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Maurizio Mannoni a Savignano

Dei 4 incontri che hanno caratterizzato la rassegna “Sono giornalisti, bellezza” edizione 2013, quello con Maurizio Mannoni, svoltosi sabato 14 dicembre alle 18 nella Sala Consiliare di Savignano, è stato il più seguito. C’era da aspettarselo considerando la popolarità del giornalista, volto noto del Tg3 e di Linea Notte, e la collocazione dell’incontro nel fine settimana invece che al mercoledì sera, come è avvenuto nei precedenti casi con Marco Civoli, Valentina Bisti e Carlo Bonini.

Chi sia Maurizio Mannoni è presto detto. In un mondo dell’informazione segnato da un’estrema mobilità, con i giornalisti che passano con una certa frequenza da un quotidiano all’altro o da un’emittente all’altra, lui rappresenta un raro caso di fedeltà alla testata del Tg3 e a Rai 3. Di cui ha sempre fatto parte fin dai tempi della direzione di Sandro Curzi, continuando poi come conduttore di programmi serali con particolare riferimento all’attualità politica.

Ed è proprio sul binomio giornalismo-politica che si è snodato l’incontro di sabato scorso, moderato ancora una volta da Pierluigi Senatore, Caporedattore di Radio Bruno. Un continuo confronto fra presente e passato, tanto che, a un certo punto, Mannoni si è rivolto al suo intervistatore chiedendo ironicamente: “Non è che stiamo facendo una cosa da vecchi, modello Matusalemme?”. Come è cambiato il mondo del giornalismo dopo l’avvento di Internet? Meglio la politica della Prima Repubblica, con i suoi riti e giri di parole, o quella attuale?
Mannoni risponde facendosi forte di un’esperienza professionale lunga più di 30 anni. “Appartengo a un’altra generazione e faccio fatica a capire i social network. Quando ho cominciato io, c’erano i giornali e la Rai, Mediaset stava nascendo. Allora si entrava giovanissimi in un quotidiano, ci si faceva le ossa con la cosiddetta “scuola della strada” (Questura, Carabinieri, incidenti stradali con la richiesta ai familiari della foto dei deceduti) e poi si arrivava all’assunzione dopo anni di volontariato” spiega. “Adesso quello del giornalista è diventato quasi un mestiere da scrivania. Anche perché la figura romantica dell’inviato è pressochè scomparsa a causa del taglio dei costi. Ma i giovani che oggi si affacciano alla professione sono più culturalmente preparati, più che andare alla ricerca di notizie come facevano noi, sono impegnati a selezionare l’ingente mole di informazioni che piove loro addosso” prosegue il presentatore di Linea Notte.

Molto è cambiato anche nel mondo della politica, rispetto al quale Maurizio Mannoni parla di “scadimento generale” ammettendo il rischio di passare per “passatista”. “Il livello culturale della nostra classe dirigente era mediamente superiore. Ai tempi di La Malfa e Berlinguer bastava una parola per determinare un mutamento della vita politica. Per arrivare in Parlamento si frequentavano le scuole di partito mentre oggi, a Montecitorio e Palazzo Madama, molti ci finiscono quasi senza rendersene conto”. Mannoni ammette comunque l’esistenza, anche oggi, di una parte buona della politica, esemplificata, tra gli altri, da Enrico Letta “che è una persona estremamente in gamba che rappresenta degnamente l’Italia all’estero” e Matteo Renzi definito “persona di qualità”.

Resta il tempo per rispondere alle domande del pubblico sulla privatizzazione della Rai (“Che senso ha mantenere 3 reti che fanno le stesse cose?”) e sulla qualità dei Tg (“sono standardizzati”). Con un accenno finale sulla distinzione fra il ruolo del giornalista e quello del politico che non devono essere confusi: “Al primo spetta di raccontare e far capire alla gente ciò che succede, al secondo, se vuole, di prendere posizione e non viceversa”. Nell’incontro con i savignanesi Maurizio Mannoni ha dimostrato di essere la persona cortese, amante del dialogo e rispettoso delle opinioni altrui, che siamo abituati a vedere in tv. Con lui si chiude il ciclo dedicato ai giornalisti nel 2013. Il sindaco Germano Caroli ha auspicato che la manifestazione possa ripetersi, per la quarta volta consecutiva, il prossimo anno.

Giovanni Moi