Per Roberto Tosi: il sogno infranto

29 agosto 2012
di

Roberto Tosi

“Per l’Ospedale di Castelfranco Emilia ho speso 33 anni della mia vita. Ho lottato per un ideale, ho rincorso un sogno, infine infranto.

Ero giovane e in salute, forse un po’ coraggioso, ma soprattutto onesto.

Sono passati tanti anni da allora… E adesso che non sono più giovane e in salute, ma sempre un po’ coraggioso e soprattutto onesto, ho un nuovo sogno, sicuramente meno ambizioso del primo: raccontare ai Castelfranchesi la storia vera del NOSTRO Ospedale (che è poi la storia di un tradimento), affinché ritrovino quella forza e quel coraggio per combattere i ladri di sogni.

Non ho imparato a smettere di sognare per il MIO, per il NOSTRO Ospedale, dove è ancora lì che mi auguro di poter chiudere gli occhi, un giorno ormai prossimo, felice di vivere il sogno prima di morire…”.

Roberto Tosi con il libro

Così scriveva Roberto Tosi il 7 agosto 2010, racchiudendo più di un sogno in poche righe, pubblicate come introduzione del libro “L’Ospedale di Castelfranco Emilia, la storia vera”, edito dalla nostra Associazione di Promozione Sociale “La Carbonara”, stampato in numero limitato di 1.000 copie e distribuite gratuitamente alla cittadinanza per volere dell’autore: Roberto Tosi, inguaribile sognatore.

Roberto Tosi si è spento questa mattina (14 agosto 2012) al Policlinico di Modena, senza realizzare il suo ultimo piccolo grande sogno: chiudere gli occhi nel SUO Ospedale. E i suoi occhi, prima di chiudersi, non hanno potuto vedere nemmeno la SUA gente scendere di nuovo in strada e combattere per il LORO Ospedale, così come aveva fatto lui, a capo del Comitato per l’Ospedale e la Qualità Sanitaria, quindici anni fa, nella famosa “marcia dei 6.000” del 22 marzo 1997, a Castelfranco, con i testa i sei sindaci del distretto sanitario n° 7.

Il libro di Roberto Tosi, Edizioni La Carbonara

“Vorrei scrivere questo libro perché sul nostro Ospedale sono state scritte tante belle storie… belle carte patinate, ma con niente dentro. – mi disse Roberto Tosi quando l’ho conosciuto – Voglio che i castelfranchesi sappiano perché quando tutto andava bene, quando cioè il nostro Ospedale era il migliore della provincia, aveva più di 200 letti e fatturava 15 miliardi di lire all’anno, è stato invece smantellato, a poco a poco, per mancanza di volontà politica… perché è stato fatto ciò che Modena comandava”.

Di quel sogno resta un libro, che c’è, rimane e non è stato ancora smentito (potrete leggerlo in versione digitale pubblicato su questo blog: http://content.yudu.com/Library/A1pip4/LospedalediCastelfra/resources/index.htm?referrerUrl=http%3A%2F%2Fwww.lacarbonarablog.it%2F): un dossier di 144 pagine in cui Tosi mette in fila eventi e numeri, tratti da 10 kg di materiale cartaceo accumulato dagli anni ’60 fino al 1998 e ripercorre quella che egli stesso ha definito “la storia di un tradimento politico”. Nel libro sono riportati i fatti di questo percorso: fatti documentati con riferimenti di atti pubblici e ampi stralci delle dichiarazioni registrate nei verbali dei consigli comunali dell’epoca. E termina con le sue dimissioni da Presidente del Comitato per l’Ospedale, dopo l’approvazione del PAL 1997-1999 e scenari futuri al 2002, firmato dall’Esecutivo dei Sindaci della Provincia di Modena il 7/5/1997.

1/10/2010: serata di presentazione del libro di Roberto Tosi “L’Ospedale di Castelfranco Emilia. La storia vera”

Alla Carbonara Blog Roberto Tosi ha insegnato il valore della coerenza verso un ideale che ti spinge a non abbandonare mai l’armatura, perseverando sul campo di battaglia anche quando sei solo contro tutti e quell’ideale assomiglia sempre più ad un sogno infranto. Ci ha insegnato a non temere di andare controvento, a “combattere contro i mulini a vento”, se ci credi, guardandoti indietro solo per andare avanti. Per continuare a provare a cambiare: perché se lotti per un ideale, in coscienza non hai mai perso. Grazie, non ti dimenticheremo!

