Casalesi: maxi retata tra Modena, Bologna e Caserta. 25 arresti.

19 marzo 2010
di

Guardia di Finanza

Comunica il consigliere del Pdl Rosanna Righini: “La notte tra il 17 e il 18 marzo è scattata tra le province di Modena, Bologna e Caserta una maxi operazione delle forze dell’ordine che ha portato all’arresto di una ventina di affiliati al clan dei casalesi operante anche nella zona di Castelfranco Emilia. Riportiamo i comunicati dell’Agenzia DIRE relativi a questa operazione. Di seguito, riportiamo anche l’intervento del procuratore della repubblica Vito Zincani e del procuratore aggiunto di Modena dott.ssa Lucia Musti. Poiché abbiamo da più tempo denunciato la presenza della criminalità organizzata sul nostro territorio e la conseguente presenza di microcriminalità diffusa, assolutamente correlata e collegata alla prima, non commentiamo questi articoli  che parlano da soli sul gravissimo problema infiltrazioni mafiose nel nostro tessuto economico sociale”:

Agenzia DIRE, Bologna, 18 marzo – Ennesimo colpo al clan dei Casalesi: questa notte, nelle province di Modena, Bologna e Caserta, sono scattati una ventina di arresti nei confronti di affiliati al clan camorristico che ha la sua base operativa a Casal di Principe. Gli arresti sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza, al termine di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bologna.

Agenzia DIRE, Bologna, 18 marzo – Oltre che grazie alle intercettazioni e ai pedinamenti, il lavoro di indagini degli inquirenti ha avuto un input importantissimo proprio grazie alla collaborazione resa da due degli imprenditori ridotti peggio, che hanno avuto il coraggio di presentare denuncia e fornire importanti indicazioni per incastrare i 23 affiliati. Alcuni degli affiliati al clan dei Casalesi operanti nel modenese, spiegano gli inquirenti, aveva un lavoro ‘di facciata’ nel campo dell’edilizia, ma nella maggior parte dei casi non facevano proprio nulla se non gli estorsori e gli usurai. Non si

facevano problemi, però, a ostentare un tenore di vita assolutamente sproporzionato rispetto alla loro condizioni di nullafacenti, cosa che ha aiutato molto la Guardia di finanza nel lavoro di indagine sul loro patrimonio, Oltre alle catture odierne, la Gdf ha messo sotto sequestro l’enorme patrimonio illecito in mano ai camorristi: 35 immobili (terreni e fabbricati) e 23 mezzi (auto e moto), ma anche le quote societarie di cinque societa’ del modenese, tutte nel campo dell’edilizia. Gli immobili sequestrati sono nei comuni modenesi di Nonantola, CASTELFRANCO EMILIA, S.Prospero, Bomporto.

MAFIA. MUSTI: 570 IMPRESE EDILI A RISCHIO NEL MODENESE.

