Sette cortometraggi d’autore: un peccato non vederli!
“Meno ideale più ragione, come dire meno sentimento, capacità di stare collegato all’ordine del mondo nel feroce futuro. Un rigore metallico discrezionalmente morale, sbranare chi capita è volere di più”. (Ivano Fossati)
Accidia, ira, gola, invidia, lussuria, superbia e avarizia, in una società che mette continuamente in discussione l’essere umano: giovani registi e due gruppi di artisti emiliani affrontano la questione morale del peccato, attraverso il cinema come forma diretta di comunicazione. Sette cortometraggi, per un progetto costruito attorno ai sette peccati capitali, presentato al circolo culturale ALMO di Piumazzo venerdì 19 e sabato 20 Febbraio, in contemporanea al cinema Victoria di Modena.
Giovani registi, singoli nomi come Francesca Bonettini, Alberto Boni, Riccardo Cavani, Fabio Cucchiara, Luca Lamorte, Maurizio Parascandolo, Federico Attilio Perugini, Federico Demetrio Regoli, o gruppi di artisti come Order of the Black Knights e Videoteppisti per sette cortometraggi d’autore, sperimentazione audiovisiva su tematiche non facili da rappresentare, come i vizi capitali, i “mali” dell’uomo.
Con una notevole fotografia, il corto che ha dato inizio alla proiezione indagava l’argomento attraverso la figura di Carlo Benedetti partigiano, detto Parsifal. La narrazione era affidata alle immagini più che alle parole e ai dialoghi. La poesia delle immagini era tale che poteva sembrare quasi paradossale al tema affrontato: un vizio, un peccato.
E così via, man mano che le pellicole e le storie scorrevano, ogni volta un’interpretazione originale, spesso impenetrabile, difficile da riconoscere. A volte un male esplicito, diretto e immediatamente visibile, per sua natura, un’azione-reazione a fronte di uno stato d’animo giunto al suo culmine, a cui non si può sfuggire, che sfocia e si sfoga nel peccato capitale analizzato.
A volte era come un dipinto in movimento, con i personaggi che ruotavano attorno al protagonista, anzi alla protagonista, e ciascuno esprimeva un volto, una caratteristica determinante del vizio rappresentato. Anche in questo caso, immagini imperanti, nessuna parola o quasi, pur mantenendo un impatto finale scioccante.
E ancora protagonisti spietati di una vicenda altrettanto crudele intrisa di accanimento, frenesia di possesso e potere, interpretavano il peccato in chiave trasversale e deviante. Altre volte era una osservazione moderna del vizio, visto come l’abitudine all’eccesso, divenuto dipendenza accettata, o ancora, un evento drammatico, violento, frutto dell’indifferenza.
L’ultimo corto, firmato dai Videoteppisti, è stata certamente la pellicola dai toni più forti, più angoscianti, caratterizzata da scene violente, di distruzione e degrado, mentre sintetizzava il vizio preso in esame. Guerra, povertà, miseria umana, per l’unica legge vigente: lo “Human Trade” la mercificazione totale dell’uomo.
Chiavi di lettura diverse, che scavano le molteplici sfaccettature dell’animo umano, lasciando alla percezione dello spettatore l’analisi sequenziale dei vizi capitali rappresentati. Sintesi fortemente connotate dalle personalità registiche degli autori, dai loro intenti interpretativi, dai diversi stili narrativi scelti, senza soccombere a retorica o banalità.
Minimo comune denominatore: una visione realistica della società, a tratti quasi apocalittica, comunque un’interessante fotografia del nostro tempo. (Miriam Colombini)
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