Intanto, ricordiamo Roberto Tosi e il suo impegno con questa mia intervista pubblicata in occasione della presentazione del libro “L’Ospedale di Castelfranco Emilia, la storia vera” (1/10/2010):

Alessandra Consolazione e Roberto Tosi

ROBERTO TOSI: LOTTARE CONTRO I MULINI A VENTO

“Non accetto lezioni da chiunque non abbia avuto il coraggio di scendere in campo e spendersi in prima persona” (Roberto Tosi)

Roberto Tosi nasce a Castelfranco Emilia il 17/9/1931. Contabile “per vocazione”, nel 1950 si diploma ragioniere e, nello stesso anno, è Presidente foraneo dell’Azione Cattolica. Dal 1951 al 1961 viene assunto come impiegato nell’azienda castelfranchese della vedova Bini. Dal 1961 al 1994 è segretario economo presso l’Istituto Agrario “Lazzaro Spallanzani” di Castelfranco Emilia.

Intanto, assume i seguenti incarichi: componente del Comitato di Sconto della Banca Popolare Coop Castelfranco Emilia; Sindaco della Cantina Sociale Torre; Sindaco SALOC (dal 1967 al 1970); Consigliere della Società Operaia di Mutuo Soccorso (1967-1969); Commissario straordinario della scuola media “Don Milani” di Castelfranco Emilia (dal 19/10/1976 al 5/12/1976); membro del Consiglio di Amministrazione IPAB (Casa Protetta di Castelfranco Emilia, dal 15/2/1982 al 30/11/2004); componente della Commissione Amministrativa A.T.C.M. (dal 31/5/1991 fino alle sue dimissioni, rassegnate il 23/2/1993).

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

Ma il suo nome si lega principalmente all’Ospedale di Castelfranco Emilia, al quale dedica 33 anni della sua vita, in diverse circostanze e ruoli.

Il 28/5/1965 il Prefetto di Modena lo nomina Presidente dell’Ospedale Civile di Castelfranco Emilia fino al 31/12/1970, poi passa ad essere Presidente del “Ricovero”, quando a seguito della riforma ospedaliera che portò anche alla soppressione delle mutue e, secondo Tosi, “alla fine di tutti i controlli”, l’Ospedale fu diviso in “Ospedale” per i malati e “Ricovero” per gli anziani. “Complessivamente nel Ricovero ci sono rimasto 29 anni, – spiega Tosi – anche come vice Presidente e consigliere… Il Ricovero disponeva di circa 120 letti, gestito da due suore e due inservienti, l’Ospedale invece contava oltre 200 letti. C’era la cucina interna, la lavanderia con un inserviente, una sarta e quattro addetti, un primario di Chirurgia e di Medicina con i rispettivi aiuti, almeno una trentina di medici, il segretario, l’impiegato Millo e il ragioniere”.

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

Uno dei primi impegni di Tosi presidente e contabile fu quello di proseguire i lavori di ampliamento alla struttura ospedaliera (congiunzione ad H dei due fabbricati originari): “Inizialmente l’Ospedale era formato da due fabbricati separati tra loro: nel 1957 fu approvato il progetto di ampliamento dell’ingegnere comunale Renato Fazzini, che includeva anche la realizzazione di un collegamento tra i due padiglioni storici. – ricorda Tosi – I lavori furono eseguiti tra il 1959 e il 1965, prima del mio arrivo. Il finanziamento per il primo stralcio della congiunzione, richiesto nel 1962, fu oggetto di un po’ di subbuglio di cui venni a conoscenza all’epoca della mia nomina. Avvenne che il consiglio di amministrazione retto dal rag. Gaiani (mio predecessore) inoltrò la richiesta di finanziamento al Ministero. A Castelfranco arrivarono dei “ceffi” da Roma, che millantarono la possibilità di far ottenere il finanziamento contro il pagamento di una tangente. In realtà il finanziamento era stato già concesso, ma i “ceffi” (che poi risultarono funzionari del Ministero) non lo dissero. L’ingegnere progettista, ignaro, offrì la sua parcella allo scopo di ottenere il finanziamento necessario per l’ampliamento dell’Ospedale. I soldi arrivarono (e regolarmente: certo, erano stati già stanziati!), il consiglio di amministrazione nel frattempo cambiò e un nuovo consigliere venne a conoscenza di quel fatto, denunciando la cosa. Ci fu il processo e i due funzionari furono condannati per tentata estorsione e millantato credito. A Roma furono chiamati a testimoniare anche i consiglieri di Castelfranco: quando raccontarono effettivamente com’era andata, dicendo cioè che l’ingegnere si era offerto di versare la sua parcella pur di ottenere il finanziamento, nessuno ci volle credere… Dissero che era impossibile pensare a qualcuno che potesse metterci del suo per il bene di un paese! Una volta subentrato io, nel 1966 occorreva procedere con il secondo lotto a completamento dell’opera di congiunzione (concluso nel 1975) e con il secondo stralcio dei lavori di ampliamento (concluso nel 1968): senza problemi, ottenemmo i finanziamenti”.

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

Per dieci anni, dal 1966 al 1976, Roberto Tosi è Presidente della Federazione Provinciale degli Ospedali di Modena (FIARO); nel 1969 è membro della Commissione per l’inventario dei beni ospedalieri (secondo la legge 132/66) e per ulteriori 10 anni (dal 1970 al 1980) è consigliere e vice Presidente degli Istituti Ospedalieri di Modena, con delega ai servizi economali e tecnici.