ZINCANI: MA ANCHE LE AZIENDE LOCALI NON SOTTOVALUTINO IL PROBLEMA

Agenzia DIRE, Modena 18 marzo – Nel territorio provinciale modenese operano 570 imprese edili provenienti dalla zona del casertano, “un segnale evidente di infiltrazione del clan che a MODENA manda i propri luogotenenti, mantenendo il potere decisionale alla ‘casa madre’ di Casale. Si tratta di mafia imprenditrice molto ben organizzata che, per essere combattuta efficacemente, va colpita soprattutto nei beni economici”. Lo sosteneva il sostituto procuratore Lucia Musti, intervenendo alla seduta straordinaria del Consiglio provinciale di MODENA del 25 febbraio 2009, dedicata alle infiltrazioni mafiose. Alla luce del blitz anticasalesi che ha portato a 25 arresti e al sequestro di ingenti beni frutto dell’attività criminale contestata, mai dichiarazione fu più profetica. L’alto numero di imprese edili presenti sul territorio modenese però deve mettere in guardia sul reiterarsi delle estorsioni casalesi ai danni dei propri corregionali. “Non e’ un fatto episodico”, commenta il procuratore della Repubblica di Modena Vito Zincani. Non e’ infatti una novita’ che la criminalita’ organizzata prediliga colpire gli imprenditori emigrati dal Sud Italia, culturalmente piu’ abituati a convivere con fenomeni di estorsione, ma questo non deve far abbassare la guardia agli imprenditori modenesi. “In questo caso le imprese colpite appartenevano a corregionali, probabilmente l’imprenditoria modenese e’ per cultura piu’ restia ad accettare certe forme di ricatto, ma il problema non va sottovalutato”, aggiunge Zincani. Il procuratore si complimenta poi per il colpo messo a segno, che ha visto la collaborazione di Guardia di Finanza, Squadra mobile, Polizia tributaria e Direzione distrettuale antimafia. “Era una cosa in preparazione da tempo, un’operazione complessa- spiega ancora Zincani- un punto di arrivo di una attivita’ investigativa in atto da diverso tempo, di collaborazione tra la base locale, a MODENA, e quella nazionale, che ha voluto prendere in esame le attivita’ di estorsione”.

Sulla maxi retata intervengono invece Giorgio Barbieri, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale a Castelfranco Emilia e Mauro Manfredini, capogruppo regionale della Lega Nord:

“Esprimo – afferma Mauro Manfredini – il mio plauso alle Forze dell’Ordine per il blitz che ha portato all’arresto di affiliati al clan dei casalesi operanti nel territorio modenese. Come dichiarato dal procuratore capo di Bologna esiste il pericolo serio di un radicamento dell’associazione mafiosa nella nostra provincia e ciò è alquanto preoccupante. Confidiamo comunque nell’opera di contrasto messa in atto dalle Forze dell’Ordine e nel previsto potenziamento della Dda di Bologna”.

“Avevamo ferocemente criticato le poche parole utilizzate dalla maggioranza di Castelfranco, in sede di bilancio pluriennale, dedicate alla gravissima presenza mafiosa sul territorio comunale. – incalza Giorgio Barbieri – Ci hanno risposto che è compito dello Stato debellare il fenomeno mafioso! La risposta c’è stata, evviva! Ora però bisogna riflettere perché i mafiosi siano arrivati proprio qui. A tal proposito vorrei ricordare alcune parole, usate dalla dott.ssa Musti, allora vice-procuratore Antimafia a Bologna, in occasione di un Consiglio Provinciale contro le infiltrazione mafiose, specificamente richiesto dallo scrivente: “ …Il clan dei casalesi, che ha avuto poi negli ultimi tempi un ritorno di fiamma, anzi di fuoco, perché abbiamo visto che ha ripreso a sparare, in realtà è famoso per essere un clan mafioso che diciamo spara poco – sempre tutto è relativo ovviamente, mi potete comprendere – spara poco e lavora molto; lavora molto e investe molto, anche perché lo schema di lavoro, che è assolutamente in atto nel territorio campano, è quello che i miei colleghi della Direzione Distrettuale Antimafia chiamano il tavolino a tre gambe, cioè occorre che questo tavolino, che sarebbe il prodotto del loro lavoro, si regga sulla mafia, sul potere economico e, ahimè, sul potere politico…” Tutto ciò deve far riflettere!”

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Una risposta a Casalesi: maxi retata tra Modena, Bologna e Caserta. 25 arresti.

