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A rischio la Casa della Salute? Qual è la vera verità sulla “nostra” sanità??

Appena due settimane fa l’assessore alla salute del Comune di Castelfranco, Nadia Manni, dichiarava ai cittadini per mezzo di un comunicato stampa: ““Continua il nostro impegno per la sanità locale, ospedale e servizi distrettuali, un impegno testimoniato dai risultati concreti ottenuti in questi anni, quali la sistemazione del tema emergenza-urgenza, l’inaugurazione del centro prelievi, del corridoio di accesso centrale dedicato alla Neuropsichiatria, fino alla sistemazione della Casa madre con il centro di salute mentale e la sistemazione del terzo piano di medicina. Ma viene confermato anche dai prossimi progetti, quali l’apertura del parco, il progetto della casa del volontariato sanitario, lo sviluppo della Casa della salute locale, lo sviluppo della terapia antalgica, con l’arrivo a breve del terzo medico….”””, proseguendo con l’anteprima del progetto di riqualificazione del parco dell’ospedale, atteso da anni ed ora finalmente possibile grazie ad un lauto contributo da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, allo scopo di creare un grande polmone verde al servizio della cittadinanza e anche dei bambini, sebbene circondi un ospedale (leggi http://www.lacarbonarablog.it/?p=29660).

Ma siamo proprio sicuri che la struttura che sarà circondata da questo parco giochi (o comunque parco pubblico) che adesso si chiama ancora “ospedale” resterà davvero tale, come ci è sempre stato detto (“L’ospedale non chiude, resta, anzi lo abbiamo addirittura potenziato…. Il pronto soccorso funziona 24 ore su 24… ecc. ecc.”), nonostante NOI poveri illusi cittadini – tacciati di dire falsità e di creare allarmismo tra la cittadinanza, anche raccogliendo delle firme assieme al gruppo “Cittadini per l’Ospedale” – abbiamo invece sempre messo in dubbio? (Documenti alla mano, anche la pubblicazione del libro che troverete in versione digitale sul lato sinistro del nostro blog: “L’Ospedale di Castelfranco Emilia – La storia vera”, di Roberto Tosi, edizioni La Carbonara, 2010).

Purtroppo ci dobbiamo “dare ragione da soli” e la cosa non ci consola affatto: ci piacerebbe affermare il contrario o che, semmai, fossimo smentiti con qualche CHIARA DICHIARAZIONE ISTITUZIONALE, impopolare, ma comprensibilmente CHIARA. Perché leggendo il quotidiano “La nuova Gazzetta di Modena” di oggi, 29 novembre 2013, Cronaca di Modena, pag. 12 (articolo originale qui allegato: cliccate sull’immagine per ingrandirla e leggerlO meglio, soprattutto l’ultima frase in cui si menziona le prospettive dubbiose su Castelfranco) le nostre convinzioni (da sempre sostenute, senza fare mai un passo indietro) iniziano a trovare qualche “riscontro” dall’alto (dalla Regione, ma non dal Comune).

Eppure la situazione non ci è ancora CHIARA… Ed è al Comune di Castelfranco (l’Istituzione più vicina ai cittadini di Castelfranco, anzi di tutto il distretto sanitario, finché c’è ancora questa distinzione tra Comuni, prima di “perderci” nell’UNIONE tra Comuni, Modena capofila) che rivolgiamo i nostri (e forse anche i vostri) dubbi…

Dall’articolo in questione si evince che ad ogni struttura della Regione Emilia Romagna è stata data una nuova “identità” nella rete: Ospedale o Casa della Salute. E a Castelfranco?? Non solo non è e nemmeno sarà più un ospedale (questo è sotto gli occhi di tutti, ma la speranza non muore mai…) e forse, probabilmente, non si capisce, non si sa, (nonostante i contrastanti proclami “rassicuranti”: leggi sopra la dichiarazione dell’assessore di non più di 15 giorni fa), NON SARA’ NEMMENO UNA CASA DELLA SALUTE!!!!