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

Dal 1975 al 1980 è membro del Collegio dei Revisori dei Conti in rappresentanza del Ministero del Lavoro presso l’Ospedale Civile di Castelfranco Emilia e dal 1982 al 1997 è Consigliere del Comitato di Distretto Usl n° 5 e n° 8. E’ anche Presidente del Comitato Consultivo Misto (1997-1998) e Segretario dell’Orfanotrofio di Castelfranco Emilia (1990-1998), retto dalle suore Minime dell’Addolorata, fino alla sua soppressione e trasformazione in Fondazione Mons. Don Luigi Roncagli, voluta da Tosi stesso: “Verso le suore avevo un debito di riconoscenza: finché ci sono state, hanno fatto tanto per l’Ospedale di Castelfranco”.

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

Scende coraggiosamente in campo nel 1996, spendendosi in prima persona e con tutti i mezzi possibili per protestare, in qualità di Presidente del “Comitato per l’Ospedale e la Qualità Sanitaria”, forte di 9.000 adesioni, contro la riorganizzazione della rete ospedaliera della Provincia di Modena (2° Piano Sanitario Regionale), previa attuazione del Piano Attuativo Locale (PAL 1997-99 approvato il 7/5/1997 dall’esecutivo dei sindaci dei Comuni della Provincia di Modena con presidi AUSL, ad esclusione dei primi cittadini di Finale Emilia e Formigine). La riforma portò all’eliminazione di 263 posti letto negli ospedali della provincia, quando sarebbe stato sufficiente tagliarne 60 per allinearsi all’accordo Regione/sindacati. E anche, per Castelfranco, alla chiusura del laboratorio di analisi e all’accorpamento di Chirurgia e Ortopedia (di fatto avvenuto nel 1999)… Ferma opposizione del Comitato, con il sostegno di tutti i politici locali, sindaco compreso, all’assetto proposto dall’AUSL per il 2000/2002, che prevedeva la riconversione o dismissione dell’Ospedale di Castelfranco Emilia con la prospettiva di giungere – dopo il 2000 – ad 85 posti letto distribuiti tra lungodegenza (60) e riabilitazione, Day Surgery e Day Hospital, ma soprattutto alla chiusura notturna del Pronto Soccorso (poi effettuata il 21/5/2007) … In poche parole: accentramento a Modena e ritorno al passato (cronicario).

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

“Tutte cose già note, comunque, fin dal 1965 – prosegue Tosi – e “sulla carta” dal 1989, quando la Provincia di Modena, per adeguarsi alle direttive nazionali che portarono all’approvazione del 2° Piano Sanitario Regionale, iniziò a provvedere alla riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale, privilegiando i grossi centri a discapito di quelli periferici (chiusura degli ospedali con meno di 120 letti). E dall’entrata in vigore del “famelico mostro” di Baggiovara (poi inaugurato il 2/4/2005, ndr), già nel 1992 (all’epoca della sua progettazione e delle richieste di finanziamento) la chiusura degli Ospedali Civile, Estense e di Castelfranco Emilia… era “già scritta”. Fu la prima cosa che mi trovai a contrastare: la volontà politica di voler chiudere il nostro ospedale, già nel 1965…. Mi ricordo di un certo Sacchi, funzionario del PCI di Modena: girava per Castelfranco a convincere la gente sull’inutilità del nostro Ospedale… Troppo vicino a Modena, non offre assistenza adeguata e poi ci costa troppo, diceva… Fece assemblee anche nelle frazioni, a partire dal 1969, inizialmente seguito da Aude Pacchioni (che poi cambiò posizione, soprattutto dopo l’incontro di Manzolino, dove i residenti proprio non ne vollero sapere) e li seguivo anch’io, ero già piuttosto attivo. Da Modena si iniziava a preparare la riforma ospedaliera, secondo cui un ospedale doveva possedere determinati requisiti per essere classificato “di zona”, pena la chiusura. Ufficialmente l’Ospedale di Castelfranco aveva solo la Medicina e la Chirurgia: funzionava anche l’Ortopedia, ma in genere era il chirurgo che se ne occupava, quando non veniva da Modena il prof. Tosatti (bravissimo) che però veniva pagato a prestazione. C’era anche un radiologo, pagato “a prestazione”, il prof. Pasquinelli, e un laboratorio di analisi seguito dall’aiuto di Medicina. La Pediatria non c’era, ma era necessaria… Intanto dovevamo contrastare la “messa in convinzione” ingiusta che da Modena “girava” per Castelfranco. Ma la gente non si faceva convincere con tanta facilità: questo ospedale era insito nei castelfranchesi, era nato con il paese e i lavori di ristrutturazione erano stati realizzati in parte dal Comune, in gran parte con il generoso contributo di privati cittadini…