  1. Ivan Setti
    19 novembre 2010 at 13:41

    I “GRANDI AFFARI” DEI CASALESI A MODENA

    Due giorni fa l’arresto del boss Antonio Iovine, ieri l’ennesimo colpo al portafoglio. Troppo anche per i Casalesi che ora tremano per l’accerchiamento al latitante Michele Zagaria, compare di crimine di Iovine ‘o ninn (il “poppante”) e per i continui sequestri al patrimonio. Ieri l’ultimo colpo: 3,5 milioni nelle mani dei fratelli casertani Raffaele e Guido Zagaria.
    Nell’ultimo anno i sequestri riconducibili ai clan hanno superato il miliardo. L’impero dei Casalesi – sotto la guida dei predestinati Iovine e Zagaria – ha infatti accumulato risorse miliardarie grazie al controllo diretto o indiretto di attività edili, estrattive, produttive e commerciali, al ciclo illegale dei rifiuti, al controllo degli appalti pubblici, al racket, all’usura e al narcotraffico. Capitali immensi che, grazie alla mente finanziaria del “poppante”, sono stati reinvestiti prima in Campania e poi nel Nord Italia e all’estero.
    Nel vicino Molise la costruzione della superstrada San Vittore del Lazio-Termoli, il terremoto del 2002 e l’alluvione del 2003 hanno portato molti finanziamenti e quindi nuovi appalti che alcuni indici, quali i forti ribassi fino al 30% e l’eccessivo ricorso al subappalto, scrive il magistrato della Direzione nazionale antimafia Olga Capasso, «fanno ritenere settore di ingerenza della criminalità organizzata locale e no». A partire appunto dai Casalesi che qui hanno anche coltivato il traffico illecito di rifiuti.

    In Liguria i Casalesi, un tempo forti e poi scemati, hanno ricominciato a fortificare i propri interessi dal 2006 facendo di Sanremo la cabina di regia.
    Sono però il Lazio, la Toscana e l’Emilia-Romagna le terre promesse dei Casalesi. Nel Lazio i Casalesi hanno “mangiato” dapprima la provincia di Latina (edilizia, ristorazione, turismo, commercio, ortofrutta, imprese edili, importazione parallela di automobili, oltre alle solite attività criminali come truffe carosello, estorsioni, usura e traffico di droga) e poi, con le stesse modalità e interessi, le province di Frosinone e Roma. La Capitale è la grande passione dei Casalesi, che dopo aver investito in commercio, turismo ed edilizia i soldi della droga e dell’usura, hanno scoperto da qualche tempo il grande business dei videogiochi.
    In Toscana i Casalesi sono presenti nel gioco d’azzardo, nell’usura e nella proprietà di locali notturni, oltre ai soliti campi dell’edilizia e del commercio che consentono di ripulire miliardi fatti perlopiù con le solite armi dell’usura e del narcotraffico.

    Oltre a Bologna e Rimini, dove i clan campani sono radicati, in particolare la provincia di Modena ospita una comunità, stimabile in diverse migliaia di persone – scrive nell’ultima relazione di dicembre 2009 il magistrato della Direzione nazionale antimafia Giusto Sciacchitano – di muratori e apprendisti di origine casertana molti dei quali, nel giro di qualche decennio, sono divenuti grandi imprenditori edili. Modena, dunque, è diventato un collettore di risorse enormi per la madre-patria casertana, dapprima attraverso l’imposizione del pizzo ai corregionali, il contestuale traffico di droga e poi attraverso l’ingresso nella distribuzione dei prodotti e nel ciclo del cemento: dal movimento terra, al noleggio di mezzi, passando per l’assunzione di personale, l’edificazione e la vendita di immobili. Questo polmone economico ha permesso di diversificare nel gioco legale e illegale dell’azzardo.
    Nel 2008 il sostituto procuratore nazionale antimafia Carmelo Petralia sarà ancora più diretto e dirà che dai comuni modenesi di CASTELFRANCO EMILIA, Nonantola, Bomporto, Soliera, San Prospero, Bastiglia e Mirandola, il cartello dei Casalesi è «votato a sostenere e alimentare un’azione di penetrazione finanziaria nei mercati immobiliari e delle imprese della regione che per dimensioni e sofisticazione dei canali operativi ha ormai raggiunto livelli grandemente allarmanti».

    All’estero, oltre alle presenze radicate in Germania, Francia e Montecarlo (con numerose attività commerciali di facciata) Spagna e Portogallo (la penisola iberica è una delle piazze del narcotraffico) da qualche anno il paradiso del riciclaggio per i Casalesi è in Romania dove nascono imprese di ogni tipo, attività immobiliari e società di scommesse online.

    di Roberto Galullo Il Sole 24 Ore

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