Maurizio Baroni: il cinema e il suo doppio

19 luglio 2010
di

Maurizio Baroni Collection

“E tu tirerai dritto, Harry, vero?”, “Dritto dove?” (Jean e Hopsy in ‘Lady Eva’ di Preston Sturges, 1941)

All’età di 14 anni i ragazzi castelfranchesi che perseverano negli studi oltre la terza media inferiore, salivano sul torpedone e iniziavano la transumanza verso gli istituti scolastici modenesi. Successe pure al sottoscritto, non che sia da rivendicare.

Quando Miguel de Cervantes scrisse che: “il viaggio è più importante della meta”, espresse quella che, credo, è una profonda verità.

A quel tempo le possibilità di evadere, anche se temporaneamente, dall’alveo della mitica e leggendaria ’civiltà contadina’ (una balla!! un bidone!!) non erano molte; andarsene ’on the road’ era uno spasso.

Di quel periodo sono proprio i viaggi A/R e per/da Modena, effettuati su pullman che avevano visto giorni migliori, che ricordo con piacere.

Ricordo l’autista bardato come nei film americani, con divisa e berretto a visiera, e con la “cicca” perennemente penzolante dalle labbra. Ma, soprattutto, ricordo il catalizzatore dell’attenzione di tutti i passeggeri: Maurizio Baroni, classe 1951, figlio del maestro Cesare.

Bisogna immaginarsi la scena. Appena intronizzati sui sedili aprivamo tutti quanti le cartelle, tiravamo fuori i libri per ripassare un’ultima volta le lezioni di giornata. Tutti, tranne uno.

Infatti, Maurizio, appena seduto al suo posto in fondo al pullman, attaccava a parlare con la sua voce squillante e inconfondibile, dei massimi sistemi del ’mondo in celluloide’, attirando immancabilmente l’interesse di tutti verso di lui.

Poi, dalla sua valigia, usciva di tutto fuorché libri; foto di attori, recensioni degli ultimi film, riviste e pubblicazioni varie sul cinema. Perché, già allora, sul cinema sapeva tutto quello che bisognava sapere.

Questo suo amore, racconta nel suo libro ‘Platea in piedi’ (cat. out da tempo, però consultabile nella biblioteca di Castelfranco): “Nasce nell’autunno del 1958 quando avevo circa sette anni. Una sera mio padre rientrò a casa portando con sé un pacco contenente delle cravatte. Io notai che nel risvolto di ciascuna era infilato un disco di cartone sul quale campeggiava il volto di un attore o di una attrice in auge. Mio padre diede alcuni dischi a mia sorella ed altri a me. Quello segnò il mio incontro con il cinema. Inizia così la mia prima collezione che purtroppo non proseguì per carenza di materiali”.

Crescendo, iniziò a staccare dai muri le locandine dopo aver assistito alla proiezione di un film, cercando di non farsi vedere; altre volte andava alla cassa a domandare se potevano dargliene una. A metà degli anni sessanta non erano disponibili videocassette o DVD, l’unico ricordo della pellicola appena vista era quello di portarsi a casa il manifesto, almeno così pensava lui.

Maurizio Baroni Collection

Un giorno il padre, stanco di questa attività e di trovare rotoli di manifesti per tutta la casa, decise di bruciare il tutto, in quella che Maurizio ricorda ancora con orrore come “la notte del falò”, la notte in cui tutto il suo primo patrimonio finì in cenere.

Ma poi, dietro la promessa di applicarsi di più nello studio, fu il padre stesso a contrarre una specie di abbonamento con un ufficio di via Boldrini a Bologna dove avveniva il rifornimento di tutte le sale cinematografiche centrali. Con 5.000 lire si accaparrava, volta per volta, tutto l’apparato pubblicitario legato al lancio di un nuovo film.

E’ soprattutto con questo materiale, ancora in suo possesso, che egli allestisce oggi grandi ed importanti mostre ed eventi.

Mostre come quella in corso al Museo d’arte Moderna di Bologna (MAMbo), che terminerà il 25 luglio, dedicata a Federico Fellini. Se vi affrettate, nel caso non l’abbiate ancora vista, potrete ammirare diversi pezzi esposti che appartengono a Baroni.

Per esempio un manifesto fluorescente di “Roma”, opera di Rinaldo Geleng, l’artista e pittore romano che ha realizzato i manifesti e i quadri di scena di tutti i film di Fellini, a partire da “Amarcord”; una pubblicità disegnata da Andrea Pazienza per “La città delle donne”. Vi sono anche manifesti che oltre al loro indubbio valore storico e culturale, hanno anche un valore pecuniario non indifferente, come quello per “La dolce vita”, attualmente valutato tra i 14 e i 15mila euro.

La sua ricerca, ai limiti della ‘monomania‘,  l’ha portato in qualche maniera a costruire un mosaico sul cinema italiano. Guardando i manifesti della sua collezione, che sono testimonianze importanti, si è spesso trascinati sull’onda delle emozioni e dei sogni verso un mondo amato e, purtroppo, perduto, quando il cinema italiano era, anche,  “l’industria” principale del Paese.

Una collezione composta da oltre 25.000 pezzi, stoccati nel suo garage, dalla madre e dalla suocera, che comprende non solo manifesti ma: sceneggiature originali, foto autografate di grandi attori e registi, oltre 2.000 lp di colonne sonore con le copertine autografate dal compositore.

Altro importante lavoro che Maurizio porta avanti da almeno vent’anni, che si trova memorizzato nel suo pc, è la catalogazione di tutti i film usciti in Italia dal 1945 ad oggi, comprensiva di tutti i dati possibili ed immaginabili, pellicola per pellicola, persino di chi detiene i diritti musicale delle colonne sonore.

Nel corso del tempo ha conosciuto molti personaggi del mondo del cinema; con alcuni è tuttora in contatto, come Giuliano Gemma; Nino Manfredi è stato suo ospite; Michelangelo Antonioni gli ha donato la sceneggiatura del “Grido” e pagine autografate di “Professione reporter”; Luigi Magni un corredo di disegni di “In nome del papa re”; ecc ..

Oggi il suo progetto è quello di collocare la sua collezione alla cineteca di Bologna con cui ha già avviati i contatti tramite il suo presidente Giuseppe Bertolucci.

Dispiace che questo patrimonio, unico nel suo genere in Italia, costruito e creato da un castelfranchese finisca a Bologna.

Penso che sarebbe importante se questa collezione potesse restare, in qualche modo, nella nostra città, perché anche Castelfranco non ha molto da rivendicare! (Ilario Salvatori)

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