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

La famosa rete di cui adesso si vanno riempiendo la bocca, e che secondo loro dovrebbe risolvere tutti i problemi, noi l’avevamo già fatta: i nostri rapporti con Modena, città universitaria, erano ottimi. Da lì, se c’era necessità, venivano i migliori clinici, chirurghi di fama… Arrivava perfino il primario di Modena, il prof. Gibertini, per dare una mano al primario di Castelfranco… Superato il problema delle “malelingue” (in realtà furono gli stessi castelfranchesi a risolverlo, fieri del loro Ospedale e “sordi” nei confronti di Sacchi), iniziammo ad adoperarci affinché l’Ospedale risultasse con quei requisiti richiesti dalla riforma sanitaria per poter essere riconosciuto “di zona” come meritava. Ci trovammo però ad avere tutti contro: dai politici agli stessi medici…. Perché in fondo ai medici andava poi bene la retribuzione “a parcella”, mentre noi volevamo assumerli, volevamo farne dei dipendenti. Riuscimmo ad avere un primariato di Radiologia, nonostante il disaccordo del prof. Lenzi (e arrivò un radiologo da Reggio Emilia), un primariato di Laboratorio e uno di Ostetricia e Ginecologia (con il prof. Abramo, da Vignola, mentre come aiuto arrivò il dott. Ermete Campedelli). Direttore sanitario dell’ospedale era il dott. Bariola. Nel 1970 riuscimmo ad ottenere quel riconoscimento: l’Ospedale di Castelfranco, tra gli ospedali della provincia, era quello che funzionava meglio. L’importante era fare quello di cui si era capaci, altrimenti si demandava ad altri… Ecco la famosa “rete”!

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

E il Pronto Soccorso ha sempre funzionato benissimo… certo, finché c’è stato un ospedale dietro, che era operativo di giorno quanto di notte. Quando iniziarono le prime illazioni in pubblico sul futuro riservato al nostro ospedale, esordii così: “Abbiamo cominciato con un lazzaretto e finiremo con un lazzaretto”… Apriti cielo! Perché togliere il Pronto Soccorso ad un ospedale vuol dire levargli l’alimentazione. Un ospedale non può funzionare senza un pronto soccorso, né un pronto soccorso può funzionare senza un ospedale dietro le spalle… Non c’è antico o moderno, il malato è sempre malato… Vanno bene le degenze corte, adesso che ci sono nuove cure, ma il pronto soccorso ci vuole: la gente deve avere questa sicurezza, perché andare a Modena, di giorno soprattutto, la distanza non è poca e quando si sposta il malato si sposta anche la sua famiglia e a questo bisogna pensare. Sono spese, sacrifici che non tutti si possono permettere…

la “marcia dei 6.000″ del 22/3/1997

Negli anni ’80 il nostro ospedale fatturava più del Sant’Agostino, tanto per citarne uno paragonabile al nostro. I piccoli ospedali della provincia erano necessari, soprattutto per fare le “piccole cose”… Perché andare in un grosso centro per un’appendicite, dove ti costa 10.000 anziché 1.000 in un ospedale periferico? All’epoca, tanto per giustificare “Baggiovara”, dicevano che ci sarebbe stato un risparmio… Un risparmio un accidenti! Se ne sono accorti e se ne stanno accorgendo anche adesso: infatti stanno tornando indietro, decentrando un po’… Ma ormai quella megastruttura di Baggiovara è stata fatta… Roba da Barbolini, tanto per ‘an fer al cugnam… Baggiovara c’è e va nutrito… Un altro ospedale a Modena era previsto, ma non in quella zona e di quelle dimensioni. E’ l’ubicazione che è sbagliata e loro lo sapevano perfettamente… Fin dai miei tempi si sapeva che bisognava intervenire sull’ospedale di Sassuolo, già fatiscente, e che Sassuolo “combatteva” con Villa Fiorita, una casa di cura privata che andava molto bene e dove, da Castelfranco, è poi andato il “nostro” Remo Mezzetti. Per Sassuolo e Baggiovara servivano i finanziamenti, la legge diceva che bisognava “risparmiare” e che dunque bisognava tirar via dei posti letto… E via i letti di Castelfranco, Formigine, Modena, Pavullo, Mirandola, Carpi, San Felice, Finale, Concordia, Vignola, Sassuolo, Fanano. Castelfranco risultò il più penalizzato e in pochi anni andò sotto i 100 letti (97)…. Proprio il nostro ospedale, “attrazione” non solo per Modena, ma anche per il bolognese. Adesso, per esempio, i cittadini di Castelfranco – soprattutto di Piumazzo – preferiscono rivolgersi all’area di Bologna, gravitando su Bazzano che per loro è molto più comodo rispetto a Baggiovara… Noi che eravamo “meglio” di Bologna, siamo andati a finire peggio… Perché Bologna ha seguito una politica inversa a quella di Modena, ha potenziato Bazzano, San Giovanni in Persiceto e tutta la cinta attorno alla città… Modena invece è stata “furba” ed ha pensato ad un ospedale a 9 km dal Policlinico e a 10 km da Sassuolo, facendone una copia…. L’idea buona l’aveva avuta Ermete Bortolotti, un democristiano come me (razza d’annata… mi raccomando: d, apostrofo, annata), uno “forte” sui problemi ospedalieri perché era stato un medico provinciale… Aveva chi poteva ristrutturare il Policlinico, chiavi in mano, ma nessuno lo ascoltò…  perché bisognava fare Baggiovara e hanno fatto quel bel lavoro lì, tanto per accontentare qualcuno… Non faccio i nomi perché erano miei amici, anche se adesso non so più se considerarli “amici” visto che “ci hanno fregato”… L-a-z-z-a-r-e-t-t-o! Così ho cominciato e così ho finito.

