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Massimo Montorsi: da Savignano “en plein air” alle storie in punta di pennello

Massimo Montorsi in mezzo alle tele e ai pennelli ci è nato è cresciuto. Nella sua famiglia d’origine tutti dipingevano: la madre Franca, lo zio Camillo, il nonno adottivo Vittorio, i cugini. Eppure sembrava che dovesse essere proprio lui l’eccezione che conferma la regola. A scuola infatti le insegnanti si lamentavano dello scarso rendimento di Massimo proprio nelle materie artistiche. La tradizione creativa della famiglia pareva non aver lasciato in lui nessuna traccia ereditaria.
E invece a 26 anni Montorsi, quando già ha un lavoro e sta cominciando a pensare di formarsi una famiglia, imbraccia per la prima volta i pennelli. La molla scatta alla visione di un film su Vincent Van Gogh, dove i paesaggi descritti dal pittore fiammingo tanto sembrano assomigliare alle campagne assolate di Savignano. Il primo quadro dipinto da Massimo ha come soggetto le tre Cime di Lavaredo, esprime tutta l’ammirazione dell’autore per la montagna. Ma da quel momento in poi protagoniste assolute diventano le vedute di Savignano, che non riguardano solo i colori più intensi della primavera ma anche le bianche distese di neve tipiche dell’inverno. La madre Franca è entusiasta della novità anche se non ha mai spinto o forzato il figlio a intraprendere questa strada. Fondamentali sono anche i suggerimenti dell’amico Giovanni Tonioni, anche lui affermato pittore savignanese. Massimo ama dipingere all’aperto alla maniera degli Impressionisti dell’Ottocento: parte con il cavalletto, i colori e la tavolozza e, non appena scorge un’immagine interessante, si ferma e comincia a lavorare. Siccome la luce, durante il giorno, cambia molto rapidamente, è necessario essere piuttosto rapidi nella esecuzione del quadro. Salvo poi apportare gli ultimi ritocchi una volta rientrati a casa.
Ma quella stessa passione per la pittura, che era apparsa così inaspettatamente, a un certo punto sembra svanire con la stessa velocità con cui si era manifestata. Montorsi non smette del tutto di dipingere ma trascorre mesi, anche anni, senza toccare una tela: alla passione per l’arte sostituisce quella per la bici. Fino a quando non incontra Marco Grimandi, che gestisce un atelier a Spilamberto. E’ quest’ultimo a fargli capire che l’arte non è solo creatività ma anche tecnica e studio. Per 5 anni Massimo frequenta la scuola di Grimandi, 2 o 3 volte la settimana. Si specializza nei ritratti, acquisisce una manualità che pensava potesse scaturire solo dalla grande passione per la pittura e che invece può essere affinata solo con l’applicazione continua. Sono anni fondamentali per la sua crescita professionale: “Per me è stata come un’Accademia full immersion” commenta. E arriva il momento in cui decide di allontanarsi dalla Scuola pittorica spilambertese per cercare quella che lui definisce “la terza fase”.
Dopo i paesaggi degli albori e l’attenzione per i ritratti, arriva per lui il momento di fare una sintesi delle esperienze del passato. Siamo ormai arrivati ai giorni nostri, segnati dalla collaborazione con Eli Cavallini, Professore di Storia dell’Arte e grafico. Rispetto alla fase primordiale, molte cose sono cambiate. Oggi Massimo Montorsi non dipinge più su tela ma su tavole “multistrato” di legno, alle quali applica uno strato a base di gesso e cementite in grado di assorbire meglio il colore. Anche il formato dei suoi quadri non è più lo stesso: dai 30 per 40 cm o 50 per 70 dei paesaggi e dei ritratti, si è passati a superfici più ampie che arrivano anche a 120 cm per 150. E’ indubbio che l’aumento delle dimensioni comporta per il pittore maggiori difficoltà nella costruzione dell’opera pittorica. Il tema principale degli ultimi quadri è la figura femminile, inserita sempre in un contesto narrativo: “Mi sento come una scrittore che racconta una storia” commenta l’autore.
Montorsi ha scelto di vivere, con la moglie Patrizia e i figli Nicholas e Alicia, nel Borgo Antico di Savignano, in un luogo suggestivo che è anche fonte di ispirazione per le sue opere. Il sogni nel cassetto sono due: continuare a crescere dal punto di vista artistico e poter vivere del lavoro di pittore. Sul futuro invece dell’arte in generale ritiene che “dopo la fase distruttiva del Novecento, sia necessario costruire il nuovo avendo come consapevolezza l’esperienza del passato”.

Il suo sito internet: http://www.massimomontorsi.it/

Giovanni Moi