Di sicuro c’è solo la cornice (il parco), ma non il quadro (???). E il rischio di cui si parla nell’articolo è sinceramente un rischio vecchio, “già deciso 20 anni fa”, perché forse (forse) l’Ospedale di Castelfranco, con il suo bel parco pubblico, “potrebbe rientrare tra quei 25 ospedali che, su 61 in Regione, saranno trasformati in centri dedicati ai più anziani”…

Se così non sarà, ma allo stesso tempo la Regione Emilia Romagna non annovera il nostro Ospedale tra le Case della Salute di prossima costituzione e nemmeno tra le strutture da potenziare, allora cosa sarà? SI PUO’ SAPERE LA VERA VERITA’??!?! Capiamo che il periodo (pre-elettorale) non sia molto indicato per DIRE LA VERITA’ AI CITTADINI… Ma tanto ci arrivano lo stesso, i cittadini!!! Tanto vale dirla tutta, con onestà e coraggio (non abbiamo ragione di dire che manchi ai nostri amministratori, quindi…) a chi – purtroppo – ha bisogno di questi essenziali SERVIZI BASE IN UNA CITTA’ (perché tale sarebbe Castelfranco Emilia, una città).

Dite la verità ai cittadini, semmai usando un certo tatto, anche e soprattutto se si va verso il rinnovo del governo locale e verso l’accorpamento di Comuni, o comunque, se vogliamo chiamarla in un altro modo, verso l’Unione tra i Comuni del Distretto con la città di Modena che conserva i suoi due Ospedali anche “per noi” e che – pare – sarà la panacea a tutti i mali, per la Sicurezza (lo abbiamo sentito dire chiaramente ieri, nel corso dell’incontro pubblico con il Prefetto, Questore, comandante Provinciale dell’Arma, sindaco di Castelfranco e assessori di due Comuni Vicini), ma anche per quelli della Sanità. E chi se ne importa se il pesce grande mangerà il pesce piccolo o se ci perderemo nei freddi meandri burocratici dell’Unione!!! Vabbé, non divaghiamo… Quella dell’Unione è un’altra storia, collegata, ma ancora troppo NUOVA… Torniamo quindi al vecchio argomento OSPEDALE e all’articolo odierno della Gazzetta che ci “svela” le incertezze per Castelfranco (e solo per Castelfranco!!!), che ognuno potrà commentare come crede, magari anche spiegandocelo… perché noi abbiamo capito una cosa sola: che l’Ospedale di Castelfranco Emilia diventerà né più né meno che un CRONICARIO. Ma speriamo di sbagliarci…

Ecco il testo dell’articolo della Gazzetta di oggi (che per intero potrete leggere nella foto):

SANITA’: CONTI E SERVIZI ANCORA EQUILIBRATI MA I TAGLI CRESCONO

La Regione: garantita l’offerta pur con 260 milioni in meno. Intanto esce il bando Ausl per la nuova Casa della Salute

“Chiudiamo anche il 2013 in equilibrio e senza aver ridotto l’offerta di servizi. Un risultato non scontato nell’anno più difficile, con tagli che hanno toccato i 260 milioni di euro”.

L’assessore regionale alle Politiche per la salute Carlo Lusenti sintetizza così la situazione della Sanità in Emilia Romagna nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questo pomeriggio in Regione per fare il punto su obiettivi, progetti e linee strategiche del Servizio sanitario regionale, cui hanno partecipato anche il sottosegretario alla Presidenza della Giunta Alfredo Bertelli e il direttore generale alla Sanità e Politiche sociali Tiziano Carradori.

“Il sistema regionale ha dimostrato di reggere nelle situazioni peggiori – ha detto l’assessore – ma non è tutto. Abbiamo una chiara visione di sviluppo, innovazione e crescita su cui avvieremo, come sempre, un confronto con tutti i soggetti, per concretizzare i progetti e continuare a dare le risposte ai bisogni dei cittadini”.

