, e solo una questione di rispetto, buon senso ed educazione.
    Alberto Schiavi

    • Willer Comellini
      16 luglio 2012 at 21:17

      Gentile Andrea, apprezzo il la Sua pacatezza e il Suo pragmatismo, una dote sicuramente indispensabile per chi mette in piedi ed organizza fiere ed expo.
      Forse non dovrei scriverne io che forse, diciamo così, sono un poco fuori dai giochi, ma ho la maledetta abitudine di non tacere.

      Mi preme rilevare che la demarcazione tra il politico e l’economico è spesso fittizia e che le due cose s’intersecano spesso. Non esistono soggetti strettamente politici e ruoli strettamente economici. Lo vediamo bene da tante cose ed appare eclatante se pensiamo al Governo Nazionale.
      Non mi appellerei quindi tanto ad una specie di purismo di ruoli che può essere comodo avvalorare, ma che non è sempre significativo e reale (parlo in generale).
      Il caso citato da FB è ben conosciuto a Piumazzo, ogni attore si è mosso nell’osservanza dei propri ruoli, ma la sudditanza nelle decisioni prese, è chiara a tutti. Anche questo è solo un caso ed in sé non è una regola come, allora, non è una regola che l’intersecarsi dei ruoli non produca mai compromessi.

      Ritornando all’attualità conosco la serietà della ditta in questione ed ho apprezzato le sue realizzazioni quando, diversi anni fa, le ho documentate per immagini presso alcuni loro clienti appartenenti ai gruppi cooperativi: Suin com, Coma mobili, l’allora Unibon.
      L’economia ha bisogno dei momenti di promozione ed è perfettamente logico che si cerchino, questo fa parte di un sacrosanto diritto e non credo che le obiezioni ed i dubbi palesati da alcuni fossero rivolti ad una ditta od a più ditte quanto ai ruoli che l’ente pubblico in questione, assume.
      Almeno così le ho percepite o volute percepire anche se espresse, in un caso, in modo veemente, crudo e con pungoli degni di vecchie polemiche avverse al mondo dell’imprenditoria.
      Ovviamente non c’è nulla di male se in caso di necessità oggettiva, intervengono forme di collaborazione pubblico/privato, senza vassallaggi da parte di alcuna delle due parti. Del resto, a chi avesse qualcosa da dire contro questo, si potrebbe facilmente obiettare che le sponsorizzazioni esistono in ogni ambito del pubblico e che si dovrebbe almeno dimostrare l’esistenza di compromessi oltre gli accordi sottoscritti prima di biasimarle. Anche tutte le feste politiche hanno sponsor, dal citato Festival de L’unità alla Festa di Liberazione, come si evince dai calendari delle manifestazioni.

      Credo però che debba esistere una specie di “Imprimatur” culturale dell’Amministrazione pubblica, un valore aggiunto che non può provenire da altri o che non si può ragionevolmente pretendere che venga da privati magnanimi e mecenati perché in un’economia “lineare” questo non può e non deve essere il loro ruolo.
      L’atteggiamento che mi lascia perplesso è quell’atteggiamento del pubblico che decanta i propri valori culturali, le acquisizioni realizzate, che quasi si pavoneggia delle proprie proposte culturali per poi dovere ripiegare mestamente nell’ammissione che i tempi sono duri, che per mantenere le strutture deve rassegnarsi a concedere Cà Ranuzza per una Fiera.
      Da tempo si aleggia anche di un cambiamento di rotta nella conduzione di Villa Sorra e del suo utilizzo, incapace di sopravvivere così come gestita dal Consorzio dei quattro Comuni. Eppure era stata mostrata come un’entità straordinaria per il territorio, di sterminata valenza culturale e piena di opportunità per farci cultura. Ora, più che di queste opportunità, si parla di “opportunità economiche”, di concederla in uso per feste, banchetti e matrimoni. Di farne, insomma, un forte sfruttamento commerciale. Cosa mai fatta in passato se non in una circostanza forse nota a pochi che provocò scandalo, si trattò di un errore oppure quella leggerezza non era tale ed anticipò i tempi? Forse il caso fu ancora peggiore perché non si concesse un parco dietro pagamento ma lo si concesse per ingraziarsi un possibile alleato politico (non servì, comunque, il favorito se ne andò per la sua strada). Come vede, Sig. Schiavi, volenti o nolenti, la politica è sempre entrata nella gestione dei parchi e di ogni cosa, è la politica stessa che ne detta le regole e che ne dà l’interpretazione. In questo non c’è nessun scandalo, lo scandalo è quella stessa politica non sia controllabile e tenda a sfuggire ad ogni controllo. Tanti possono fare iniziative bypassando alcune regole, basta trovare un’organizzazione no-profit consenziente che da il proprio assenso. Un caso c’è proprio in questi gironi a volerlo vedere, succede anche che le organizzazioni no-profit vengano create per questo. Anche circa le autorizzazioni igieniche e cuocere crescentine basta trovare un esercente autorizzato che presti il proprio nome e metta una firma.

