“Castelfranco… al lavoro” nelle foto di Giancarlo Mattioli

9 luglio 2010
di

Renzo Fregni

Domenica 11 luglio alle ore 10,30, al Museo Civico Archeologico di Palazzo Piella (Corso Martiri 204), s’inaugura la mostra fotografica di Giancarlo Mattioli “Castelfranco… al lavoro”.

Renzo Ferranti

La mostra sugli antichi mestieri di Castelfranco proseguirà fino al 25 luglio 2010, secondo i seguenti orari: mercoledi dalle ore 20.30 alle 22.30; Sabato dalle ore 16.00 alle 20.00; Domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 16.00 alle 20.00.

Franco Malaguti

“Questa ricerca fotografica è nata per due motivi: – spiega Giancarlo Mattioli – il primo per sapere quanti di quei vecchi mestieri (il sarto, l’arrotino, il calzolaio, ecc…) esistono ancora  a Castelfranco o quante attività si sono tramandate di generazione in generazione. Il secondo motivo è far vedere queste persone mentre svolgono il proprio lavoro nel loro ambiente, che diventa un luogo d’incontro dove parlare e discutere dei fatti quotidiani”.

Avellino Quaglia

Il nome di Giancarlo Mattioli è piuttosto noto nel mondo della fotografia amatoriale italiana, non solo per la sua indubbia sensibilità di artista e le sue riconosciute capacità tecniche, ma anche per il prezioso contributo alla diffusione dell’arte fotografica di cui, da anni, si è reso attivo promotore con un’instancabile attività.

Giovanni Degli Angeli

Nato a San Giorgio di Piano nel 1952 e residente a Castelfranco Emilia da cinquant’anni, Mattioli ha una concezione della fotografia che abbraccia i più diversificati campi d’indagine tematica: dal paesaggio alla ritrattistica, dal nudo al reportage e si realizza nell’uso disinvolto di innumerevoli soluzioni espressive, dal più classico e rigoroso bianco e nero, al colore e perfino alla manipolazione diretta su materiale Polaroid, senza disdegnare il ricorso alle più moderne tecnologie digitali di cui si avvale con perizia e sobrietà per realizzare audiovisivi.

Salvioli

La qualità della produzione di Giancarlo è testimoniata da numerosi premi e riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni, nell’ambito di svariati concorsi ed eventi fotografici.

Remo Tassinari

Sulla base di tali lusinghieri risultati, invece di concentrare il proprio tempo e le sue attenzioni esclusivamente in chiave personalistica, ha inteso condividere la sua passione e le sue esperienze tecniche con tutti i soci del Fotoclub Studio’s 983 di Manzolino, ove attualmente ricopre l’incarico di vicepresidente.

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Una risposta a “Castelfranco… al lavoro” nelle foto di Giancarlo Mattioli

  1. Willer Comellini
    17 luglio 2010 at 15:07

    Ho visto la mostra di Giancarlo. Carlino lo chiamiamo tutti noi appassionati di fotografia, non per la sua statura o la sua minutezza fisica, ma per la sua modestia, il suo essere schivo, il non parlare mai di sè e l’evitare ogni opportunità buona ad apparire. Agli antipodi di tanti artisti che usano l’immagine e una proposta aggressiva e prosopopeica di se per imporsi.
    Le immagini presentate parrebbero di facile esecuzione, ma non lo sono. Servono, una paziente ricerca di luoghi e di soggetti, serve quella diplomazia e quella capacità di manifestarsi affidabile per potere entrare in sintonia con il personaggio. Non da ultima è indispensabile una personale conoscenza di quelle che sono le realtà che si vanno ad indagare per potere operare una scelta motivata delle botteghe e degli operatori che si possono ancora ritenere tradizionali.
    La scelta di utilizzare la luce ambiente già presente in location risulta azzeccata anche se a prima vista parrebbe produrre un effetto eccessivamente stridulo e un’esasperata restrizione della gamma tonale rispetto a diffuse immagini edulcorate. Non serviva la morbidezza del ritratto classico ma serviva, anche e specialmente, la violenza del chiaro scuro, la forza evocativa delle ombre, la materializzazione di “retri e “meandri” di bottega … costituenti anche la trasfigurazione delle lunghe ore di fatica chini su un tavolo impersonando un ruolo che automazione, globalizzazione e omologazione porteranno alla sparizione. Inoltre, la manipolazione dell’impasto luminoso, avrebbe comportato una perdità di naturalezza e onestà anche in relazione alla specifica opera documentaria che si stava compiendo.
    Ritengo che questa mostra valga l’acquisizione da parte dell’ente pubblico, se Giancarlo fosse d’accordo, ovviamente.
    Grazie Carlino! O “Carlone” dovrei dire!
    Willer

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