L’Ospedale di Castelfranco Emilia (ieri) © La CarbonaraBlog

Il nostro ospedale non meritava questo destino: dalla fine degli anni ’60 al 1980 contava 220 posti letto per acuti (nel 1969, solo la Chirurgia disponeva di 135 letti) e con il tempo si è visto depauperato della sua linfa, di anno in anno, spinto a forza in una discesa vertiginosa e “immeritata”: nel 1986 chiude Ostetricia e Ginecologia (taglio di 27 letti), si passa poi a 157 letti nel 1989, a 148 nel 1993, a 134 nel 1994, a 125 nel 1996, fino scendere a quei 97 letti con la rimodulazione della rete ospedaliera del 1997, per lo più destinati alla lungodegenza…. Un Ospedale che fino al 1996 fatturava 15 miliardi di lire, disponeva dei luminari più accreditati della Provincia, di tre reparti in condizioni ottimali (Medicina, Ortopedia, Chirurgia), di quattro servizi (Radiologia, Anestesia, Laboratorio analisi, Cardiologia), di 28 medici operativi… Registrava 6.587 ricoveri per tutto il distretto sanitario n° 7 (sei Comuni con un bacino di utenza di 60.000 unità) e il Pronto Soccorso (degno di questo nome) erogava 14.504 prestazioni (di cui 12.271 senza ricovero): l’Ospedale di Castelfranco Emilia, in Provincia, era al primo posto per produttività”.

L’Ospedale di Castelfranco Emilia (ieri)

Tosi conduce una “guerra” memorabile: vince qualche battaglia ma intasca un misero bottino. Una lotta inizialmente condivisa e sostenuta non solo dai cittadini di Castelfranco, San Cesario, Nonantola, Bastiglia, Bomporto e Ravarino (i sei Comuni del Distretto Sanitario n° 7), ma anche e soprattutto da tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale a Castelfranco (compresi Sindaco, Giunta e tutta la maggioranza del PDS) che però, proprio sul finire, a un passo dalla “vittoria”, si trasforma in una lotta contro i mulini a vento, un sogno infranto, un gioco di potere perso “ai punti”… “per assenza di volontà politica, per scarsa audacia, perché così Modena ha deciso”, aggiunge Tosi.

14/3/1997 Assemblea al Cinema Nuovo

“Abbiamo fatto grandi discussioni sul PAL, per mantenere la qualità del nostro Ospedale. – continua Tosi – E tutti i partiti erano d’accordo con la nostra “crociata”, altrimenti non l’avremmo nemmeno iniziata… Mi raccomandai con tutti i sindaci del distretto, soprattutto con Fausto Galetti di Castelfranco e con Lorella Vignali di San Cesario… “Dite di no, alla conferenza dei sindaci, dite di no…. – dicevo – Sarete perdenti adesso, ma un domani potrete sempre dimostrare che la cittadinanza non era soddisfatta e ne uscirete a testa alta… Eravate alla sfilata con 6.000 cittadini (dati Digos)…”. Alla Vignali, che era considerata la donna sindaco con più nerbo, dissi proprio così: “Lei che è l’unico uomo tra i nostri sindaci, non firmi per piacere…”.

Ma bisognava  firmare, non si poteva fare altrimenti e alla fine firmarono tutti, tranne i sindaci di Formigine e Finale, i “ribelli”. Il sindaco di Castelfranco firmò per il PAL, nonostante la delibera contraria del Consiglio Comunale, viste le condizioni… E io mi dimisi: non ero Don Chisciotte”.