      Certo, siamo in momento economico particolare, molti sono costretti a tirare i remi in barca, proprio per questo ci si aspetterebbe che le sponsorizzazioni “lineari” risultassero più difficili da ottenere.
      Non vorrei (e non credo lo sia) che nessuno avessero in odio le aziende in quanto tali, anzi, personalmente vorrei che le aziende fossero libere dall’onere di provvedere a scelte culturali che competono prioritariamente ad altri, che l’Amministrazione avesse e perseguisse una propria idea di cultura.
      Nemmeno vorrei, che le aziende si sentissero costrette a fare sponsorizzazioni per evitare lungaggini e burocrazie, com’è brutta abitudine in Italia come si trattasse di una specie di ricatto.

      Credo, insomma, che non si possa fare un serio programma culturale, se si è continuamente legati ad esigenze legittime di sponsor il cui obiettivo principale non è “legittimamente” “fare cultura”, ma è “legittimamente” fare profitto. Salvo che non arrivi Lorenzo De Medici come scrive FB, salvo che (e qui sono d’accordo col Sig. Schiavi), non si rinunci a proporre qualche “gelato in compagnia” ed a serate di “non cultura” e si destinino le risorse esistenti alle cose importanti e non alle serate dal clamore (anche sonoro) e festaiolo.

      La cultura è una cosa più importante di quel che lascia intendere e meriterebbe molto più delle scarse attenzioni e risorse che gli si destinano. Purtroppo non sempre la capacità di giudizio è dispensata come un bene e si ritiene preferibile un uditorio facilmente condizionabile. E’ allora che si propugnano mangiate di gelato e crescentine lasciandole intendere come fossero cultura, giustificandole ipocritamente con l’appellativo di “popolare”, come se non potesse esistere un popolare di pregio, come se il significato di popolare confinasse in un qualche modo col senso del facile e superficiale. Credo, invece, che non ci sia nulla di più elitario del tentare di indurre gli altri ad accontentarsi delle versioni facili e distensive (in senso estensivo: ad accontentarsi del ruolo in cui la nascita gli ha assegnato a vantaggio di coloro che la conoscenza la detengono già).
      Le proposte dello Stato e dalle Sue Istituzioni dovrebbero essere filo-nulla, fatte ed avanzate da chi riesce ad estraniarsi, non solo dai propri interessi, ma anche dalle proprie convinzioni, tanto spesso piccole, piccole. Sappiamo che è impossibile realizzare questo al 100%, ma nemmeno è legittimo remargli contro utilizzando questa impossibilità quale alibi.
      In questo non c’entrano e non hanno colpe né le aziende, ne le fiere, che hanno i loro obiettivi. Ne ha colpa la politica, che è cosa di tutti… perciò io, entità non solo economica ed entità non solo politica… come tutti, non alzo le mani.
      Scusate, mi accorgo ora di avere scritto troppo, ma non c’è nessuno, non ho voglia di gelati ed allora sono rimasto un po’ qui..
      Willer Comellini

  7. Alberto Schiavi
    17 luglio 2012 at 10:41

    Caro Willer, che la politica – intesa come azione di governo di una comunità – entri nella gestione dei parchi è un bene, anzi di più, un dovere. Ma qui la politica non c’è, qui la politica ha semplicemente alzato le mani di fronte agli infissi in alluminio anodizzato.
    Alberto Schiavi