Tre i punti centrali su cui si concentrerà la Regione: una rete ospedaliera sempre più adeguata ai cambiamenti; un sistema di cure primarie organizzato ed efficiente; una forte rete logistica di supporto trasversale che affianchi e rafforzi il sistema dei servizi sanitari.

Per quanto riguarda le cifre relative alla spesa sanitaria pro-capite lorda, nel periodo 2001-2011 questa ha registrato un tasso medio di crescita del 3,1% inferiore all’aumento della media nazionale che è stata del 3,3%. In crescita, invece, il dato delle persone assistite a domicilio in Emilia Romagna che nel 2012 sono state oltre 97 mila e sono quasi raddoppiate rispetto al 2011.

Al centro del percorso di ridefinizione dei servizi territoriali ci sono poi le Case della Salute: 55 quelle già attive a novembre di quest’anno. (….)

(…) Su scala regionale chiuderebbero 25 ospedali su 61 e verrebbero trasformati in centri dedicati ai più anziani. A Modena, a dire il vero, la rivoluzione è già iniziata da tempo e si chiama PAL, Piano Attuativo Locale. Nella nostra provincia, che ha un bacino d’utenza di 690 mila residenti, l’Azienda USL prevede la realizzazione di diverse Case della Salute. Finora sono state inaugurate le strutture a Bomporto, Finale Emilia, Pievepelago, Montefiorino e la prima sede di Novi di Modena. Entro la fine dell’anno, inoltre, è prevista l’attivazione della “Casa della Salute” di Fanano. Anche a Modena è appena uscito il bando della Casa della salute e si cerca un immobile adatto. Resterebbero con la qualifica di ospedale le strutture di Modena, Policlinico ed ex Sant’Agostino, Sassuolo, Mirandola, Carpi, Pavullo e Vignola. Alla luce dei parametri indicati, potrebbe essere a rischio invece Castelfranco Emilia che già a suo tempo era stato contemplato come Casa della Salute.

Sì, avete letto bene:

“””Alla luce dei parametri indicati, potrebbe essere a rischio invece Castelfranco Emilia che già a suo tempo era stato contemplato come Casa della Salute”””.

Che cosa significa?

Noi una “chiara visione di sviluppo” non ce l’abbiamo, con questi parametri, nel distretto di Castelfranco, ma siamo disponibili ad accogliere qualunque informazione che ce la chiarisca, per capirla e magari accettarla. Grazie.

Perché proprio non riusciamo a spiegarcela, se guardiamo velocemente alla storia del nostro Ospedale…

…Quando, dalla fine degli anni ’60 al 1980, l’Ospedale di Castelfranco Emilia aveva 220 posti letto per acuti (nel 1969, solo la Chirurgia disponeva di 135 letti), con una capacità ricettiva di 300 posti letto. Nel 1986 chiude Ostetricia e Ginecologia (taglio netto di 27 letti), si passa poi a 157 letti nel 1989, a 148 nel 1993, a 134 nel 1994, a 125 nel 1996, fino scendere a quei 97 letti dettati dalla rimodulazione della rete ospedaliera del 1997, per lo più destinati alla lungodegenza… Sparisce la sezione di Pediatria, Urologia viene promessa ma mai realizzata, la ristrutturazione del Pronto Soccorso (1995) viene prorogata e mai effettuata, i servizi autonomi di cardiologia e anestesia passano a Baggiovara, i medici se ne vanno, il personale è demotivato, ma “non parla”…

Un Ospedale che fino al 1996 fatturava 15 miliardi di lire, l’unico nella Provincia con un parco di 10 mila metri quadrati (ora ceduto, per un altro “scambio”, alla proprietà pubblica), che disponeva dei luminari più accreditati, di tre reparti in condizioni ottimali (Medicina, Ortopedia, Chirurgia), di quattro servizi (Radiologia, Anestesia, Laboratorio analisi, Cardiologia), di 28 medici operativi…

Un Ospedale che registrava 6.587 ricoveri per tutto il distretto sanitario n° 7 (sei Comuni con un bacino di utenza di 70.000 unità) e il Pronto Soccorso (degno di questo nome) erogava 14.504 prestazioni (di cui 12.271 senza ricovero): l’Ospedale di Castelfranco Emilia, in Provincia, era al primo posto per produttività, efficienza ed efficacia. Era considerato un “gioiellino”.