L’Ospedale di Castelfranco Emilia (ieri)

Vanificata ogni speranza, il 5/2/1998 Roberto Tosi rassegna le dimissioni da Presidente del Comitato a difesa per l’Ospedale, dopo aver bussato a tutte le porte, guidato assemblee, partecipato a centinaia di incontri, accumulato una quantità incalcolabile di documenti, svolto tutta la burocrazia immaginabile, raccolto tutte le informazioni utili, “occupato” la sala consiliare e l’ospedale, organizzato la storica “marcia dei 6.000”, a Castelfranco Emilia il 22/3/1997 (presenti tutti i 6 sindaci del distretto sanitario n° 7 in testa ad un corteo di 6.000 persone, inclusi mezzi di soccorso, autolettighe dell’Avap, trattori agricoli, la banda municipale e con l’assenso dei commercianti sotto i portici che abbassano le saracinesche delle proprie botteghe).

L’ospedale di Castelfranco Emilia (oggi)

Scrive perfino al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri, consulta più di un avvocato, tenta la via del TAR, minaccia blocchi stradali e ferroviari, obiezioni fiscali dell’ICI, la costituzione di un distretto interprovinciale, fino ad avanzare la proposta di indire un referendum per il passaggio del Comune di Castelfranco Emilia nell’area metropolitana di Bologna.

E adesso… cosa ci riserverà il futuro, in vista del nuovo PAL 2011-2014 che sarà approvato entro la prossima primavera? Possiamo ancora nutrire la speranza di “riavere” il NOSTRO Ospedale? Cosa potrebbero fare i castelfranchesi, la gente, ma anche e soprattutto il Sindaco, la Giunta e tutti i consiglieri comunali? Un’altra “crociata”?!? E… servirebbe?

4.250 firme (ignorate dal PD) raccolte nel 2012 dai Cittadini per l’Ospedale

“Io non ho più voce in capitolo… Ormai non esco nemmeno più di casa, quello che so lo imparo dai giornali… Non ho il computer, vedo poca gente e soprattutto NON VADO PIU’ A VOTARE… – risponde Tosi, più amareggiato che rassegnato – Certo, bisognerebbe che tutti (e sottolineo tutti) ritrovassero quella convergenza di 15 anni fa e che la portassero avanti fino alla fine, con forza e coraggio… Ma purtroppo penso che finché l’idea di Baggiovara sarà sostenuta, non potrà cambiare nulla per Castelfranco. Ti obbligano ad andare lì, l’ambulanza ti porta lì, anche la Croce Blu ti deve portare lì. Baggiovara ha dei costi enormi e va alimentato… Se ne sono accorti e se ne stanno accorgendo. Devono cambiare le teste, non tanto a Castelfranco, ma a Modena…. Il colpo di saggezza deve arrivare da lì, altrimenti si farebbe un’altra lotta contro i mulini a vento”. (Alessandra Consolazione)

Le esequie di Roberto Tosi si svolgeranno giovedì 16 agosto 2012, alle ore 9,30, nella Chiesa San Giacomo a Castelfranco Emilia.

Alessandra Consolazione

p.s.: qui sotto abbiamo conservato 53 commenti del 2010, riferiti alla prima pubblicazione dell’intervista, appunto in occasione del 1° compleanno del Blog, il 1° ottobre 2010, quando abbiamo offerto ai presenti, come regalo di compleanno, il primo libro edito dall’Associazione “La Carbonara”.

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53 risposte a Per Roberto Tosi: il sogno infranto

  1. 00
    29 settembre 2010 at 01:37

    Nessun coinvolgimento mio nella faccenda. Referendum per Bologna: anche l’esito positivo non vincolerebbe nessuno . . . ho fatto le mie indagini. Bazzano: ho scritto che la risposta non convince nemmeno me. San Giovanni è attivo, ed è all’avanguardia in urologia, resta un ospedale di provincia per tutto il resto. Gli altri, non so.
    Sono contenta che , come scrive Mazzini, si sia iniziato a parlare dei problemi. Non escludo di potere essere anch’io tra i 60000/9000 ma non in base tesi semplicistiche. I grandi manovratori non sono solo a Modena, ne abbiamo di nostrani che operano su fronti opposti, a me preoccupano anche questi.
    Uno che mi prende per un ex Sindaco, tu che non capisci se io sia o meno coinvolta … mi avete convinto di essere brava a camuffarmi. Va a finire che mi convinco che potrei essere un politico e cercare candidatura alle prossime amministrative. Dai, scherzo! Ci sono pochi posti e già tanti corridori.

