L’acqua non si vende: si difende e… si risparmia

9 maggio 2010
di

acqua

Dopo quanto espresso dall’ordine del giorno presentato in modo congiunto dal PD e dall’IDV nel consiglio comunale del 21 aprile scorso, siamo stati tentati di credere che l’interesse per l’acqua come “bene universale e inalienabile”, fosse veramente ai primi posti nelle considerazioni della nostra Sinistra. Peccato che abbiamo riscontrato, anche ultimamente, quanto invece nella realtà dei comportamenti e delle decisioni politiche prese dalla stessa sinistra che governa il nostro territorio, non sia così.

Da una parte si chiede che il controllo della distribuzione dell’acqua e dei suoi relativi introiti economici rimanga in mani pubbliche, ma dall’altra non si è agito con la stessa determinazione per difendere questo bene nella realtà dei fatti.

Crediamo che la prima vera dimostrazione di quanto l’acqua pubblica stia a cuore ad un’amministrazione, è… agire in modo che questo bene sia difeso, a partire dalla sua genesi, cioè dal luogo in cui  sono le falde acquifere del territorio, che per Castelfranco corrisponde anche alla  zona dei poli estrattivi delle cave, territorio di cui il vecchio PAE ha fatto scempio e che oggi, con il nuovo PAE, si vuole continuare a scavare e addirittura si vuole portare le escavazioni da 10 a 15 metri di profondità.

Tutto questo… alla faccia della sicurezza delle nostre falde acquifere.

Stiamo ancora aspettando di sapere, e siamo nel 2010, l’esatta profondità delle falde da cui proviene l’acqua che beviamo, se sono a 12 metri o oltre i 15, dove posizionare i piezometri per i controlli, se usare per la misurazione uno speciale tubo come ha detto in commissione il tecnico di turno, tra un non ricordo e l’altro, e quant’altro…

Inoltre non è stato fatto ancora, dopo anni, nessun ripristino nelle cave dismesse che continuano ad avere i piani di profondità scavati A OLTRE 10 METRI e dove l’acqua piovana continua ad infiltrarsi senza più la protezione delle ghiaie estratte, ed ancora….  in altri buchi ci sono frantoi e impianti per la produzione di bitumi e calcestruzzi.

E quindi, con questa situazione, dobbiamo parlare non più solo di acqua, ma della salute pubblica dei cittadini messa a repentaglio dalle escavazioni indiscriminate del territorio per poi ottenere cosa? Poche decina di migliaia di euro all’anno contro migliaia di metri cubi di ghiaia estratta e sottratta alla nostra terra, con l’inquinamento delle nostre falde acquifere.

Crediamo che in realtà tutte queste polemiche siano più pretestuose invece per mantenere un monopolio con le società come Hera, dove vi sono interessi rilevanti per le amministrazioni di sinistra e poltrone e stipendi importanti da distribuire.

Ci saremmo anche aspettati da tutta la campagna mediatica sull’”acqua che non si vende” almeno qualche attività di promozione per il migliore utilizzo e risparmio dell’acqua con un’attività di informazione ai cittadini sull’uso consapevole e anche, come già molti Comuni stanno facendo, di vedere  proposto il riutilizzo dell’acqua pubblica negli uffici pubblici e nelle scuole, contrastando così il consumo deleterio per l’ambiente di acqua in bottiglia, così iniziando anche per l’acqua un vero percorso di economicità e risparmio coinvolgendo fattivamente i cittadini di Castelfranco. Non solo cercando di salvaguardare interessi economico-politici di parte!

Rosanna Righiniconsigliere PDL

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Una risposta a L’acqua non si vende: si difende e… si risparmia

  1. 13 maggio 2010 at 15:35

    Riceviamo e pubblichiamo:

    L’ACQUA DIVIDE IL PD? NE SIAMO LIETI.

    Che Vanni Bulgarelli intervenga oggi sulla stampa cittadina citando Cuba come esempio avanzato di gestione sociale della cosa pubblica, e che lo faccia come rappresentante del Forum Ambiente del PD e come Presidente del Comitato dei Territori di Hera, la dice lunga sul colossale equivoco che lega le multiutility della nostra regione alla politica.

    Ci piacerebbe che Vanni Bulgarelli, se ne ha titolo politico, desse una risposta ai tanti modenesi che militano nel PD sul perchè il suo partito ha deciso di non appoggiare un’iniziativa referendaria (come invece è accaduto per tante importanti battaglie del passato che hanno contribuito a costruire in questo paese un coscienza laica e sociale), e di spendere invece parole che gettano un’ombra sulla sua utilità. Ricordiamo infatti che il referendum è l’unico strumento di partecipazione diretta alla vita legislativa del nostro paese che i cittadini hanno a propria disposizione, fuori da logiche di partito e di opportunismo politico. Compito del PD sarebbe quindi chiamare i cittadini al voto, non il contrario.