E adesso?

Adesso non è né un Ospedale di prossimità, né una Casa della Salute, forse un GRANDE CRONICARIO con un parco giochi attorno. O forse nemmeno questo. Ha 50 posti letto (30 per acuti – soprattutto in day hospital – e 20 per lungodegenza-riabilitazione), non ha più la Riabilitazione Cardiologica (trasferita a Baggiovara) e la day surgery è stata declassata a piccola chirurgia ambulatoriale; non ha nemmeno un pronto soccorso, ma un punto di primo intervento che nel 2007 (nonostante 9.000 firme contrarie) è stato chiuso di notte (anche se apparentemente funziona 24 ore su 24, ma gestito da guardie mediche e volontari, senza alcun reparto traumatologico dietro). E i programmi cambiano a seconda di come tira il vento… I politici fanno le loro campagne elettorali SULLA PELLE DEGLI ELETTORI, dei cittadini. Questa è l’unica certezza, come di certo sappiamo che da 20 anni l’Ospedale è un condannato a morte… sacrificato sull’altare di BAGGIOVARA, lo sanno tutti, anche chi ha firmato la sua fine con il primo PAL e chi continua con questa politica senza MODIFICARE UNA VIRGOLA, firmando il secondo PAL.

L’Ospedale di Castelfranco è stato barattato per la costruzione dell’Ospedale di Baggiovara, a 9 km dal Policlinico e a 8 km da Sassuolo, “perché in quel terreno si doveva fare”, con circa 700 posti letto, dove negli anni avrebbero dovuto confluire tutti i traumi e le emergenze del territorio, come infatti è stato. E che ha richiesto molte risorse economiche, più del previsto (è stato costruito dopo 13 anni dalla sua progettazione, inaugurato nel 2005 e finora sono stati spesi 230 miliardi di euro pur non essendo ancora terminato!). Perciò gli utili dell’Ospedale di Castelfranco non sono mai stati utilizzati per potenziare se stesso, come sarebbe stato logico, ma per ripianare gli enormi buchi di debito di tutta la Sanità e di questo ospedale privilegiato dalla politica (Baggiovara, per l’appunto).

Rispolverare LA STORIA non fa mai male…

Il 14 ottobre 2011 (in questa legislatura) i 47 sindaci della provincia di Modena hanno approvato il nuovo PAL 2011-2013 con valenza decennale, i cui “tavoli” erano iniziati nel 2005 (medici, professionisti della sanità, dicono però di non essere stati consultati…). Il percorso è iniziato e si è concluso, discusso solo nei consigli comunali, sulle pagine dei giornali o a colpi di manifesti e volantini, mai in un confronto diretto con i cittadini, seppure richiesto, anche dalla sottoscritta.

Il rischio di cui si parla oggi, nel 2013 (quasi 2014), non è altro che l’attuazione di quel RISCHIO chiaramente accettato 21 anni fa, quando il 30/12/1992 l’amministrazione comunale di allora, ma dello stesso partito di ora (sindaco Fausto Galetti), autorizzò con una firma ciò che in effetti ora si sta concretizzando e cioè la riconversione dell’Ospedale di Castelfranco per finanziare la costruzione dell’Ospedale di Baggiovara (così recitava la delibera: “la riconversione come previsto dell’Ospedale di Castelfranco, con la possibilità di effettuare attività di riabilitazione, attività specialistica ambulatoriale da associare ad una qualificata presenza di Medicina Generale di Gruppo e realizzando una condizione ottimale di “Centro Cure Primarie”. Cioè una Casa della Salute + Casa di riposo, senza reparti ospedalieri, senza la cura “del trauma”).

