La carbonara blog

Richiesta di trasferimento loculo inevasa (lettera aperta al sindaco di San Cesario)

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Marta Giberti, residente a Milano e recentemente rientrata a San Cesario per la scomparsa del padre Armando (Armandèin) , avvenuta il 30 giugno scorso:

La rabbia è tanta, così come l’incredulità, insieme alla assillante domanda “ma in che mondo mi trovo?”

Sono offesa ed indignata, vivo in un mondo in cui ho solo “doveri” e mai nessun “diritto”, un mondo in cui paghi tasse, balzelli, quasi anche l’aria che respiri, e quando credi di avere un “piccolo diritto” scopri che non ce l’hai, perché altri hanno deciso per te.

Vivo a Milano da 38 anni, ci andai giovane, ragazza, perché qui a San Cesario trovavi l’impiego solo esibendo la tessera del partito (e non c’è bisogno di dire quale partito). La mia famiglia, invece, è qui da sempre; ora la mia mamma è rimasta sola ed io vorrei (o meglio sto pensando) di ritornare qui per alleviare almeno un po’ la sua tristezza. Il mio papà ha lasciato le miserie di questo mondo il 30 giugno, lasciando un vuoto incolmabile nei nostri cuori. Purtroppo è proprio in mezzo a questo sconvolgimento emotivo che mi sono ritrovata a farmi le domande predette.

Io e mia sorella ci siamo recate in Comune presso l’ufficio preposto all’assegnazione del loculo in cui dargli sepoltura. L’incaricato ci comunica che “c’è solo quel posto” e non ci sono repliche. Il “posto” è al 4° livello (l’ultimo e meno male che non hanno ancora cominciato a fare grattacieli!) inarrivabile anche solo per deporre un fiore. Cerco di capire, ma l’impiegato è irremovibile, si trincera (come ormai fanno in tanti nelle strutture pubbliche) dietro alla frase “è la regola, non posso farci niente”. Interdetta, gli faccio presente che la mia mamma ha 83 anni, ha problemi di salute seri e non potrà mai trascinare attraverso il cimitero quell’enorme scalona su cui, peraltro, dovrebbe salire fino all’ultimo gradino per salutare il compagno della sua vita, con cui ha condiviso 60 ANNI della sua vita, l’uomo che ha amorevolmente curato ed amato fino all’ultimo istante.

A nulla è valso anche il certificato medico che ho prodotto: quel certificato è un documento importante che non avrebbe dovuto essere preso sottogamba!

L’impiegato ci propone di cambiare con 2 loculi, forse avremmo potuto “scendere”. Per motivi personali non vogliamo il doppio loculo: la risposta è NO. Riesco a parlare con il suo superiore, stessa solfa, comincio a stufarmi. Mi stanno trattando come se fossi un’imbecille che non ha capito, cerca di rispiegarmelo con quei “bei modini educatini” che si usano solo con chi ha un cervello un “po’ tardo”. Il mio è tutt’altro che tardo: ho capito benissimo, ma non mi va bene, perché questo loculo io lo pago, non me lo regalano, e credo proprio di avere diritto di avere ciò che mi è più consono. Non mi dilungo su tutte le altre cose che quel signore ha cercato di farmi bere (ci sarà un seguito).

E’ giovedì, il funerale sarà l’indomani e AUGURO a questa gente arida, insensibile, menefreghista di non ritrovarsi un domani (e neanche troppo tardi) ad avere di fronte persone come loro, né più, né meno.

Cerco il SIGNOR SINDACO che, ovviamente, è impegnato; con un po’ di fatica riesco ad incontrarlo alle 19. Carino, gentile, disponibile (ovviamente era già stato messo al corrente del fastidio da me creato: avevo osato sconvolgere la tranquillità di questo quieto comune, così bene organizzato per il bene del suo popolo). Per la terza volta mi sento ridire le stesse cose: forse è il signor Zanni che non ha capito che, se mi sono rivolta a lui, forse qualcosa di stabilito pochi anni fa va rivisto.

Forse non è del tutto vero che sia tutto giusto come loro pensano. Lo sa anche il Sindaco che basterebbe il suo intervento per venire incontro ad una persona anziana per un problema così triste, perché davanti alla morte di un individuo tutti (e dico TUTTI) dovremmo inchinarci e cercare di andare “oltre” una piccola regola che oggi c’è, che ieri non c’era, e domani magari non ci sarà più.

Beh, lui ha dovuto fare “quello che è solidale” con i “suoi”.

Ho voluto sottolineare anche a lui che il certificato medico da me prodotto è un documento serio e da considerare (Dio non voglia che mia madre cada da quella scala, SINDACO!!!!). Ovviamente, da persona bene educata, mi ha promesso che “avrebbe visto che cosa di sarebbe potuto fare”. L’unica cosa è aspettare di trovare un altro defunto che abbia voglia di andare al 4° piano del cimitero, lasciando a me il piano inferiore a lui assegnato d’ufficio…..(qui i commenti li evito).

Oggi è l’8 agosto; ho cercato il Sindaco, che ovviamente non mi ha mai telefonato (perché non aveva novità…) dal primo di luglio. Ancora nulla. Mi vuole prendere per sfinimento? Come ho detto prima, non sono poi così scema.

Il loro gioco l’ho capito dal primo momento…ERGO…a San Cesario c’è una SIGNORA DITTATURA perché solo di questo si tratta.

Tu cittadino non esisti, stai zitto e fai quello che dico io (PERO’ PAGHI) perché “io” so cos’è giusto per te.

DOMANDA: ma quando la Giunta ha preso questa bella decisione, ha consultato i cittadini per sapere se a loro andava bene? Quanti di loro sono al corrente di questo “signor sopruso” nella vita e nei diritti del singolo? Quanti anni devo aspettare per ottenere ciò che insisto nel ritenere un mio diritto?

Signor Zanni, non le ho chiesto di commettere abusi edilizi, non l’ho corrotta con mazzette per fare cose illegali da galera! Le ho solo chiesto di venire incontro ad una donna di 83 anni che il 30 giugno ha perso tutta la sua vita. E non credo che il paese di San Cesario insorgerà contro di lei, se sposterà quel loculo un po’ più in basso (ricordandole che non ce lo date GRATIS, perché in quel caso…bisognerebbe tacere).

San Cesario sul Panaro, 8 agosto 2010
Marta Giberti