    Ci piacerebbe che non alludesse pretestuosamente all’incompletezza del percorso referendario, a cui hanno contribuito giuristi del calibro di Rodotà, Azzariti, Mattei, Lucarelli e Ferrara, molti dei quali impegnati istituzionalmente sulla riforma dello statuto dei beni pubblici per armonizzarlo alla Costituzione. Il nostro referendum intende abrogare tutte le leggi che consentono ai privati di gestire le reti idriche, aprendo un percorso nazionale di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato che riconsegni questo bene comune alle mani della collettività. Le questioni tecniche di come chiudere i contratti in essere con le multiutility saranno affrontate a tempo debito.

    Ci piacerebbe che non si dicesse che le reti idriche della nostra regione sono state affidate alla cure di Hera dopo essere state ridotte ad uno stato di fatiscenza da Comuni incapaci. Oltre a non corrispondere a verità, ci sembra quantomeno strano che un rappresentante del partito che governa questi territori da oltre 60 anni si lasci andare ad una tale offesa della capacità tecnica di coloro che quel suo stesso partito ha messo a capo dei Comuni. Il PD dovrebbe rivendicare la propria competenza amministrativa, non il contrario. Il fatto poi di citare le difficoltà economiche dei Comuni a giustificare l’intervento dei privati, è ugualmente pretestuoso perchè i privati non hanno aggiunto risorse proprie al servizio idrico integrato, come dimostra il crollo degli investimenti nelle reti idriche dai 2 miliardi euro/anno negli anni ’90 ai 7-800 milioni euro/anno dal 2000 in poi (dati Coviri).

    Infine, vorremmo ricordare che Roberto Gasparetto, direttore della Struttura Operativa di Hera, ha dichiarato pubblicamente che gli aumenti delle tariffe a cui i modenesi sono obbligati ogni anno, sono dovuti allo sbilanciamento tra costi di investimento ed entrate, sbilanciamento che la legge consente di aggiustare aumentando le tariffe grazie al fatto che ogni società privata che gestisce il servizio idrico integrato ha diritto per legge al 7% di remunerazione garantita dei propri investimenti. Un diritto che garantisce i privati dal rischio imprenditoriale, caricandolo invece sulle tasche dei cittadini. E questo è uno dei 3 articoli di legge che il referendum vuole abrogare, e a cui, invece, il PD si oppone.

    Ma una cosa ci piacerebbe più di tutte. Che il più importante e radicato partito progressista del Paese facesse una scelta di campo: la scelta del bene comune e dell’interesse della collettività, anzichè quello della finanza. Questo è quello che il Forum sta aspettando dal PD, e che il Comitato Modenese per l’Acqua Pubblica chiede al PD modenese. Quello che invece riceviamo in risposta è che anche a Cuba si scelgono imprese misto pubblico-private. Ci sembra che il dibattito non sia all’altezza delle aspettative della cittadinanza e del suo diritto ad un’informazione equa ed esaustiva.

    Ricordiamo che in altri comuni della nostra Regione e in altre regioni del nostro Paese, il PD ha fatto scelte molto più coraggiose e in linea con la propria tradizione. E se Franceschini e i Giovani del PD hanno ufficialmente aderito alla campagna referendaria, significa che una parte del PD ha scelto una strada diversa da quella esemplificata da Vanni Bulgarelli. Perchè la strada scelta dal Presidente del Comitato dei Territori di Hera può essere sintetizzata in pochissime parole: privilegiare il privato rispetto al pubblico. Esattamente il contrario di ciò che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua afferma e si aspetta dai nostri amministratori.

    Comitato Modenese per l’Acqua Pubblica
    Promosso da:
    CGIL – Federconsumatori – Italia Nostra – Ingegneri Senza Frontiere – Legambiente – Lega per l’abolizione della caccia – Rete di Lilliput – Riprendiamoci il Pianeta – WWF – ARCI

    Aderiscono:
    Cittadini della Provincia di Modena – Rete degli Studenti Medi – Italia dei Valori Modena – Lista Civica Nuovo San Cesario – Lista Civica Spilamberto Solidarietà e Ambiente – Lista Civica Vignola Cambia – Liste Civiche a 5 Stelle di Bomporto, Formigine e San Prospero – Popolo Viola – Rifondazione Comunista – Sinistra Ecologia e Libertà – Sinistra per Modena

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