Il PAL 1997-99 prevedeva l’inesorabile crollo dei letti al di sotto dei 100 (97, per la precisione), per permettere poi – tempo al tempo – la sua RICONVERSIONE, autorizzata quindi 20 anni fa dal sindaco Galetti e trasmessa in “eredità” ai successivi sindaci (prima Graziosi, poi Reggianini). Un’eredità, a quanto risulta, accettata in pieno.

Contestualmente all’approvazione del secondo PAL, tra Castelfranco e San Cesario sorse due anni fa un gruppo spontaneo di cittadini che in sole due settimane raccolse 4.250 firme di cittadini, sostenuto anche dal nostro blog e da una pagina facebook (Salviamo l’Ospedale di Castelfranco Emilia) per avere un’automedica e un’ambulanza, il ritorno dei reparti ospedalieri tolti, il mantenimento della riabilitazione cardiologica e un pronto soccorso aperto anche la notte (non un punto di primo intervento), se è vero che la difesa della salute è un diritto dei cittadini e un dovere per gli amministratori. Anche questa volta, come in passato, la voce dei cittadini non è stata ascoltata. Gli operatori sanitari continuano ad essere frustrati, amareggiati e “non possono parlare”, i cittadini sono delusi, scoraggiati, traditi. C’è molta rassegnazione: una sconfitta per tutti, una sconfitta della democrazia.

L’argomento “Ospedale”, a Castelfranco Emilia, è un rimorso per i politici di questo centro-sinistra da sempre al governo della città (perché le scelte in campo sanitario sono politiche) e un rimpianto per i cittadini che un secolo fa contribuirono (di tasca propria) alla sua costruzione, in pieno centro storico. L’Ospedale di Castelfranco è nato grazie alle libere offerte dei cittadini di Castelfranco (all’ingresso c’è una lapide che riporta tutte le sottoscrizioni), ma negli anni è stato “venduto” da altri. Ai cittadini non è stato chiesto alcun permesso…

Indietro non si può tornare, ma si può “spezzare la catena”. Chi avrebbe potuto farlo, in 20 anni, fino ad ora non l’ha fatto.

Noi possiamo parlarne, finché ci sarà consentito parlare… Solo questo, ancora, possiamo fare.

Chiediamo quindi, pubblicamente, CHIARIMENTI sul futuro dell’Ospedale di Castelfranco all’assessore alla Sanità di Castelfranco Emilia, Nadia Manni, o al sindaco di Castelfranco Emilia, Stefano Reggianini, se vorranno risponderci.

Nell’attesa, mentre noi NON ABBIAMO CAPITO COSA SARA’ DI NOI, a Modena si compie il primo passo per la sua Casa della Salute.

Riceviamo e pubblichiamo:

CASA DELLA SALUTE A MODENA: PUBBLICATO IL BANDO PER L’INDIVIDUAZIONE DI UN EDIFICIO IDONEO. L’area in cui sorgerà dovrà trovarsi a nella zona a nord est della città. Per presentare le offerte c’è tempo fino al 23 dicembre

Prosegue anche nella provincia di Modena il programma di realizzazione delle Case della salute, strutture che stanno progressivamente diventando un nuovo punto di riferimento per la salute dei cittadini, in quanto pensate come luoghi ai quali rivolgersi in ogni momento della giornata per avere una risposta competente ai diversi bisogni di assistenza che non richiedono il ricorso all’ospedale. Si tratta in particolare di strutture sanitarie e socio-sanitarie, dove i servizi di assistenza primaria s’integrano con quelli specialistici, ospedalieri, della sanità pubblica, della salute mentale e con i servizi sociali e del volontariato.