  2. luigi
    29 settembre 2010 at 10:28

    Domani è il compleanno alla Carbonara…e lo festeggeremo il primo ottobre in biblioteca. Buon compleanno in anticipo e grazie per l’ottimo servizio, servigio a tutta la cittadinanza di castelfranco e per porci tutti a conoscenza dell’altrimenti invisibile…
    Ma oggi è il 29 settembre e lo auguro anche, con tutto il cuore, al grandissimo Silvio Berlusconi… che ci ha salvato dalla catastrofe e dai politici dello stampo del doppiozero, al cui gioco mi sottraggo, anche se graditissimo al blog , per l’ottimo contraddittorio..
    Il blog ne guadagna tantissimo coi suoi interventi, finalmente politici, competenti e sull’argomento. Sono contento per tutti e per la redazione.
    La sua, e penso in buona compagnia, intenzione politica di inserirsi nel blog a sostegno della chiusura dell’ospedale di castelfranco, la trovo squallida ma efficiente e condivisibile per chi non sa più dove aggrapparsi per sostenere l’insostenibile.
    Per cui gli porgo un aggancio per continuare…e vorrei tanto sentire anche l’opinione del suo o loro, collega Clarice…il vero ed unico competente sulla materia chiusura del non più nostro ospedale, in mano loro.. ma spero e prego sempre…ancor per poco !!!
    Prego per la Nazione Emilia che prima o poi, si risvegli e ci ridia il nostro efficentissimo, allora rinomato e famoso Ospedale, ma senza fretta… siamo ormai oltre il punto di non ritorno…
    Ormai considerati “topi da disinfestare” persino dai nostri parenti e confinanti Svizzeri, sinonimo di tutto quello che c’è di meglio al mondo… dalle banche agli orologi… dalla miglior politica al più alto tasso di civiltà non belligerante e neutrale del mondo.
    Complimenti a noi Italiani… che anche in questa occasione di chiudere ospedali ottimamente funzionanti per il pensiero di un partito… ne usciamo sempre vincitori…
    Svegli, svelti e furbi come i topi…

    Se questo mio commento è offensivo per qualcuno e deve essere tagliato in qualche parte, come ho già visto, preferisco non venga pubblicato per intero…al contrario, se non censurato, me ne assumo ogni e totale responsabilità, anche a fronte di un giudizio in tribunale, ben poca cosa a fronte di chi è stato messo in galera, impiccato o fucilato per la nostra LIBERTA’ !!!

    “Non accetto lezioni da chiunque non abbia avuto il coraggio di scendere in campo e spendersi in prima persona” (Roberto Tosi)

    Grazie, infinitamente grazie, all’amico e stimatissimo Roberto Tosi.
    In bocca al lupo, Roberto…

    Luppi Luigi

  3. 00
    29 settembre 2010 at 12:42

    Aggancio per continuare accolto, ma non invitarmi per “sottrarti al gioco”. Ti convencerai che avere opinioni diverse non significa necessariamente essere in cattiva fede o fare servilmente il gioco di una parte politica. Significa certo fare poltica nella misura in cui ogni nostro atto o parola è sempre “politica”. In questo senso esiste anche la politica pulita, di chi ha proprie convinzioni e ideali, anche se non collimano con le nostre.

  4. Nadia e Fabio
    29 settembre 2010 at 22:31

    Ma uno sguardo alle cartine delle Province di Modena e Bologna lo si è dato? Pavullo ha la stessa posizione di Castelfranco? Ad esempio Fiumalbo e Pievepelago, se non ci fosse Pavullo, sarebbero messe come San Cesario o Bastiglia se non ci fosse Castelfranco? San Giovanni ha la stessa importanza sui Comuni adiacenti (dove pure c’è stata la chiusura dell’Ospedale di Crevalcore) come Castelfranco con i propri Comuni limitrofi (praticamente solo San Cesario)? Una Pediatria a Castelfranco non sarebbe un inutile doppione con una Pediatria a soli 12 km di distanza (Policlinico)? Noi non facciamo ragionamenti tecnici, non siamo in grado ma un ragionamento geografico pensiamo possa aiutare molto. A nostro avviso, purtroppo, Castelfranco non ha i numeri (sia di abitanti che di estensione) per sostenere nulla. Il binomio Castelfranco-San Cesario non ha neppure senso chiamarlo Distretto. Il far rientrare Nonantola e company è solo una invenzione slegata dalla realtà che può andare bene nelle gestioni tipo il sociale o ambulatoriale o giù di lì. Sapete che gliene frega a Bomporto dell’Ospedale di Castelfranco? Secondo noi meglio non chiederglielo.

  5. Bastiano
    30 settembre 2010 at 09:52

    La pediatria era solo il primo esempio che mi è venuto in mente, in ogni caso deduco che voi nn abbiate figli piccoli perchè se anche solo 1 volta aveste dovuto usufruire della pediatria al 7° piano del policlinico dove per far visitare vostro figlio a qualsiasi ora del giorno e della notte per 365 gg occorono almeno 2/3 ore di attesa forse fareste meno ragionamenti sul bacino d’utenza le distanze ecc……

    • conte
      30 settembre 2010 at 20:46

      Purttroppo sarebbe bello avere un dottore per ogni abitante (lo sa ho esagerato!) ma bisogna anche fare i conti con quello che si può fare… cosa aveva di pronto il pronto soccorso di Castelfranco? Per quanto riguarda la pediatria al 7 piano nulla da lamentare, anche se per fortuna non ne abbiamo dovuto usufruire più di tanto!
      cordialmente Enrico