  8. Luigi Luppi
    23 luglio 2012 at 01:05

    Ciao Alberto…
    Condivido il tuo pensiero…
    Amo la natura oltremodo…e a volte esagero…
    Però…
    Preferisco il parco ora con infissi e tanta gente che ci balla sopra, in lungo e in largo…
    che quando andavo a raccoglierci i nostri tossici strafatti e strasballati…
    alcuni già passati a miglior vita…per sfiga loro…e loro abbandono…
    Ne vedo ancora alcuni…e sebben sono stralunati e sempre strasfigati…
    li adoro nel loro stare insieme all’altra gente…
    ed essersi integrati seppur sempre estrosi
    e a torso nudo…per il calore che hanno dentro…
    hanno accettato, bene o male, alcune regole senza buttarsi via in un’overdos…
    di solitudine…
    pur amando il parco, la sua natura, il suo verde…sempre più secco…visto che piove sempre meno…
    lo preferisco pieno di ruotate, gente e bambini che ne pestino ogni angolo…
    che rivedere il vuoto e la solitudine che ne hanno caratterizzato la sua nascita.
    Secondo me è un bene lasciarlo anche ad iniziative private,
    visto soprattutto che di soldi non ce nè…
    e visto quanta gente ci và… almeno alla maggioranza delle persone,
    quel parco piace così…
    pur pestando l’erba che sicuramente ricrescerà anche quando noi non ci saremo più…
    E lo si vede anche in tantissimi altri comuni, con risultati eccezionali.
    Vedi la festa dei pizzaioli a Nonantola, il raduno dei cavalli con rodei e varie sugli animali,
    le ballate coi cantanti e gruppi locali e non, motoraduni.
    Io ci farei anche le fiere sul campeggio, i camper, le case in legno, la spiaggia come fece Freccia a piumazzo, la parata di san nicola, il come si macellava un maialino con mangiata generale, (sarei sicuramente in prima fila) e ci farei anche una scuola all’aperto dell’istituto agrario quando fanno il formaggio o la ricotta…sempre con assaggio per tutti… gratis…
    Anzi, vorrei che tutte le domeniche ed un paio di volte alla settimana ci fosse qualcosa…
    Per non trovarsi come tanti anni fa a discutere col sindaco di come fare per spostare “quei tossici” e ritrovarseli poi nei cimiteri…caldi o freddi…
    Non ne potevamo più di illuminare ogni angolo per mandarli da un’ altra parte.
    Io ho solo dei brutti ricordi dei nostri parchi…
    ora qualcosa sono riusciti a farlo e penso anche bene, rispettandoli anche con amore… visto che spesso sono dati in gestione a persone che li amano anche più di me, perche loro ci vivono e ne hanno fatto un motivo di lavoro.
    La festa dell’agricoltura…mi sembra naturale che sia in un parco… e non nell’asfalto della graziosa come per le corse di moto e automobili…
    Spero anche che prima o poi ci salti fuori una bella pista di pattinaggio permanente con tanto di rampa per i saltatori… e percorso vita per pattini tutt’attorno, per vecchi e bambini, come a modena in diverse zone hanno già fatto… e come avrei voluto fare io tanti anni fa, anche pagando personalmente, in quel parco…per tutti…
    E continuo a sperarlo, sperando anche di smettere prima o poi di passare ore ed ore sempre in colonna sulle nostre autostrade per il mare…
    Il mare lo abbiamo anche qui ed anche più bello…
    I nostri prati, fiumi e canali e boschetti sono mille volte più belli
    (per esempio) dei campeggi sabbiosi al mare…
    basta solo vederlo e volerlo !!!
    Villa Sorra… sarebbe fantastico… in mano a chi ama veramente la natura e sarebbe un reddito altissimo per un’amministrazione “che vede ben oltre il proprio naso”… e non solo per pochi veggenti sognatori…
    Ma per la centinaia di bambini e genitori che ci passerebbero addirittura le ferie..se potessero, con le dovute strutture, bar, ristoranti e magari alberghi, campeggi…e discoteche…
    Liscio o latine…
    Non parliamo poi di concerti o mega raduni di chissa cosa….
    Sarebbe un sogno… di collettivita ed integrazione vera… e non solo nei manifesti…
    anzi, immagino che come si faceva con la donazione di un albero ad ogni nascita di un figlio…
    si potrebbe continuare lasciando la possibilità di regalare un gioco ad un parco,
    magari col nome di chi l’ha voluto fare , inciso sopra…per farsi pubblicità, per chi lo vuole…
    come si vedeva nelle chiese 50 anni fa…sui banchi dove ci si inginocchiava a messa…
    c’era sempre il nome di una famiglia che lo aveva donato… e si faceva a gara ad avere il proprio nome
    in stima e devozione alla chiesa… o al parroco…
    altri tempi… ma quegli esempi vorrebbero ricordati…
    e ce n’erano tanti… nati da un dopoguerra ed una miseria che tutti volevano velocemente dimenticare…
    ed abbiamo dimenticato…… compreso anche…
    come si viveva con tanto meno…
    Va bè…altri tempi….
    l’ho buttata lì così per chiacchierare un po’…
    Sempre con simpatia,
    ciao Alberto.

    cordialmente, Luppi Luigi

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