“È importante ricordare che la Casa della Salute non è solo un luogo fisico, ma un nuovo modo di lavorare. All’interno di queste strutture lavorano in modo integrato diversi professionisti: medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, ostetriche e assistenti sociali. La Casa della Salute diventa così il punto di riferimento per i cittadini sul territorio per quanto riguarda “la salute” in senso ampio, dalla promozione della salute tramite lo sviluppo di sani stili di vita, alla presa in carico integrata di patologie croniche e della non autosufficienza, fino alla gestione dell’emergenza-urgenza” ha ricordato il direttore del distretto di Modena, Francesca Novaco.

In particolare in questa fase, con la pubblicazione del bando, l’Azienda USL informa che intende acquistare un edificio che diventerà la sede della Casa della Salute di Modena. Con la pubblicazione del bando, in linea con quanto previsto dalle linee di indirizzo della Regione Emilia-Romagna e dal Piano Attuativo Locale, si avvia il progetto per la realizzazione della struttura.

Nel bando sono specificate le caratteristiche dell’immobile che deve essere già predisposto o facilmente trasformabile in una struttura che possa accogliere attività di natura sanitaria. L’immobile deve essere ubicato nella zona Nord Est del comune di Modena (circoscrizione 2), avere una superficie di circa 2.800-3.000 metri quadri, disporre di un agevole collegamento con le principali vie di comunicazione, dotato di buona accessibilità ed essere adeguatamente servito dai mezzi pubblici.

La Casa della Salute sarà di dimensioni medie, in grado di ospitare un nucleo di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, integrati con le funzioni sanitarie di cure primarie (consultorio familiare, pediatria di comunità, assistenza domiciliare, centro di diabetologia, ambulatori specialistici, continuità assistenziale).

Per presentare le offerte c’è tempo fino al 23 dicembre. Il bando è reperibile sul sito internet dell’Azienda USL di Modena www.ausl.mo.it (sezione Appalti e Gare). Per informazioni è possibile contattare il Settore Procedure e Gare del Servizio Tecnico Aziendale (telefono 059.435715, fax 059.435695, email sat@ausl.mo.it).

Casa della Salute: situazione aggiornata al 28 novembre, in provincia di Modena

Nella provincia di Modena, che ha un bacino d’utenza di 690mila residenti, l’Azienda USL ha già attivato cinque “Case della Salute”: a Finale Emilia (il primo stralcio), Alto Frignano (Pievepelago, Fiumalbo e Riolunato), Rovereto di Novi, Valli Dolo Dragone e Secchia (Montefiorino, Prignano, Palagano e Frassinoro) e Bomporto.

La “Casa della salute” concentra al suo interno, in uno stesso spazio fisico, l’erogazione di diverse prestazioni socio-sanitarie, favorendo – attraverso la contiguità dei servizi e degli operatori – l’integrazione dei vari livelli assistenziali e diventando, in questo modo, una struttura di riferimento territoriale per l’insieme delle ‘cure primarie’.

Con la “Casa della Salute” si rafforza anche l’integrazione con l’ospedale, soprattutto in relazione alle dimissioni protette del paziente e migliora la presa in carico integrata dei pazienti affetti da patologie croniche. Nella “Casa della Salute”, inoltre, si sviluppano programmi di prevenzione rivolti al singolo, alla comunità ma anche a un ‘target’ specifico di popolazione, promuovendo e valorizzando, tra l’altro, la partecipazione attiva dei cittadini. In una logica di integrazione istituzionale e organizzativa, la “Casa della Salute” svolge dunque la funzione di aggregazionesul territorio.

La realizzazione delle “Case della Salute” rappresenta un vero cambiamento nell’organizzazione dell’assistenza primaria. Con questo nuovo modello organizzativo si vuole rafforzare il ruolo clinico e la titolarità della funzione di governo clinico dei medici di medicina generale, valorizzando gli infermieri per quel che attiene le attività di presa in carico, counselling, assistenza, accompagnamento nei percorsi, adesione alla terapia.

Si dice quel che è stato fatto, ma non quel che si farà. E Castelfranco è solo il “puntino” più vicino a Modena nella mappa delle Case della Salute. Il più grande e il più vicino a Modena. Troppo vicino.