  6. Bastiano
    30 settembre 2010 at 22:26

    Mi fa solo piacere che Lei sia stato completamente soddisfatto del servizio ricevuto, e devo dire che dal punto di vista della prestazione anch’io nn ho particolari lamentele ma che in un P.S. pediatrico si debbano attendere 2/3 ore quando va bene, le ho attese veramente per la precisione 3 h e 1/2 con il bimbo in braccio, nn mi sembra una gran bella cosa. Ma questo era solo un esempio per dire che siccome il mio caso nn era particolarmente grave per fortuna, forse con un P.S. funzionante a Castelfranco avrei evitato di andare ulteriormente ad intasare quello di Modena che arebbe erogato prestazioni + veloci ai modenesi.

    • conte
      1 ottobre 2010 at 12:44

      Non sono sicuramente un esperto quindi faccio solo delle considerazioni personali, ma forse se di un punto ci ritroviamo: a Castelfranco non manca un PS ( IMHO che sarebbe troppo costoso per ricoprire efficacemente tutte le specialità) ma uno o due ambulatori generici, in appoggio alla guardia medica, aperti sopratutto nelle ore serali e notturne, in maniera tale da decongestionare i PS di quella miriade di casi che stanno a mezza via fra il PRONTO soccorso e il medico di famiglia (es. piccoli traumi, crisi d’ asma non serie, febbre alta nei pazienti pediatrici, ecc.) che poi sono il 95% delle prestazioni erogate da un normale PS. Allo stato attuale una qualsiasi equipe (ormai penso anche i volontari) sono dotati di defibrillatore e strumenti simili salvavita, gli altri casi specialistici ha senso farli fermare a CF per poi farli passare a Modena?
      cordialmente Enrico

      • Bastiano
        1 ottobre 2010 at 14:29

        Enrico mi perdoni ma quello che Lei ha scritto è esattamente quello che vogliono fare L’asl di Modena e la ns. amministrazione e nn mi sembra sia una buona idea.

        • conte
          1 ottobre 2010 at 20:41

          Mi scusi ma veramente non riesco a capire quale sia il problema, e non lo dico con tono ironico, ma penso mi sia sfuggito qualcosa nel suo ragionamento

          • Nadia e Fabio
            2 ottobre 2010 at 16:21

            Il ragionamento è chiaro. Quello che non è chiaro è se il servizio verrà gestito dai Medici di famiglia distogliendoli quindi dal territorio.

  7. Nadia e Fabio
    1 ottobre 2010 at 13:12

    Forse la “ricetta” giusta l’ha trovata l’Ospedale di Finale Emilia la cui realtà assomiglia molto a quella di Castelfranco. Ha puntato molto su interventi da “day-hospital” che non richiedono cose accessorie come i servizi di Anestesia e Rianimazione. Questo profilo basso ma comunque di qualità e quantità è l’assicurazione sulla vita di Ospedali come quello di Castelfranco. A nostro avviso più che fare concorrenza a Modena si dovrebbe fare “alleanza” con Finale Emilia per aumentare quei tipi di intervento (oltre che pensare di consolidare l’esistente di oggi). Stiamo parlando del Comune di Finale Emilia la cui Frazione più grande, Massa Finalese (4500 abitanti), ha l’Ufficio Anagrafe distaccato (ed aperto tutti i giorni), l’Ufficio distaccato dei Vigili Urbani, la Scuola Media ed un mercato settimanale con circa 45 bancarelle (contro le 3 di Piumazzo che ha 5000 abitanti). Speriamo che Finale faccia “scuola” anche a Castelfranco.

    • Nadia e Fabio
      1 ottobre 2010 at 13:17

      E la cui Amministrazione (di Finale) non è certo favorevole ai depositi del gas sotterranei.

    • Bastiano
      1 ottobre 2010 at 14:37

      Ragazzi scusate nn mi sembra che day-hospital sia l’equivalente di P.S. h. 24. La vs speranza è vana, Castelfranco è sicuramente da sempre uno dei comuni peggio amministrati della provincia quindi l’esempio di Finale nn verrà sicuramete seguito (mi riferisco ai servizi decentrati nn all’ospedale quello è un discrso a parte).

  8. Nadia e Fabio
    2 ottobre 2010 at 16:18

    La mucca si può mungere fino allo stremo ma il fieno prima o poi bisognerà pur darglielo.

  9. conte
    4 ottobre 2010 at 18:35

    @ Bastiano, Nadia e Fabio:
    Il mio ragionamento era appunto quello di creare una via di mezzo fra il medico di famiglia che dovrebbe comunque essere il punto di riferimento (e senz’altro ce ne vorrebbero di più) e il PS propriamente detto, non di distogliere forze da una parte o dall’ altra; certo è che un PS deve esserlo al 100% non a mezzo servizio…

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